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“Dobbiamo farci forti della democrazia”: Anpi Gallarate ricorda la resistenza partigiana

Tanta l'adesione, soprattutto giovanile, all'evento online organizzato da Anpi e Rete studenti medi per ripercorrere la Resistenza partigiana a Gallarate

resistenza partigiana gallarate

«Abbiamo ricevuto un grande lascito: l’unione di grandi forze democratiche monarchiche e repubblicane, socialiste, comuniste e liberali unite per liberare il paese nella pluralità», ha raccontato Angelo Bruno Protasoni (appassionato di storia e membro dell’associazione Mazziniana Italiana Onlus) ieri sera, venerdì 23 aprile, durante l’incontro online dedicato alla Resistenza partigiana gallaratese, organizzato da Anpi Gallarate e Rete degli studenti medi e moderato da Anna Zambon, consigliera comunale in quota Pd e tesserata Anpi.

Un dialogo intergenerazionale

«Ringrazio Anpi per la collaborazione. Sono rappresentante d’istituto del Liceo di viale dei tigli di Gallarate e di Rete degli studenti medi di Varese, nata da pochissimi mesi. È importante per noi non solo la difesa dei diritti degli studenti, ma anche la partecipazione attiva alla vita della nostra comunità. Noi siamo studenti ma siamo anche un tassello importante della società; riteniamo importante la trasmissione della memoria della Resistenza e del 25 aprile, c’è bisogno di comprenderla al meglio», è intervenuta la studentessa Olimpia Macciocchi; «è importante il dialogo intergenerazionale su una parte della nostra storia così importante, soprattutto alla luce di quello che è successo giorni fa a Gallarate», ha continuato riferendosi alle scritte neonaziste comparse in via Angelo Pegoraro a inizio settimana.

I giorni delle barricate a Gallarate: il 25 aprile raccontato ai ragazzi

«Le adesioni virtuali sono bellissime, ma le presenze fisiche sempre un fatto di grande testimonianza e partecipazione attiva. Sono molto contento di essere qui stasera con voi. Grazie ad Anna Zambon, la vera ispiratrice di questo incontro», è intervenuto Michele Mascella, presidente di Anpi Gallarate.

L’armistizio e l’occupazione tedesca a Gallarate

Protasoni ha poi ripercorso la storia della Resistenza, raccontando di come, a partire dall’11 settembre 1943, i tedeschi avessero preso il controllo della città, commissariando le maggiori aziende e prendendo il controllo della vita politica ed economica: «I tedeschi occuparono la scuola che è ora il Sacro Cuore e innalzarono la bandiera nazista; gli ufficiali tedeschi occuparono le più belle ville della città, il casermone dell’aeronautica. La città era nelle loro mani. Le maggiori aziende vennero commissariate: un ufficiale tedesco sovrintendeva la vita economica della città. Durò 19 mesi, fino a domenica 28 aprile 1945, quando arrivò una jeep con due soldati americani: la città era stata liberata da quattro giorni, loro poi andarono verso Varese».

Dopo l’armistizio, le possibilità erano quatto, ha spiegato Protasoni: arruolarsi nelle camicie nere, scappare in Svizzera, andare in Val Sesia, Val Vigezzo o Val Grande per unirsi ai partigiani o arruolarsi nella organizzazione tedesca di lavoro sotto comando tedesco. «Ognuno di quei ragazzi ha dovuto fare una scelta di parte, spesso senza avere gli strumenti per decidere, che ha determinato il loro servizio e così il loro destino», ha ribadito. Sempre in autunno venne organizzata la resistenza gallaratese, fondando le brigate partigiane, tra cui la brigata 127 Garibaldi Sap e la 207 brigata Matteotti. La loro era una funzione «essenziale nella lotta al fascismo: le camicie nere e i tedeschi si sentono sempre più insicuri, fiaccati da questa continua e logorante azione ai fianchi da parte dei partigiani».

Sempre nell’autunno di quell’anno si costituì il Comitato di liberazione nazionale, che organizzava le azioni da mettere in atto il 25 aprile: facevano parte del Cln di Gallarate Attilio Colombo (Pci), Giuseppe Macchi (Pli), Mario Pasta, Gianfranco Tibiletti (Psi), Alfredo Ganosa (Psi) e l’avvocato Colombo (Pli).

Tra i tanti gallaratesi impegnatisi per la libertà, Protasoni ha ricordato il monarchico Guido Camussi – che ha combattuto in montagna – Egidio Checchi (si trasferì a Roma e lavorò in un mobilificio dove costituirono un gruppo armato: tutti quelli che vi aderirono vennero arrestati dai fascisti e uccisi nelle Fosse Ardeatine), Giancarlo Praderio (morì due giorni prima della liberazione di Arezzo, nell’eccidio di San Polo) e Walter Rebecchi.

Protasoni si è anche soffermato sull’episodio di Clara Pirani Cardosi, moglie dell’allora preside del liceo cittadino, Francesco Cardosi: «Clara Pirani era ebrea e, su denuncia dei vicini di casa, venne arrestata: dopo il carcere venne deportata ad Auschwitz, dove venne assassinata nelle camere a gas».

I giorni della Liberazione

Il 25 aprile scattò lo sciopero nella casa del fascio (l’attuale palazzo Minoletti): «Ci sono stati momenti di grandissimo nervosismo alla casa del fascio, dal comando di Varese non arrivavano ordini. Tra le camicie nere c’erano due infiltrati da un anno, che diedero false informazioni infastidendo e seminando il terrore tra i presenti».

Al mattino le brigate Rizzato e Matteotti occuparono la casa del fascio; «la brigata 181 assediò il casermone di Madonna in campagna e le scuole in piazza Giovane Italia, dov’erano asserragliati oltre cento avieri responsabili della morte di molti partigiani: venivano usati per i rastrellamenti». Il 27 aprile i tedeschi del casermone si arresero e vennero portati a Milano, mentre furono assediate anche le scuole Ponti, al tempo in Piazza Giovine italia: quel giorno fu costituita la prima giunta di liberazione e venne eletto il nuovo sindaco, Luigi Fabbrini.

Il giorno seguente, sabato 28 aprile, arrivarono da Milano i dirigenti del Cln per trattare la resa degli avieri chiusi nelle scuole Ponti: «Non volevano arrendersi. Il rischio di una strage era reale». La resa venne trattata domenica 29 aprile e gli avieri furono trasferiti a Milano: «In quel momento Gallarate è libera dagli occupanti naziste e dalle forze fasciste: si radunarono in piazza Garibaldi con il comizio del sindaco, arrivarono in piazza della Libertà 2 jeep con i primi 4 soldati americani. Si assicurarono che tutto fosse tranquillo e andarono a Varese». Questo gesto fu significativo, come ha precisato Protasoni: «Gli alleati hanno riconosciuti la democrazia instauratasi, evitando l’occupazione angloamericana (come ci fu in Germania e Austria). Dopo un giorno noi abbiamo avuto una amministrazione democratica eletta dai cittadini gallaratesi».

La città, faticosamente, si rimise in piedi dopo gli anni della guerra: «La nuova amministrazione comunale si impegnò con sussidi e lavori socialmente utili. Cominciò un lungo periodo di crescita, di pace e di benessere».

«Bisogna ricordare – ha concluso – che anche all’interno dei diversi gruppi partigiani ci sono stati degli episodi gravi e riprovevoli, tra attriti e tradimenti. Queste realtà vanno ricordate e non nascoste, perché ci sono alcune realtà che  hanno fatto nascere interrogativi pesanti che vengono superati però dalla forza della Resistenza. Bisogna che ci facciamo tutti forti della democrazia e delle forze democratiche in generale».

di nicole.erbetti@gmail.com
Pubblicato il 24 Aprile 2021
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