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SanPa, tante voci per ricostruire la storia di Vincenzo Muccioli e San Patrignano

Uscita da una settimana la docu serie di Netflix sta facendo discute molto. Uno spaccato che ricostruisce la storia della comunità dalla sua fondazione nel 1978 fino alla morte di Muccioli nel 1995

“Quanto male sei disposto a tollerare perché sia fatto del bene?”

Carlo Gabardini, autore insieme a Gianluca Neri e Paolo Bernardelli, riassume bene cosa ha ispirato SanPa, la serie di Netflix dedicata alla comunità di San Patrignano. È un tema che apre, e in qualche modo chiude il documentario che ha al centro la figura di Vincenzo Muccioli.

LA STORIA DI SANPA

Siamo negli anni Settanta quando anche in Italia si inizia a parlare sempre più spesso della diffusione della droga. Lo si fa da subito con toni sensazionalistici e accusatori. Il primo episodio che suscita grande clamore, come ben racconta Vanessa Roghi nel suo Piccola città, Una storia comune di eroinaLaterza editore, in cui ricostruisce la storia sociale dell’eroina partendo dall’esperienza di suo papà,  è un’azione di polizia su un barcone sul Tevere a Roma. Da metà di quel decennio il fenomeno dilaga. Lo Stato non ha una risposta. Nel 1978 a due passi da Rimini Vincenzo Muccioli fonda la comunità di San Patrignano che nel giro di pochi anni diventerà la più grande d’Europa. Passeranno da lì oltre 26mila ragazzi.

Una storia complessa e che è stata sempre fonte di divisioni profonde. Finora non era mai stata raccontata. È sempre Carlo Gabardini a parlare: “Qualcuno ci ha detto: «era da più di trent’anni che vi aspettavamo. Dove eravate?»”

LA SERIE SANPA DI NETLIX

SanPa: luci e tenebre di San Patrignano è una serie tv originale realizzata da Netflix, prodotta e sviluppata da Gianluca Neri per 42, scritta da Carlo Gabardini, Gianluca Neri e Paolo Bernardelli con la regia di Cosima Spender, la supervisione al montaggio di Valerio Bonelli, le musiche di Eduardo Aram, e la direzione della fotografia di Diego Romero.

Si sviluppa in cinque puntate della durata media di circa un’ora ciascuna: Nascita, Crescita, Fama, Declino, Caduta. Due anni di lavorazione con materiali originali tratti da oltre duecento ore di filmati provenienti da 51 archivi. Ci sono state cinque settimane di riprese tra Rimini e Roma in cui parlano tanti protagonisti di quell’epoca. Figure di primissimo livello che avevano vissuto fianco fianco con Vincenzo Muccioli.

La critica ha accolto con entusiasmo la serie e qui trovate tanti riferimenti per leggere le varie recensioni.

ALCUNE VOCI

LA REGISTA COSIMA SPENDER E L’AUTORE CARLO GABARDINI

IL PRODUTTORE GIANLUCA NERI

Gianluca Neri è il fondatore di 42 srl, la casa di produzione appena nata e che ha realizzato come prima opera SanPa. Nella lunga intervista di Selvaggia Lucarelli per TPI racconta come è nata l’idea della serie e come hanno lavorato. Ci sono tanti riferimenti ai vari personaggi.

“A me piace se parti con un preconcetto e poi cambi idea più volte vedendo il documentario. Mi piace che vedendolo si stia sulle montagne russe, che prima tu non sia d’accordo coi metodi di Muccioli e poi cambi idea quando ascolti quei genitori dire: “Per me mio figlio Muccioli poteva anche crocifiggerlo, tanto dove stava meglio, a Rebibbia?”. Il mondo è fatto anche di tonalità di grigio, devi capire quante ne puoi accettare”.

FABIO CANTELLI

Generica 2020

Fabio Cantelli ha avuto un ruolo importante a San Patrignano. Negli ultimi anni era il responsabile della comunicazione e nelle interviste in SanPa è una delle voci più intense e sofferte. Si avverte tutto il suo legame con Muccioli, ma anche lo sguardo critico su cosa è stata quella esperienza.

“Fabio Cantelli oggi ha 58 anni. Chi ha visto SanPa, la docu-serie di Netflix che tanto sta facendo discutere, ha ben presente il suo viso scavato e il filo dei ricordi, inevitabilmente dolci e amari, che attraversano lo sguardo mentre racconta. A San Patrignano, lui, ci è rimasto in totale per dieci anni”.
L’intervista di Angela Gennaro su Open.

PIERO VILLAGGIO

Il figlio di Paolo era stato uno degli ospiti della comunità di san Patrignano. Intervistato da Massimo Calandri su Repubblica: “Ho anche odiato Muccioli, ma devo a lui se sono vivo. Un bestione di un metro e 90 per un quintale, un leone: faceva paura. Tirava certi schiaffoni. Ma aveva anche un carisma, una sensibilità, un’empatia incredibili: gli passavi accanto e lui aveva già capito cosa ti girava nella testa. Quando sono entrato c’erano 180 ospiti, 3 anni dopo eravamo 600: gestiva tutto da solo. Ha commesso tanti errori, spesso ha esagerato: ma aveva ragione, credetemi”.

LE CRITICHE

DALLA COMUNITA’ DI SAN PATRIGNANO

La presa di posizione ufficiale dell’attuale comunità è disponibile sul loro sito. “La comunità San Patrignano si dissocia completamente dalla docu-serie messa in onda da Netflix. Il racconto che emerge è sommario e parziale, con una narrazione che si focalizza in prevalenza sulle testimonianze di detrattori, per di più, qualcuno con trascorsi di tipo giudiziario in cause civili e penali conclusesi con sentenze favorevoli alla Comunità stessa, senza che venga evidenziata allo spettatore in modo chiaro la natura di codeste fonti”.

LETIZIA MORATTI

Generica 2020

Per Letizia Moratti, intervistata sul Corriere della sera da Elisabetta Soglio, “la serie è una occasione persa”. L’ex sindaco di Milano prende le distanze dalla serie e spiega cosa ha significato per lei e il marito Gian Marco la comunità fondata da Vincenzo Muccioli, dove arrivarono nel 1979. «Limitare tutto il racconto della comunità alla storia di un uomo non rende merito all’impegno di tutti i ragazzi per far crescere quella realtà».

RED RONNIE

Red Ronnie compare spesso in SanPa. Era diventato un grande amico ed estimatore di Muccioli. Claudia Gagliardi lo intervista su Optimagazine e lui non nasconde tutta la contrarietà al docufilm. “Gran parte della serie, come purtroppo avviene spesso oggi, è tutta sulla negatività e questo non mi è piaciuto. San Patrignano era un luogo magico. L’ho frequentato sin dall’inizio, nel 1977 ho intervistato Enrico Maria Salerno e mi disse che augurava la morte al figlio tossicodipendente, mentre un anno dopo lo ha ritrovato vivo a San Patrignano grazie a Muccioli”.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 06 Gennaio 2021
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