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Da Malpensa alla strada, la senzatetto che vaga per Gallarate

Invisibili per certi versi, da un altro punto di vista conosciutissimi, i senzatetto di Malpensa si sono dispersi. Tra loro anche una donna che ora si muove in zona Gallarate

Generico 2018

Invisibili per certi versi, da un altro punto di vista conosciutissimi, i senzatetto di Malpensa si sono dispersi, dopo che il Terminal 1 è stato chiuso e ora che i passaggi di persone all’aeroporto sono pochissimi.

Pochissimi vivono ancora in aeroporto (aiutati dai dipendenti aeroportuali, dall’associazionismo e dalla Polizia Locale Ferno-Lonate), mentre altri si sono spostati. I più verso Milano, che ha strutture stabili e organizzate, anche nel periodo di lockdown totale che è appena passato.

Altri sono rimasti in zona. Negli ultimi giorni molti hanno incrociato a Gallarate una donna sessantenne, originaria del Sud Italia, che da tempo viveva a Malpensa e che successivamente si è mossa tra Gallarate e Rho.

Lunedì era in stazione, alla banchina del binario 5, e ha avuto un malore, è stata soccorsa dal 118 e dalla Polfer (nella foto che apre l’articolo), che hanno provveduto a tutelare anche il bagaglio di borse, sacchi e trolley con cui gira e in cui ha tutti i suoi poveri averi.
Nella mattina di martedì ha inscenato una sorta di protesta, bloccando il traffico in zona ospedale, tra via Cantoni e via Bonomi. Alla sera si è accampata vicino all’ingresso dell’ospedale. Mercoledì mattina è stata nuovamente monitorata da Polizia di Stato e Polizia Locale di Gallarate.

La donna sta fisicamente bene, non vuole aiuto da altri e, al di là di alcune intemperanze, è considerata capace di intendere e di volere. La situazione è stata segnalata anche ai servizi sociali del Comune e viene monitorata.

Resta una vicenda di solitudine, di una persona che forse ha perso anche quel poco di legami che la vita in aeroporto garantiva: all’interno dello scalo infatti non manca anche una certa solidarietà da parte di chi lavora a Malpensa, così che anche i senzatetto hanno un nome o un soprannome, qualcuno che almeno può rivolgere loro un po’ di attenzione, prima ancora che aiuti materiali.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 13 Maggio 2020
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