Ce la faremo insieme. Buona Pasqua

La nostra Pasqua sarà lunga quest’anno. Un attesa lunga almeno fino ai primi di maggio per sapere gli sviluppi della pandemia e l’avvio della Fase 2. E mai come ora la metafora del rito di passaggio assume un significato tanto profondo

Colomba - foto di Maria Marinella

La nostra Pasqua sarà lunga quest’anno. Un attesa lunga almeno fino ai primi di maggio per sapere gli sviluppi della pandemia e l’avvio della Fase 2. E mai come ora la metafora del rito di passaggio assume un significato tanto profondo.

La Pasqua per i credenti è il momento più importante di tutto l’anno. La resurrezione salva l’umanità dopo che Cristo si è caricato di tutti i peccati e le sofferenze del mondo. Papa Francesco lo ha descritto bene quando ha detto che quella croce ora è rappresentata dalle tante persone che non ce l’hanno fatta. Dai numerosi (troppi) sanitari e religiosi che hanno dato la vita per stare vicino e avere cura degli ammalati.

A tutti loro, ai familiari e ai cari che stanno vivendo con profondo dolore questi giorni va tutta la nostra vicinanza.

La solidarietà è uno degli aspetti più straordinari di questi tempi difficili. È un fiorire di iniziative semplici e altre più concrete con grandi e piccole donazioni. Non sono solo quelle più note e cospicue, ma anche tante nate dal basso, da piccoli gruppi informali, da ragazzi che hanno dedicato tempo per raccogliere fondi per gli ospedali.

Ieri sera una donna senegalese mi chiedeva come vedevo il futuro prossimo. Lei, con suo marito vivono qui da un decennio. Hanno due bambini piccoli e guardano con attenzione a cosa succede nel loro paese dove hanno le loro famiglie di origine, ma ancora di più alla nostra Italia. Nostra nel senso di tutti noi, perché loro se ne sentono parte e hanno gratitudine malgrado siano ancora visti con diffidenza da tante persone. Ha finito di parlarmi dicendo: “Siamo vicini all’inizio del Ramadan e pregheremo Dio perché tutto questo finisca”.

Ci sarà tempo per capire cosa si potesse fare di meglio. Se tutta questa sofferenza sia stata causata anche da scelte sbagliate, da modelli non proprio eccellenti. Ora però serve tutta l’energia possibile per uscire dalla situazione difficile che stiamo vivendo. Una energia che non guardi ai soli aspetti materiali, a riprendere a correre come niente fosse, perché questo non sarà possibile e anche poco auspicabile.

Un essere invisibile ci ha mostrato tutta la nostra fragilità. Superarla richiede di sentirla, guardarla e accoglierla. È difficile, ma qualsiasi rito di passaggio parte da qui. Anche dentro la crisi più nera che è ben rappresentata dalle parole dure di Gesù: “Padre perché mi hai abbandonato”.

In questi giorni non siamo stati solo abbandonati, ma tanti gesti hanno accolto, curato, anche guarito. Ai sanitari va tutta la nostra gratitudine. Insieme a loro però va ad ognuno di noi ogni volta che abbiamo avuto un gesto di cura verso l’altro.

È tutto in un passo del Vangelo di Matteo.

«Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi».

Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?».

E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».

Ce la faremo, insieme.

Tanti auguri a tutti noi

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 12 Aprile 2020
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