Non è un Paese per genitori: riflessioni di una mamma per la ministra Bonetti

Ha una bimba di 2 anni e individua nei costi elevatissimi per servizi poco flessibili e nelle carenze del welfare familiare le ragioni che scoraggiano gli italiani a fare figli

“Ho una figlia di 21 mesi che è una meraviglia ma se fossi più giovane ci penserei 1000 volte prima di avere un altro bambino”. Inizia così la lettera scritta da Patrizia Marchese, mamma varesotta di una splendida bimba di 21 mesi, e indirizzata alla ministra della famiglia Elena Bonetti che racconta fatiche e difficoltà, organizzative oltre che economiche, nel gestire oggi la genitorialità. Elencando una serie di problemi, a partire dai costi elevati a fronte di una scarsa flessibilità dei servizi per la prima infanzia.
La società è cambiata ma le scuole non hanno rinnovato l’organizzazione interna.
Di seguito il testo integrale della lettera.

Buongiorno dottoressa Bonetti,
sono Patrizia, una mamma e moglie della provincia di Varese. Sono diventata mamma a 46 anni, io e mio marito Stefano ci siamo incontrati a 41 anni.
Mia figlia ha compiuto 21 mesi il 23 giugno ed è uno splendore per mamma e papà.
Vorrei solo poter esprimere i miei pensieri sui motivi del calo di natalità in Italia.

Ho una figlia ma certamente se fossi più giovane ci penserei 1000 volte prima di averne un altro bambino.
La società è cambiata ma le scuole non hanno rinnovato l’organizzazione interna.

Gli asili nido costano quanto un mutuo, il bonus asilo nido (che a Giugno non mi è ancora pervenuto) ci permette di pagarne 400 euro invece di 600, è comunque una grossa spesa per una famiglia. A parte la questione finanziaria, si dovrebbe, secondo me, venire incontro alle famiglie lasciando aperti i nidi, le scuole materne e le primarie (età in cui non si può lasciare solo a casa il proprio figlio) durante tutto l’anno.

Il grande problema che mi ritrovo ad affrontare come mamma è la gestione familiare durante le chiusure del nido.
Mia figlia se si ammala non so a chi affidarla e dai 3 anni in su della bimba i permessi per malattia della bambina si riducono a quasi nulla.
Qualcosa dovrebbe cambiare. Non basta l’assegno unico per aumentare il tasso di natalità.
Le famiglie hanno problemi innanzi tutto di origine organizzativa.

Le ferie estive degli italiani hanno subito dei cambiamenti in questi ultimi 20 anni, si scaglionano di più, e tante attività rimangono aperte ad agosto, ma ci si ostina a chiudere le scuole tutto il mese di agosto e durante le feste.
Proporrei ferie scaglionate anche nei nidi e nelle scuole. Le scuole potrebbero ottenere i nominativi dei bambini che vorrebbero frequentare in estate in anticipo così da organizzarsi con il personale.

L’asilo nido che frequenta mia figlia ad esempio, privato, ha chiuso solo 1 settimana a dicembre, invece che le 2 canoniche. E già a marzo hanno raccolto le adesioni per la 1^ e la 4^ settimana di agosto. Chiudono solo 15 giorni ad agosto.
Da settembre frequenterà una scuola materna statale dove la loro organizzazione non combacia con quella delle famiglie. Come tutte le scuole italiane.

Oltretutto se una mamma rimane a casa ad accudire suo figlio ammalato rischia il licenziamento e viene continuamente sollecitata a pesanti sensi di colpa.
Con tutta la comprensione per i datori di lavoro ovviamente.
Io sinceramente con i problemi che mi ritrovo da affrontare un altro figlio non lo farei.
Il problema non è solo finanziario.

La ringrazio in anticipo.
Le porgo cordiali saluti e scusi se magari mi sono espressa male nella mail.

Buon lavoro
Patrizia

di lidiaromeo@gmail.com
Pubblicato il 05 Luglio 2021
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