Addio a Gianni Mura, maestro di giornalismo

Milanese, 74 anni, è morto a Senigallia per un infarto. Firma storica di "Repubblica" ha raccontato in modo magistrale numerose edizioni del Tour de France oltre a tanto altro sport

gianni mura

Un attacco cardiaco improvviso ci ha privati di Gianni Mura, morto nella mattina del primo giorno di primavera all’ospedale di Senigallia (in provincia di Ancona), dove era stato trasportato d’urgenza in seguito al malore.

Nato a Milano, 74 anni, Mura è una leggenda del giornalismo, in particolare di quello sportivo. Barba folta, poco curata a differenza delle parole usate in ogni circostanza, scritta o parlata con una voce calda, piuttosto lenta, inconfondibile anche negli interventi radiofonici. (foto: Wikipedia / Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia)

Dopo gli inizi alla Gazzetta dello Sport e la collaborazione con altre testate, divenne nel 1976 una firma di Repubblica. Per il quotidiano romano ha raccontato da inviato numerose edizioni del Tour de France, l’evento nel quale – forse – dava il meglio di sé grazie alla sua profonda capacità di descrivere non solo la cronaca ciclistica ma anche tutto quanto concorre a rendere interessante una corsa. Dalle storie degli atleti – anche quelli misconosciuti, eroi di giornata nel bene o nel male – ai paesaggi e ai territori attraversati fino, e qui c’era davvero il tocco del maestro, al contorno enogastronomico di cui Mura era allo stesso tempo cultore e cantore. Nella scia di un altro Gianni che con lui aveva lavorato, Brera.

Sarebbe però ingiusto ridurre il lavoro di Mura alle tre settimane del Tour: il giornalista milanese ha sempre dedicato grande attenzione al mondo dello sport in generale, con ciclismo e calcio in primo piano, ma anche alle vicende sociali dell’Italia dell’ultimo mezzo secolo.

Inoltre Mura ha all’attivo anche un’interessante attività di scrittore: nel 2007, per esempio, vinse il Premio Grinzane-Cavour con “Giallo su giallo”, un romanzo (giallo, per l’appunto) ambientato all’interno della carovana del Tour de France che così bene conosceva. Sempre sulla corsa transalpina ha scritto l’anno seguente “La fiamma rossa – Storie e strade dei miei Tour”.

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 21 Marzo 2020
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