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Bigenitorialità, la protesta contro le sentenze “a senso unico”. Il tribunale di Busto Arsizio: “Pronti a incontrarli”

Il neonato Comitato per Bigenitorialità che raggruppa padri e madri di Busto e Legnano che si sono visti negare l'applicazione della normativa dal Tribunale di Busto. Il presidente Santangelo: "Tema delicato. Pronto a incontrarli"

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Ieri mattina, martedì, sul cavalcavia ciclopedonale dei 5 Ponti di Busto Arsizio è apparso uno striscione realizzato da un neonato Comitato locale per la Bigenitorialità, formato da alcuni padri (e pare ci sia anche una mamma tra loro) della zona di Busto e Legnano, che chiede al Tribunale bustocco un adeguamento dei propri giudici alla normativa che prevede il diritto del minore a poter vivere un rapporto pieno con entrambi i genitori.

Cosa dice la normativa? Il Codice civile definisce la bigenitorialità all’articolo 337, come il diritto del figlio minore di “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Il comitato chiede che venga messa in atto la legge anche nel locale tribunale sostenendo che troppo spesso le sentenze vengono ribaltate in Corte d’Appello, causando per il genitore costretto a fare ricorso, una perdita di soldi e di tempo che va ad inserirsi in situazioni già delicate e complesse a causa della disgregazione familiare. I rappresentanti del comitato, che vogliono rimanere anonimi, sostengono che i giudici e i ctu che operano a Busto Arsizio non siano aggiornati. Questi genitori lamentano anche di essere (sia madri che padri) i “nuovi poveri”. Viene, infine, chiesto un ritorno alle udienze in presenza o almeno via Skype, Zoom o Teams: secondo loro è inaudito stare a delle regole di un giudice che chiede di riassumere in una o due paginette quando si parla di figli.

La risposta del Tribunale attraverso il suon presidente Miro Santangelo

A queste richieste risponde il presidente del Tribunale di Busto Arsizio Miro Santangelo, che si dice anche disposto ad incontrare questo comitato di genitori «più che uno striscione servirebbe un’associazione o comitato costituito con cui dialogare. Da parte nostra c’è tutta la disponibilità» – afferma.

Spiega che non ha riscontrato particolari anomalie nelle sentenze da parte dei magistrati del tribunale bustocco e spiega: «Bigenitorialità non vuol dire frequenza paritaria tra madre e padre ma pienezza di rapporti. Spesso nei casi più conflittuali ci affidiamo a psichiatri e psicologi che ci danno indicazioni utili per dare stabilità alla prova tenendo sempre come preminente l’interesse della prole. La normativa lascia discrezionalità al magistrato. Non ci risultano orientamenti fortemente difformi da parte della Corte di Appello anche se è probabile che ci sia stato qualche caso di riforma della sentenza ma non, certamente, in modo massivo. Rimane comunque un elemento di riflessione per i magistrati di Busto. Siamo tenuti a rifletterci in quanto la Corte d’Appello è sovraordinata a noi».

Per quanto riguarda la richiesta delle udienze in presenza è decisione che spetta al singolo magistrato: «Ci sono tre modalità di fare udienza, quella cartacea, quella con collegamento via internet e l’udienza in presenza. In base alla normativa vigente per la pandemia si tende ad evitare il più possibile le udienze in presenza ma funziona e viene molto utilizzata anche la modalità via internet con le varie piattaforme Teams, Skype o Zoom».

Anche per quanto riguarda l’aggiornamento di giudici e ctu «per noi è il pane quotidiano tra convegni, sentenze di cassazione. Rimane, comunque, difficile trovare una regola applicabile a ciascun caso. Per noi è certamente difficile mettersi nei loro panni e lo stesso vale per i genitori».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 26 Maggio 2021
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