Ultra D: quando lo sport è incontro. Anche a distanza

L’asd del basket per ragazzi con disabilità intellettivo-relazionali sta per compiere dieci anni. E non si è mai fermata

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Ci sono alcuni associati, tra quelli Uisp Varese, che hanno bisogno più di altri della continuità nell’attività nonostante il covid, ma possono contare su operatori pieni di passione ed inventiva. È il caso dei ragazzi della “Ultra D”, formazione di basket per ragazzi con disabilità intellettivo-relazionali, che da qualche mese seguono un fitto calendario di appuntamenti, per rimanere in contatto, mantenersi in forma, e continuare il più possibile anche nelle attività di integrazione con altre realtà del territorio.

Lo racconta Raffaella Gandini, responsabile dell’asd Uisp e membro storico del consiglio del comitato varesino dello sport per tutti. «Abbiamo un centinaio di tesserati, e fino all’anno scorso riuscivamo a portare avanti due squadre di basket, divise a seconda delle capacità motorie, e stavamo iniziando anche con una di bocce». La pandemia ha interrotto una storia quasi decennale: il gruppo sportivo è nato nel 2012, e nel 2017 è diventato una vera e propria Associazione Sportiva Dilettantistica. Con Uisp Varese, Gandini e compagni hanno organizzato un campionato di basket dedicato ai ragazzi con disabilità intellettivo-relazionali che raggruppa squadre delle province di Varese, Como e Milano.

«Anche se quello che conta in questo tipo di attività – spiega – non è certo la prestazione atletica”. Già, perché il vero fulcro di tutto è l’autonomia: anche solo prepararsi la borsa da soli e cambiarsi senza i genitori prima della partita, per questi ragazzi è una preziosa conquista.
Con la pandemia, come ogni cosa, anche la Ultra D ha subito uno stop, «ma abbiamo ripreso appena possibile – spiega Raffaella – con attività all’aperto». Con l’autunno è arrivato il ritorno al chiuso, ma non in palestra: a casa.

Gli operatori hanno aiutato quindi i loro atleti a cavarsela con le tecnologie quel tanto che basta per poter accedere in autonomia alle piattaforme per le riunioni on line. Da lì, sono partiti molti progetti: «Ci troviamo on line e facciamo molte attività di controllo della palla, di ginnastica pensata per il salotto di casa. A volte chiediamo ai ragazzi di preparare una pallina con quello che hanno, anche le calze appallottolate vanno bene, per fare canestro ad esempio in una pentola – racconta Gandini – si divertono, non perdono le capacità acquisite in palestra, restano in gruppo».

Basta? Non ancora: negli ultimi mesi, a queste sessioni di allenamento casalingo si sono aggiunti degli ospiti speciali, come la GSV Basket di Villaguardia o l’Atletica Malnate: con il progetto “SportEnti: scuola di coesione”, finanziato da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, le sessioni di allenamento on line si sono aperte ad altri atleti, e qui lo sport diventa scoperta dell’altro e integrazione. Perché lo sport per tutti è prima di tutto incontro e relazione. Anche a distanza.

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Pubblicato il 28 Gennaio 2021
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