La lettera di Confindustria al Premier Conte

Cinque richieste da parte dell'associazione degli industriali. "Per determinare le aziende coinvolte usate i codici Ateco

vincenzo boccia

Pubblichiamo la lettera integrale che Vincenzo Boccia, presidente nazionale di Confindustria ha inviato al Premier Giuseppe Conte.

Gentile Presidente,

stiamo affrontando con senso di responsabilità la decisione assunta ieri dal Governo di ampliare il perimetro delle misure di contenimento alla sospensione delle attività produttive.

Come potrà immaginare, riceviamo in queste ore centinaia di sollecitazioni dalla nostra base associativa, cui stiamo offrendo tutto il supporto possibile, in linea con le informazioni disponibili e il confronto avuto ieri sera, di cui torno a ringraziarLa. In questo contesto, mi preme ribadire l’esigenza di contemperare la “stretta” decisa ieri con alcune esigenze prioritarie del mondo produttivo.

In particolare, i punti essenziali che sottopongo alla Sua attenzione, alcuni dei quali già anticipati nel corso della riunione di ieri e ai Ministri competenti, sono i seguenti:

1. una disposizione di carattere generale, che consenta la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano, però, funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali;

2. un’analoga disposizione che consenta la prosecuzione di quelle attività che non possono essere interrotte per ragioni tecniche (ad esempio, quelle riguardanti gli impianti a ciclo continuo e a rischio incidente), pena altrimenti un pregiudizio alla funzionalità dei relativi impianti produttivi, nonché la continuità di quelle strategiche per la produzione nazionale;

3. l’esigenza che la prosecuzione di tali attività possa essere garantita mediante il ricorso a una procedura amministrativa molto semplificata, che faccia leva su un’attestazione del richiedente e su meccanismi di controllo ex post da parte delle Autorità competenti;

4. la necessità di far salve tutte quelle attività di natura manutentiva (e le relative produzioni), legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere in efficienza macchinari e impianti, in modo da non pregiudicare la capacità degli stessi di poter essere riattivati alla ripresa delle attività; analoga necessità riguarda la prosecuzione delle attività di vigilanza di attività e strutture oggetto del blocco;

5. assicurare alle attività e strutture appena citate i tempi tecnici necessari dall’entrata in vigore del provvedimento, a concludere le lavorazioni in corso, ricevere materiali e ordinativi già in viaggio verso i siti produttivi, consegnare quanto già prodotto e destinato ai clienti.

Infine, ma non certo in ordine di importanza, è indispensabile garantire flessibilità nell’individuazione delle attività essenziali mediante il meccanismo dei Codici ATECO, che se ben si addice alle attività commerciali, non si presta invece in modo efficace – anche perché alcune definizioni sono ormai risalenti nel tempo – a definire i confini e le caratteristiche delle attività industriali.

In proposito, sono necessari almeno due accorgimenti:

1. assicurare la possibilità, mediante un provvedimento ministeriale successivo al DPCM o con un’altra modalità estremamente “snella”, di ampliare o precisare i codici esclusi dal blocco;

2. in ogni caso, far riferimento non solo ai singoli codici ma alle macro-classi e alle note esplicative della tabella ATECO 2007, note nelle quali sono indicate con maggior dettaglio molte produzioni rilevanti.

Sarà determinante, inoltre, sciogliere immediatamente il nodo del credito e più in generale della liquidità, come anticipato ieri, per evitare che questa situazione produca conseguenze irreversibili per le imprese e che gli imprenditori perdano la speranza nella futura prosecuzione delle attività.

Già oggi percepiamo la gravità dell’impatto sulla liquidità che le imprese tutte – piccole, medie e grandi – stanno già subendo per le misure annunciate. Occorre poi preservare l’operatività delle imprese che fanno parte delle filiere internazionali. Così come sarà importante valutare i necessari provvedimenti relativi all’operatività della Borsa e del mercato finanziario per evitare impatti negativi sulle nostre società quotate.

Per tutte queste ragioni, è fondamentale, considerare le proposte di Confindustria che Le abbiamo anticipato con il documento del 20 marzo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 Marzo 2020
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