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Carlo Albè racconta l’Italia attraverso l’opera di Enzo Biagi e con le note dei “The Gang”

Nuovo spettacolo per l'autore bustocco, nato dalla collaborazione con l'associazione Enzo Biagi e la storica band di kombat-folk

Lo scrittore e attore bustocco Carlo Albè torna sul palco insieme ai The Gang (Sandro e Marino Severini) per raccontare l’Italia ed Enzo Biagi, il grande giornalista scomparso nel 2007. Lo spettacolo si intitola “Quante Trame di Vita” e incrocia la storia d’Italia dagli anni ’20 fino all’epoca berlusconiana attraverso gli scritti e gli articoli di uno dei più grandi giornalisti italiani, del quale l’anno scorso è ricorso il centenario della nascita.

L’idea nasce proprio da questo anniversario, poi funestato dal Covid, e dall’incontro tra Carlo Albè e l’associazione Enzo Biagi, in occasione di un video che ricordava la Strage di Bologna. Leggendo un editoriale di Enzo Biagi intitolato “Quante trame di vita”. Una sorta di lezione di storia sul palco nel quale si parla di grandi e piccoli avvenimenti della storia italiana. «Bellissimo collaborare con l’associazione e con la famiglia di Enzo Biagi. Ho avuto l’onore di fare il primo spettacolo lo scorso agosto nel paese di Biagi a Lizzano in Belvedere».

Con questo spettacolo Albè conta di girare i teatri di tutta Italia (per ora la data più vicina è a Magenta ad ottobre): «Si sta tornando alla normalità molto lentamente dopo la chiusura forzata dei teatri a causa del covid. Ci vorrà un po’ di tempo» – commenta Albè.

Come dobbiamo immaginarci questo spettacolo? «Immaginatevi un palco cosparso di foglie secche e giornali, alcuni nuovi, altri consumati e piegati in mille parti, altri forse nemmeno letti. Immaginatevi una vecchia radio che ha smesso di trasmettere, coi fili smangiati dal tempo e dai ricordi, una televisione col tubo catodico, una di quelle da mercatino dell’usato, con lo schermo spento, perchè qualcuno ha deciso che doveva andare così. E poi immaginatevi un leggio discreto al centro della scena, con un drappo rosso che pende dalla sua estremità, luci calde, un Contastorie “protetto” da due Fratelli, pronti a mettere in voce canzoni che almeno una volta nella vita hanno risuonato nella mente di ognuno di noi. Le canzoni dei GANG si inseriscono come punti di partenza e arrivo di questo lungo viaggio tra musica e parole».

I Gang sono un gruppo storico che suona da una 40ina d’anni e con Albè è stato amore a prima vista: «Si è instaurato un rapporto di amicizia e di stima con Marino. Sono stati i pionieri di un genere poi portato alla ribalta da Modena City Ramblers e Bandabardò».

L’obiettivo di questo Storytelling? «Raccontare l’Italia dalla seconda guerra mondiale in poi attraverso gli scritti di uno dei più grandi testimoni del nostro tempo, Enzo Biagi. Attraverso i suoi articoli, la sua vita e la sua capacità innata di non abbassare mai la testa, perchè è la dignità di tutti i giorni che divide gli Uomini dalle maschere. Una storia che parla di antifascismo, di cento ragazzi della Brigata Giustizia e Libertà saliti sui monti per affrontare il nemico, una spettacolo che parla di rivolte popolari, di stragi, di brigate rosse, di Berlinguer e i suoi sogni, di anarchici che cadono dalla finestra, di mafia, tangenti e guerre lunghe come una notte di gelo in pieno gennaio. Nella storia dell’umanità non cala mai il sipario. Se solo ci si potesse allontanare dal teatro prima della fine dello spettacolo. Scriveva Biagi».

Che Italia ne esce fuori? «Terra di eroi e santi senza peccato, di mafia, P2 e stragi di stato, il futuro è stato rubato, ci saranno guai! Canta Marino Severini. Mettete assieme queste due frasi e avrete un distillato di ciò a cui assisterete. Un progetto di Teatro Canzone al servizio del paese, delle coscienze che ancora non hanno smesso di dormire, per capire cosa ci ha preceduto, per affrontare ciò che verrà».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 Settembre 2021
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