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I 5 Stelle sul piano della nuova Accam: “Vogliono solo salvare l’inceneritore”

Le conclusioni dei membri del Movimento a Busto Arsizio dopo le due commissioni dedicate al piano presentato per la newco che acquisirà l'impianto di Borsano

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Mercoledì sera in commissione, Agesp ha risposto alle domande dei cittadini nulla NewCo che acquisirà Accam.

Secondo il Movimento 5 Stelle di Busto Arsizio «sono emerse purtroppo tutte le note negative che già immaginavamo: non esiste più una data di chiusura dell’impianto, in barba ad anni di dichiarazioni, non sono previsti interventi a tutela della salute, e non c’è nessun piano di riconversione green, ma solo delle prime idee di impianti che comunque andranno a sommarsi all’inceneritore e non a sostituirlo, basti pensare che si basano comunque sull’utilizzo del calore prodotto dall’impianto)».

Una delle domande chiedeva quale fosse l’anno di chiusura previsto per l’impianto e «sia il sindaco Antonelli che Agesp hanno chiarito che non è prevista nessuna data di chiusura, solo un piano di rientro dei debiti che potrà portare in futuro, forse, a valutare se chiudere o meno l’impianto».

Davanti a queste affermazioni i pentastellati si chiedono: «La Lega cosa dice? Dopo 5 anni di proclami sulla necessità di chiudere l’impianto il prima possibile (ricordate? Prima 2017, poi 2021 e poi 2027 sempre con la promessa che sarebbe stato l’ultimo rinvio) ora con una doppia capriola si adegua alla linea di tenere aperto a oltranza l’impianto. Si perché anche analizzando il piano si capisce che non c’è nessuna volontà di spegnimento; anzitutto viene richiesta la garanzia del terreno almeno fino al 2032, con diritto di superficie, prorogabile, inoltre alcuni degli impianti cosiddetti “green” proposti dipenderanno sempre dal calore prodotto dall’inceneritore, parliamo ad esempio del teleriscaldamento e dell’impianto di riciclo dei pannolini. Altro che riconversione, qui si parla solo di continuità evidentemente».

Proseguendo nella loro analisi i “grillini” pongono l’accento su un inquinante che non viene mai menzionato, il mercurio che verrebbe rilasciato dalla combustione: «L’impianto è vecchio, quest’anno su 151 giorni di attività la linea 1 è stata ferma per manutenzione per 78 giorni, ha un solo filtro a maniche, il sistema di abbattimento degli ossidi di azoto riesce a far giusto rientrare nei parametri di legge e manca un sistema di rilevamento in continuo del mercurio (che è un inquinante che viene evidenziato come problematico in altri impianti simili), eppure nei documenti tecnici allegati al piano viene scritto che l’impianto, dato che rientra nei parametri di legge pur non essendo un “top performer”, può andare avanti così per altri 12 anni; anzi il piano industriale prevede un incremento dei rifiuti trattati nell’impianto del 15%. Questo non sembra preoccupare i nostri amministratori e nemmeno Cap Holding (la società che gestisce l’idrico a Milano e provincia con 194 comuni soci) che ha deciso di utilizzare l’impianto di Accam per bruciare i suoi fanghi».

Secondo il movimento «il piano industriale è solo un piano di salvataggio, nessun investimento in impianti “green” previsto ad oggi, solo qualche intenzione. Gli investimenti riguardano infatti solo una nuova caldaia e il ripristino delle turbine bruciate. Non sono previsti nemmeno soldi per compensazioni ambientali (non che la salute si possa barattare con una piazza nuova, ma di solito in questi piani vengono previste delle forme di risarcimento per i comuni soggetti alle emissioni) e il terreno sarà concesso a 50.000 euro all’anno in meno rispetto al contratto di affitto in essere, a dimostrazione che Busto sta accettando ogni condizione posta».

Ma – sottolineano ancora – «soprattutto in questi mesi il grande assente è stato il tema della salute. Sappiamo che gli impianti di incenerimento hanno ricadute ambientali, lo ha ribadito anche il dott. Crosignani (già direttore dell’Unità di Epidemiologia Ambientale dell’Istituto dei tumori di Milano) nell’incontro che abbiamo promosso domenica scorsa, ma nelle commissioni sentiamo solo parlare di business e soldi, come se fossimo amministrati dal direttore di un’azienda privata. Pensiamo che i cittadini di Busto Arsizio debbano essere maggiormente tutelati e quindi chiediamo che si fermino queste scelte affrettate e si aspetti dopo le prossime elezioni di ottobre per decidere il futuro di Accam e della NewCo».

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di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 11 Giugno 2021
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