“L’Italia deve stare unita e batterà la crisi”

Cristiana Barbatelli vive a Shanghai da 35 anni. È socia di due aziende e racconta come sono stati i giorni della crisi e cosa sta succedendo in Cina. "Il paese uscirà più forte e più determinato"

Generico 2018

Lavora in Cina da oltre 35 anni. Un forte legame con Varese dove vive parte della sua famiglia. Cristiana Barbatelli è socia e amministratore di due aziende, una di consulenza di direzione e una di comunicazione digitale, entrambe participate dal Gruppo Ambrosetti.

È rientrata a Shanghai, una delle sedi delle società insieme a Milano, proprio quando si stava per chiudere lo spazio aereo con la Cina. L’abbiamo sentita diverse volte durante questi giorni, e ora Cristiana racconta cosa sta succedendo nella grande metropoli della Cina.

Perché ha deciso di rientrare a Shanghai?

«Ho scelto di stare con i miei colleghi, vivere con loro questa crisi, dare loro anche il mio coraggio e la mia speranza. Ho vissuto giorno per giorno l’epidemia ed i numeri che si sono succeduti dal 25 Gennaio ad oggi».

Come è stato il rientro?

«La situazione era molto difficile e pesante. Le ferie del Capodanno Cinese sono state estese fino al 10 febbraio data in cui avremmo dovuto ritornare al lavoro. In realtà questo è stato soggetto ad una procedura molto stringente con diverse  misure cautelative e di emergenza, norme e protocolli di igiene da seguire in ufficio . Ci hanno autorizzato il 12 Febbraio, con la condizione che tutti quelli che fisicamente si fossero recati in ufficio, tramite un’applicazione telematica, avrebbero dovuto dimostrare che avevano già trascorso 14 giorni a Shanghai e dunque avevano idealmente completato la “ quarantena” nel caso rientrassero da altre località».

Prima di quella data cosa potevate fare?

«Le prime due settimane dopo le ferie di Capodanno cinese sono state molto tristi. Eravamo stati invitati a stare in casa il più possibile, limitare le uscite e i contatti con altre persone. Ovviamente dovevamo indossare sempre la mascherina e i guanti monouso. L’ho fatto. Sono stata in casa e uscivo solo per fare qualche acquisto alimentare. Ho letto, lavorato da remoto, visto molti film, cucinato. Sono abituata ad una vita sociale intensa, visto che oltre agli impegni professionali, cinque anni fa a Shanghai ho creato il “Salotto con Vista “, un club culturale con i manager delle aziende italiane. Ci si incontra a casa mia per confrontarci su temi culturali e sociali. Beh anche il Salotto “fisico”ha dovuto trasformarsi in un salotto digitale attraverso il Gruppo wechat sul quale ci si confrontava con le nostre idee, le nostre paure e le speranze. Questo ci ha tenuto vivi e insieme: ci siamo parlati, abbiamo riso, ci siamo scambiati informazioni e ipotesi».

Come era Shanghai?

«Fuori le città si sono svuotate. Alle sei di sera era tutto chiuso. Ho girato in bicicletta per giorni in una città vuota. Ho fatto foto alle strade e agli alberi. Sulle strade non c’erano esseri umani».

Come hanno reagito i cinesi?

«Una disciplina magnifica, una coerenza e una serietà dimostrata da un popolo che ha ricorso alla vera sua forza, quella dell’unità nazionale, della speranza comune per il raggiungimento di un risultato».

Che tipo di controlli venivano fatti?

«Chiusi nei nostri complessi residenziali, o nelle strade con i cancelli, ci hanno misurato la temperature in entrata ed in uscita da casa e in ufficio. Ogni negozio dove entri a fare la spesa è dotato di un misuratore di temperature. E non puoi avvicinarti al bancone se non indossi la mascherina».

Come va adesso?

«Dall’ultimo fine settimana le cose sono migliorate. Almeno qui a Shanghai. Qualche ristorante e qualche negozio ha riaperto. Noi lavoriamo in ufficio con la mascherina, proviamo la temperatura due volte al giorno. Le pulsantiere degli ascensori sono coperte di plastica che viene sostituita ogni due ore. Spruzziamo disinfettante in continuazione. Il personale medico sanitario di quartiere controlla i nostri uffici. Sono rimasta per capire. E per vedere la rinascita».

Come vede il futuro della Cina dopo una simile crisi?

«Passata attraverso la SARS diciassette anni fa non ho dubbi. La Cina supererà questa crisi e batterà il virus, ci vorranno mesi, ma ce la farà. E noi con la Cina».

E l’Italia?

«A chi mi chiede quale sarà l’impatto economico di questa crisi, io rispondo, che dovremo fare ricorso alle doti tutte italiane di adattabilità e ingegno. Dovremo fare in modo di trovare nuove soluzioni per il lavoro e nuovi modelli di business che funzionino in futuro anche in condizioni come quelle di oggi, dove fra una città ed un’altra ancora non si circola, dove i flussi di merci non sono in movimento, dove la catena della fornitura di tanti settori industriali è interrotta, dove forse molte aziende intermedie scompariranno e falliranno».

Come saranno le relazioni tra i nostri paesi?

«L’economia ripartirà veloce al termine dell’epidemia e noi con questa spinta in grande velocità andremo veloci, e vinceremo le nostre paure, le esitazioni dei clienti e le nostre. Molti operatori, decideranno di lasciare il paese, certo, ma altri più audaci decideranno di investire di più e di crederci e prendere appieno le opportunità. Anche io ci credo, da qui non vado via. Resto con la Cina».

Che consigli si sente di dare all’Italia?

«L’Italia, oggi che la crisi del virus impatta di colpo sul nostro paese e sulla nostra vita, deve ricorrere alle stesse risorse che il popolo cinese ha utilizzato per stare compatto, credere nel risultato finale e battere il virus. La disciplina di un popolo, e la motivazione comune porta ad un coaguolo di speranze e di positività. Porta al raggiungimento dell’obiettivo comune. Sono certa che se si farà così, anche da noi questo incubo, finirà».

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 25 Febbraio 2020
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