L’ex ministro Ferrero al Cuac di Gallarate: “Serve un terzo polo per fermare la guerra in Ucraina”

Ferrero insieme a Fabrizio Baggi ha sostenuto al circolo di Arnate l'urgenza di costituire un movimento per la pace, alleandosi prima di tutto con il Papa , per non "trasformare l'Ucraina nell'Afghanistan europeo"

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«Dobbiamo costruire una posizione terza per fermare la guerra: noi non siamo né con Putin né con la Nato, siamo contro la loro logica imperialista». Non ci ha girato intorno Paolo Ferrero, ex Ministro del Governo Prodi che è stato questo pomeriggio, venerdì 29 aprile, al circolo Cuac di Gallarate, insieme a Fabrizio Baggi, segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista.

L’incontro è stato organizzato per ribadire la posizione di Rifondazione comunista sulla guerra in Ucraina e per formulare un tentativo di ragionamento sui possibili sviluppi.

“Uno scontro tra imperialismi”

Dopo aver ribadito fortemente la contrarietà alla guerra in Ucraina iniziata a febbraio con l’invasione russa, Ferrero ha sottolineato l’urgenza e la necessità di formare un terzo polo che si muova per la pace e la fine immediata della guerra, sottolineando l’esistenza di due guerre. La prima «regionale messa in piedi da Putin con l’idea della sicurezza della Russia», mentre la seconda sarebbe stata inscenata dagli Stati Uniti, che «hanno usato la guerra di Putin per scatenarne una terza mondiale».

«Da parte degli Usa non c’è nessuna intenzione di fermare la guerra, c’è il tentativo di trasformare l’Ucraina nell’Afghanistan europeo: è una scelta criminale. L’obiettivo di Biden è tenere in piedi la guerra in modo che si possa indebolire la Russia. I criminali sono due: Putin e Biden», ha continuato.

Baggi ha sostenuto che, se da un lato «Putin va fermamente condannato», dall’altro l’espansione a Est della Nato è stata un «elemento disturbante» sommato alla disattesa degli accordi di Minsk, «perché in Donbass la gente muore dal 2014 e lì sta avvenendo una guerra tra Usa e Russia». In seguito ha criticato il governo italiano per l’aumento di 38 miliardi di spese militari «sottratti a istruzione, sanità e transizione ecologica», insieme alla volontà di Enrico Letta e del Partito Democratico di voler concludere il conflitto inviando le armi: «Letta ha messo l’elemento e sta raccontando che intende concludere un conflitto inviando armi, che non è altro che un prolungamento della sofferenza e delle morti».

Il terzo polo mosso dal pacifismo

Ferrero, insieme a Baggi, ha sottolineato la mancanza di un terzo polo tra le forze politiche che sia contro l’invio delle armi («Dal Partito Democratico al centrodestra hanno tutti indossato l’elmetto»): «Dobbiamo fare una grande operazione politica: mettere insieme il no alla guerra e il rispetto della vita per ragioni economiche e sociali. La guerra affama, produce morti e povertà economica». L’ex ministro ha poi riconosciuto come primo interlocutore il Papa, per poi passare a dialogare con diverse categorie sociali, a partire dai lavoratori che più subiranno le conseguenze negative dell’aumento dei costi dell’energia, delle materie prime e del gas.

Così si potrà formare un movimento pacifista il più ampio possibile: «C’è una maggioranza del popolo italiano che si esprima in maniera manifesta contro la guerra. Il governo sa che la gente è contro ma visto che non c’è la possibilità di esprimersi, pensano che la gente dimenticherà velocemente la delusione di questi mesi».

Solo parlando, coinvolgendo diversi soggetti sociali e facendo sentire la propria voce contro una guerra il cui «riverbero economico e sociale di questa guerra è pesantissimo e non è solo il problema del gas (non è sostituibile per noi quello russo, così come per la Germania), c’è anche l’inflazione per generi alimentari che il terzo mondo pagherà in morti».

Rifondazione Comunista ha aderito alla rete Varese senza frontiere, che settimana scorsa ha manifestato alla base Nato di Solbiate Olona e che domani, sabato 30 aprile, sarà a Varese in marcia per la pace.

di nicole.erbetti@gmail.com
Pubblicato il 29 Aprile 2022
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