Il rischio delle varianti del virus, quella “inglese” individuata sei volte in provincia di Varese

Quando è scattata l’allerta anche qui è stato attivato un piano straordinario di sorveglianza epidemiologica. Il Ministero invita ad una maggiore sorveglianza, si teme l'esplosione dei casi avvenuta in Inghilterra

coronavirus

In questi giorni stiamo assistendo al tentativo di rivedere in senso più restrittivo le norme che puntano a contenere la diffusione del coronavirus. Il giro di vite in atto, oltre ai rischi ben noti che fino qui abbiamo imparato a conoscere sull’andamento dell’epidemia, avviene per via della minaccia costituita dalle varianti del virus diffuse in altri paesi, tra le quali le principali sono quelle identificate in Inghilterra e Sudafrica. Casi di quella inglese sono stati identificati anche qui in provincia di Varese.

Cosa sono le varianti e quali rischi portano

Le “varianti” non sono altro che delle mutazione che avvengono nella struttura del coronavirus. È un processo normale e conosciuto da sempre da chi li studia. Al momento non ci sono evidenze che le mutazioni osservate rendano meno efficaci i vaccini prodotti o che determinino un peggior andamento clinico di chi viene infettato o una mortalità più elevata.

I dati suggeriscono, però, che queste varianti aumentino notevolmente la capacità del virus di diffondersi. Lo si sta osservando in modo preoccupante in Inghilterra, dove per prima è stata individuata la nuova variante, e dove il numero di nuovi casi è esploso a partire dalla fine dello scorso anno (grafico sotto).

Oltre ai nuovi contagi sono conseguentemente aumentati anche i ricoveri ospedalieri perché questo è quello che accade con la circolazione di un virus in grado di infettare molte più persone.

I casi in provincia di Varese

Quando è scattata l’allerta relativa alla variante inglese anche in provincia di Varese è stato attivato un piano straordinario di sorveglianza epidemiologica. Per individuare la presenza di una variante del virus, infatti, non basta il semplice test del tampone che da solo serve ad indicare in un soggetto la presenza del virus SarsCov2. Che questo virus sia una determinata lo si distingue soltanto grazie a un esame di secondo livello, basato sul sequenziamento del genoma virale. Questo esame di secondo livello è stato fatto sui pazienti risultati positivi dopo essere arrivati dalle zone a rischio: ATS Insubria ha effettuato 1251 test del tampone ai quali sono risultate positive 31 persone, su queste è stato eseguito il sequenziamento del genoma virale e in sei di loro (tra il 22 e il 28 dicembre) è stata isolata la variante inglese denominata tecnicamente “N501Y”.

Sospesa l’analisi a tappeto

Secondo quanto comunicato da ATS Insubria in una conferenza stampa di venerdì 8 gennaio, però, la sorveglianza a tappeto sui viaggiatori in arrivo dalle aree a rischio è stata sospesa il 7 gennaio. «Ora – ha spiegato il direttore sanitario di ATS Insubria Giuseppe Catanoso – verranno fatti interventi di sequenziazione a campione su cluster e focolai individuati».

Dal Ministero la richiesta di una sorveglianza maggiore

Il Ministero della Salute ha tuttavia chiesto uno sforzo di sorveglianza maggiore proprio per individuare per tempo la presenza di varianti del virus. In una circolare di venerdì scorso ha definito le regole alle quali devono sottostare i laboratori di analisi per l’analisi del virus per il rafforzamento delle attività di identificazione di casi e contatti. Asl e ATS sono invitate ad una sorveglianza attiva in particolare su chi arriva da aree a rischio e i laboratori ad eseguire in modo tempestivo il sequenziamento del genoma virale in una serie di casi specifici.

La corsa contro il tempo della campagna vaccinale

Il timore più grande legato alla diffusione di varianti più contagiose è quello di veder esplodere i casi di contagio prima che si sia riusciti a garantire una sufficiente copertura vaccinale. La macchina delle vaccinazioni, come abbiamo visto, sta procedendo molto bene ma ha un limite ben preciso: la disponibilità di vaccini che in alcuni casi hanno dei limiti di produzione e distribuzione da parte delle case farmaceutiche e in altri devono essere ancora approvati dalle agenzie di controllo e autorizzazione.

di tomaso.bassani@varesenews.it
Pubblicato il 11 Gennaio 2021
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