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I navigli saranno le strade della nuova Milano post-Covid

Il progetto Sware, finanziato dall’Unione Europea, guarda a un nuovo sviluppo delle città che tenga conto delle proprie risorse naturali e culturali. A partire dalle vie d’acqua, passando per le foreste urbane

fase 2 canale villoresi naviglio grande

Si è parlato spesso durante questi mesi di un ripensamento delle città e delle sue risorse. Il Comune di Milano, con Sware – un progetto finanziato dalla Commissione Europea con il programma Interreg insieme a sei partner internazionali – ci ha lavorato per tre anni, insieme a Città Metropolitana di Milano (l’ex provincia). Uno studio approfondito per pensare a uno sviluppo sostenibile delle città e delle regioni – in particolare quelle caratterizzate da vie d’acqua interne – che è arrivato al termine.

Due conferenze, nel mattino e nel pomeriggio di giovedì 8 ottobre, hanno presentato il lavoro svolto e le idee che ne sono derivate. Sulle vie d’acqua, chiamate anche infrastrutture verdi e blu, è intervenuto Giancarlo Leoni, consigliere dell’Unione Navigazione Interna Italiana.

“Da anni – ha affermato – stiamo cercando di porre all’attenzione della politica l’importanza di avere una strategia sulla navigazione interna, un tema che è stato trascurato per troppo tempo: ci sono autostrade d’acqua che vanno da Casale Monferrato e passano per Pavia, Piacenza; una rete importante che collega diversi bacini e si collega anche a Milano. La nostra Unione ha recentemente chiesto al governo di inserire nei progetti del Recovery Fund la risoluzione di diversi colli di bottiglia nel collegamento per vie d’acqua tra Milano e Pavia, che potrebbe dare una grande spinta al turismo. Ci sono diverse progettazioni che riguardano il Naviglio Pavese, ma anche il consorzio Villoresi”.

Il tema delle vie d’acqua e la loro valorizzazione è stato recentemente ripreso da alcuni cittadini dell’Altomilanese impegnati in politica, con la creazione dei ‘Custodi delle vie d’acqua’, un’associazione che intende promuovere la riscoperta dei canali che attraversano i comuni di Turbigo, Castano Primo, Robecchetto con Induno (il Naviglio Grande e il canale Villoresi).

“Collegare Milano con il Po – ha aggiunto Leoni – permetterebbe di avere una continuità nelle vie d’acqua, che può potenzialmente collegare Milano alla via d’acqua che porta fino a Venezia”.

Sware

Brando Benifei, europarlamentare del Partito Democratico e moderatore della conferenza, ha aggiunto un altro aspetto, oltre a quello turistico: “Da appassionato di kayak devo spesso andare all’estero, mi piacerebbe farlo a casa mia. L’attenzione alle vie d’acqua abbraccia tanti aspetti, primo dei quali la tutela del territorio, così come l’incentivo alla mobilità dolce”.

Tema, quest’ultimo, ripreso dalla consigliera comunale Beatrice Uguccioni, che ha ricordato l’impegno di Milano in tal senso con il Piano urbano della mobilità sostenibile: “Con la pandemia è stato tutto accelerato, perché è diventato ancora più stringente la necessità di riorientare le nostre abitudini di movimento, ma il nostro è un piano con un orizzonte lungo. L’obiettivo è rimodulare gli spostamenti favorendo le integrazioni di mezzi, bici+treno o macchina+bici”.

La consigliera ha parlato dello sviluppo delle dorsali cicloturistiche, che a Milano sono sostanzialmente quelle sui Navigli: “All’interno del piano c’è un progetto per potenziarle, anche perché oltre ad avere potenziale turistico possono essere utili per alcuni pendolari come tragitti casa-lavoro o casa-scuola. E bisogna sottolineare come queste dorsali siano spesso in prossimità di importanti nodi di interscambio ferroviario”.

L’idea è quella delle “bicistrade”, ovvero infrastrutture simili alle autostrade ma per i ciclisti. “Come le autostrade hanno servizi dedicati, anche le bicistrade dovrebbero averne: punti noleggio e riparazione, velostazioni. Sono idee – ha spiegato Uguccioni – che rientrano nel più ampio progetto di valorizzare le aree più esterne e più lontane dal centro storico”, riapprendendo il concetto già annunciato dal sindaco Beppe Sala di una “città dei quartieri”: “Milano ha diversi rioni, ognuno con la sua storia e la sua identità. Dobbiamo spingere per dar loro la dignità che meritano e renderli più attraenti. Ringrazio tutti i partner di questo progetto, che ha messo insieme diverse competenze per ripensare alla nostra città”.

Stefano Boeri e il ritorno ai borghi

Nella conferenza pomeridiana è intervenuto anche il noto architetto Stefano Boeri, che ha rilanciato la sua idea di riprendere e riconquistare i Borghi d’Italia, le aree più esterne minacciate dallo spopolamento, ma che adesso potrebbero conoscere un’insperata rinascita.

Stefano Boeri
L’architetto Stefano Boeri

“Lo smart working ha reso tutti consapevoli che si possono creare opportunità lavorative anche nei posti più remoti. Il ritorno ai borghi non è un’idea nostalgica, ma un progetto politico che eviti la dispersione dei territori e contrasti lo spopolamento. Questa è la sfida, e credo che Milano, se saprà gestirla, abbia davanti un futuro positivo”.

A breve nuovi alberi in città con ‘Forestami’

Boeri ha menzionato anche il progetto ‘Forestami’, che domani sarà presentato dalla giunta in Triennale: si tratta di un piano per piantare un milione di alberi entro il 2030. Già il 21 novembre dovrebbe partire la piantumazione di 13 mila nuovi alberi da Barona a Bisceglie.

“Il progetto – ha spiegato Boeri, a capo del comitato scientifico del piano – prevede di piantumare le aree interne, ma anche il parco Sud, le zone periferiche, e si sviluppa anche in verticale con un focus sui tetti. Si tratta di lavorare diversamente dal passato; puntare sul verde per creare nuovi spazi collettivi per i cittadini”.

Pubblicato il 08 Ottobre 2020
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