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“Sullo Zoncolan ho pianto di gioia. Dietro alla mia macchina fotografica”

Maurizio Borserini è il fotografo che segue da vicino la Eolo-Kometa durante il Giro. "Da ragazzino tifavo Garzelli e Basso: lavorare a contatto con Ivan e i suoi ragazzi è un sogno avverato"

Varesotti in Giro: le immagini scattate da Maurizio Borserini al seguito della Eolo-Kometa

Il suo nome, su VareseNews, lo avete già visto tante volte: Maurizio Borserini è uno dei fotografi – cresciuti alla “scuola” di Simone Raso – che negli ultimi anni hanno documentato con i loro (splendidi) scatti gli eventi sportivi per il nostro giornale. Calcio, soprattutto, ma anche altre discipline con qualche gradito sconfinamento nella cronaca e nel fotoracconto come nel caso del reportage dai reparti di riabilitazione dal Covid dell’ospedale della “sua” Cuasso al Monte. (foto in alto: Borserini a sinistra con Lorenzo Fortunato)

Come tanti altri colleghi Maurizio, che oggi ha 32 anni e vive a Varese, ha unito la passione per lo sport a quella per la fotografia, unendo le due cose e trasformandole in un lavoro capace di far vivere emozioni indimenticabili. Quel che è avvenuto sabato 22 maggio in cima allo Zoncolan, per esempio. Borserini infatti è al Giro d’Italia con la sua Canon con l’incarico di seguire la Eolo-Kometa, la formazione professionistica con sede a Besozzo. Dopo un “antipasto” a Torino per le prime due tappe ha raggiunto il gruppo per documentare gli ultimi dieci giorni della corsa rosa. In tempo, quindi, per vivere in prima persona la vittoria di Lorenzo Fortunato.

«Una giornata indimenticabile, che porterò nel cuore. Vivere a contatto stretto con una squadra ti fa sentire parte di quel gruppo. Certo, i corridori pedalano e sono al centro di tutto, ma anche chi ha mansioni diverse come la mia si sente integrato e in qualche modo contribuisce a quello che accade in corsa. Lo Zoncolan è stata un’esperienza pazzesca: ho visto passare Lorenzo all’attacco, ho fatto il mio lavoro iniziando a scattare a raffica e poi, quando ormai era troppo vicino, sono riuscito a fare anche il tifoso sprondandolo con la voce. Poi, dopo che la sua impresa si era compiuta, sono tornato a piedi al bus e ho trovato Fran Contador (fratello di Alberto, uno dei massimi dirigenti del team) e insieme abbiamo pianto di gioia. Ma le prime lacrime erano arrivate già dietro alla macchina fotografica».

Quanto aiuta la passione per lo sport nel fare il tuo mestiere?

«Tanto, e il ciclismo è sempre stata una delle discipline “sacre” in casa mia. Vengo da Cuasso che è vicina a Besano e quindi ai tempi del Giro d’Italia vinto da Garzelli ho vissuto un grande coinvolgimento. Ero un bambino ma quello è stato un evento che mi ha appassionato, che in casa mia è stato vissuto con grande trasporto. Anni dopo ci siamo appassionati anche Ivan Basso: oggi lavoro con lui e non è facile mettere da parte l’emozione di trovarmi accanto a quelli che sono stati i miei idoli da ragazzo».

Varesotti in Giro: le immagini scattate da Maurizio Borserini al seguito della Eolo-Kometa
Francesco Gavazzi dopo l’arrivo di una tappa di montagna

Qual è il tuo compito e come si svolge una giornata da “fotografo di squadra”?

«Mi occupo di documentare tutta la giornata dei corridori, non solo la corsa. Quindi fin dal mattino li raggiungo a colazione, poi – mentre loro sono in camera a prepararsi – comincio a fotografare il lavoro dei meccanici, la preparazione dei mezzi e via dicendo. Lasciato l’hotel andiamo alla partenza; scatto le immagini dei breafing, del riscaldamento e le fasi del foglio firma con la presentazione. Poi si va sulla tappa: sono su una delle ammiraglie di supporto (le prime due sono dedicate invece ai direttori sportivi ndr), mi sposto nelle zone dei rifornimenti e a seconda delle necessità in altri punti della tappa».

Un impegno che non si esaurisce al traguardo.

«No. Innanzitutto c’è da dire che io non mi posiziono sulla linea dell’arrivo ma mi occupo di documentare quanto accade subito dopo: la mia postazione si trova un centinaio di metri dopo e sono tra i primi ad accogliere il corridore. Lì c’è spazio per fotografare lo stato d’animo di chi si è appena “sciroppato” 200 chilometri, oppure una salita massacrante. Ci sono i volti pieni di gioia, quelli stravolti dalla stanchezza, gli abbracci e le delusioni. Poi, appunto, da quel momento inizia la documentazione del dopo-corsa, compreso il rituale dei massaggi. Ceniamo tardi, dopo aver distribuito il materiale, e l’indomani si ricomincia».

Quali sono i canali attraverso i quali si “diffondono” le tue foto?

«A questo Giro d’Italia, prima di tutto quelli di Eolo, inteso come azienda, visto che è il mio principale committente. Di riflesso poi lavoro per il team Eolo-Kometa con cui la collaborazione è strettissima a partire da Francesco Caielli, altro varesino, responsabile della comunicazione. Le foto, ma anche i video perché realizzo anche quelli, nell’immediato vengono utilizzate sui canali social dell’azienda e della squadra oppure vengono destinate a quelli degli altri sponsor e delle altre realtà collegate alla Eolo-Kometa. Durante il Giro poi gli scatti sono stati utilizzati per alcune pubblicità uscite in concomitanza della corsa. E poi naturalmente ci sono le fotogallery per VareseNews».

SPECIALE GIRO D’ITALIA
In collaborazione 
con Bieffe Cicli e con La Bottega del Romeo

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it
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Pubblicato il 27 Maggio 2021
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