Dopo l’errore sulla zona rossa i sindaci chiedono alla Regione trasparenza sui dati

I sindaci di Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Mantova e Varese Davide hanno voluto intervenire in una questione che la Giunta Fontana ha trasformato da tecnica in bufera politica

sindaci centrosinistra

«Il tema dei dati sulla pandemia è stato trascurato nonostante fosse stato sempre al centro sollecitazioni avanzate in questi mesi a Regione lombardia. Abbiamo sempre chiesto più trasparenza, in tempi non sospetti, e se questi dati fossero stati aperti qualcuno si sarebbe accorto ben prima dell’errore emerse settimana scorsa. Ora vorremmo capire cosa sia successo».

I sindaci di centrosinistra dei capoluoghi lombardi hanno deciso di parlare all’unisono dopo il pasticcio tecnico che ha determinato per errore il passaggio in zona rossa della regione Lombardia. I sindaci di Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Mantova e il sindaco di Varese Davide Galimberti hanno voluto intervenire in una questione che la Giunta Fontana ha trasformato da tecnica in bufera politica coinvolgendo ora anche altri presidenti di Regione in uno scontro con il Governo.

I sindaci, prima di affrontare gli aspetti tecnici di quello che è successo guardano al lato politico dello scontro innescato: «C’è un elemento di forte gravità in quello che è successo in questi giorni – ha spiegato il sindaco Emilio Del Bono -: Eravamo di fronte ad un problema tecnico che però il Presidente Fontana ha trasformato in uno scontro politico quando ha parlato di “una punizione contro i lombardi”. E questo è ancora più grave perché la polemica è stata indirizzata nei confronti dell’Istituto Superiore di Sanità che non è un organo politico, non è il Governo. E non va bene mettere in discussione sul piano politico un organo che è tecnico e deve garantire un aspetto importante della lotta a questa pandemia».

Un cortocircuito che rischia di ledere la fiducia dei cittadini: «Io penso che sia fondamentale ricostituire un rapporto di fiducia fra le istituzioni, i cittadini e le imprese – ha aggiunto il sindaco di Varese Davide Galimberti -. È innegabile e sotto gli occhi di tutti che la Regione Lombardia, una delle regioni più all’avanguardia d’Europa, davanti a questa situazione di incertezza sui dati abbia leso fortemente l’immagine del sistema efficiente lombardo. Ora è fondamentale ricostruire quel sistema di fiducia».

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L’errore che ha spedito la lombardia in zona rossa

«L’algoritmo contestato da Regione Lombardia è il medesimo che funziona da 36 settimane per tutte le regioni, perché i problemi li ha avuti solo la Lombardia? – chiede il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ricostruendo i fatti di questi giorni -. Da quello che abbiamo capito il problema lombardo è intervenuto dal 12 ottobre quando viene modificato il meccanismo di classificazione della guarigione dei positivi, da quel momento non servono due tamponi positivi ma che siano passati 21 giorni. Questo avrebbe determinato il problema tecnico perché nella compilazione dei dati da parte della Regione. Quando ci si accorge di questa cosa i dati sono stati rivisti e abbiamo scoperto che l’indice Rt era risultato falsato da questo errore».

Il precedente sulla chiusura delle scuole

A non tornare sulle modalità di gestione dei dati ai sindaci è anche il precedente della mancata apertura delle scuole superiori: «Il presidente della Regione ha firmato un’ordinanza regionale l’8 di gennaio che prevedeva la chiusura delle scuole superiori fino al 24 di gennaio, una misura a tutti gli effetti da zona rossa – ha spiegato Del Bono – . La motivazione indicata era stata quella dell’andamento epidemiologico in peggioramento. Ora, in virtù del fatto che la zona rossa non era giustificata e la Regione attribuisce il problema al Governo, ci chiediamo: quell’ordinanza regionale era stata adottata sulla scorta di quali dati? Perché l’elaborazione era stata fatta in sede regionale, la cabina di regia non c’entrava nulla».

La poca trasparenza sui dati

«Il tema dei dati è stato trascurato fin dall’inizio della nostra Regione – ha spiegato il sindaco Gori – se questi dati fossero stati disponibili in formato Open sicuramente qualcuno si sarebbe accorto, anche perché è probabile che il problema non riguardi solo l’ultimo periodo ma da ottobre». L’ultimo ad aver chiesto trasparenza nei dati è stato il sindaco di Milano Beppe Sala, «ed è stato Fontana a rispondermi che i dati sono già pubblici. Ma non è vero! I dati non sono pubblici e c’è una grande confusione».

I sindaci hanno sollevato perplessità e problemi che nella raccolta e comunicazione dei dati che sono rimaste senza risposta fin dall’inizio della pandemia: «A noi sindaci tutt’ora non è dato sapere quanti siano i tamponi effettuati nelle singole province lombarde – spiega il primo cittadino bresciano Del Bono -. E questo è solo uno degli indicatori ai quali non abbiamo accesso con trasparenza. Non è banale perché i nostri cittadini accettano le misure che ci vengono sottoposte pensando che siano solidamente motivate. Se non lo sono assistiamo alla perdita di fiducia nelle istituzioni in una fase delicatissima come quella che stiamo attraversando».

La richiesta è quella di maggiore trasparenza: «Chiediamo quindi di nuovo trasparenza massima ai dati – ha concluso Gori -, perché ne hanno diritto i cittadini e gli amministratori. Vogliamo avere in formato open tutti i dati inviati all’Iss in questo periodo e disponibili anche i file dei dati open dei singoli comuni. Non vogliamo dati aggregati ma in forma open solo così ci sarà trasparenza, solo così ci sarà fiducia nelle istituzioni su temi così delicati per salute dei cittadini».

di tomaso.bassani@varesenews.it
Pubblicato il 25 Gennaio 2021
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