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Stipendi “irregolari” alla giunta e Amsc, Gnocchi vuole andare fino in fondo

Gli ispettori del Ministero Economia e Finanze hanno contestato al Comune aumenti agli amministratori e chiedono la restituzione. Il consigliere di minoranza chiede tutte le carte ancora mancanti

Generica 2020

Chi sapeva degli aumenti “irregolari” agli stipendi della giunta? E perché ancora oggi non ci sono informazioni complete sulla vicenda?
Sono alcune delle domande che si pone Massimo Gnocchi, consigliere di minoranza, spalleggiato dalla sua lista civica Obiettivo Comune Gallarate.

Che vuole che non ci siano zone d’ombra sull’esito dell’ispezione del Ministero Economia e Finanze che ha contestato al Comune di Gallarate l’irregolarità di un aumento di stipendi (di sindaco e giunta) varato nel 2008. Motivo per cui ora sindaco, assessori e alcuni ex assessori rischiano di dover restituire una parte dei compensi.

Gnocchi ci sta dietro da tempo, si muove tra elementi già emersi nei mesi scorsi e carte ufficiali. Richieste con accesso agli atti, rimaste nei cassetti fino ad ora, ma che ora il consigliere di OCG vuole “desecretare”, dopo che sul quotidiano La Prealpina sono apparse alcune – diciamo così – anticipazioni.

«I documenti ricevuti mi hanno un po’ sorpreso, un po’ allarmato, un po’ messo nelle condizioni di farmi domande» spiega Gnocchi, durante una conferenza stampa in cui sfoglia un plico di pagine ottenute dagli uffici del Comune.

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La conferenza stampa di OCG

La questione stipendi in breve

Per farla breve, sulla questione: il MEF contesta al Comune l’irregolarità degli aumenti varati nel 2008 e chiede la restituzione, i dirigenti del Comune hanno chiesto diversi pareri legali per chiarire una questione comunque complessa dal punto di vista amministrativo, ma il MEF per due volte avrebbe ribadito la sua lettura dei fatti e la richiesta, anche a fronte dei chiarimenti inviati da Palazzo Borghi.

E ora la restituzione rischia di diventare effettiva: la questione riguarda soprattutto Cassani e i tanti assessori avvicendatisi nell’amministrazione 2016-2021.  Gli stipendi troppo “pesanti” della giunta Mucci sono andati in prescrizione (essendo più vecchi di dieci anni).

Il sindaco Guenzani e i suoi assessori nel 2011 si erano già decurtati lo stipendio, vista la situazione di crisi economica molto pesante e i sacrifici chiesti ai gallaratesi per il risanamento delle casse comunali: secondo gli ex amministratori di centrosinistra la decurtazione decisa autonomamente li mette al riparo dalle restituzioni, la logica direbbe che funziona così. Alla fine solo il sindaco Guenzani dovrebbe restituire una parte dei soldi, solo quelli legati ad una sorta di TFR dei primi cittadini (calcolato sulla cifra non decurtata), mentre gli assessori no.

Le carte sulla vicenda

Gnocchi ha fin qui tentato di seguire la vicenda soprattutto attraverso le carte, più che inseguire le dichiarazioni da Palazzo Borghi (sulla vicenda si è cercato un po’ di smentire prima e di ridimensionare poi) È da quelle carte – chieste con interrogazioni o accesso agli atti – che Gnocchi riparte: «Quando consegnato mi è stato consegnato il materiale ottenuto con accesso agli atti, mi è stato fatto presente che c’era un obbligo di Riservatezza per ragioni di privacy, a cui mi sono rigorosamente attenuto». Gnocchi è rimasto in attesa della voalutazione del secondo parere legale, che doveva arrivare al 31 marzo. «Al 5 di aprile chiedevo conto con Pec di avere il parere legale, ma ancora oggi non è arrivato nulla. In forma ufficiosa – cosa che non mi era piaciuta  mi era stato fatto sapere che era in leggero ritardo, l’altro ieri ne ho scoperto il contenuto squadernato sulle pagine di Prealpjna».

Tutto parte da Amsc

Per capire una parte della vicenda bisogna fare un passo indietro perché il MEF ispeziona gli stipendi a Gallarate? «L’ispezione non è a campione come è stato detto, ma è legata a una verifica sull’emolumento del presidente di Amsc, che a sua volta era parametrato su quello del sindaco» ricorda Gnocchi.Che torna così a quella Amsc che allora (parliamo del 2008) era il vero centro di potere politico di Gallarate, fino al 2011 saldamente nelle mani di Nino Caianiello e allora già terreno di scontro per una serie di operazioni di moltiplicazione delle società e differenziazione degli interessi, con operazioni come quella della metanizzazione della Sardegna o della gestione della piscina di Saltrio (operazioni evaporate nel giro di qualche anno).

La questione-stipendi non è “orfana”, per così dire, ma s’inserisce in una contestazione più ampia dal MEF, su  sette punti approfonditi. Uno dei più importanti è quella legata alle “carenti valutazioni nei piani di revisione periodici delle partecipate Accam e Amsc in ordine alle loro condizioni finanziarie e al sussistere dei presupposti per il mantenimento della partecipazione”. Accam è sempre traballante, Amsc si è salvata dal default in passato (con la grande operazione di risanamento del 2011-2016, rivendicata da Dario Terreni) e oggi veleggia con qualche difficoltà ma stando a galla. Per Gnocchi resta un punto fondamentale da chiarire, a fronte di milioni di euro “bruciati” dalla società partecipata in passato.

Poi c’è il tema degli stipendi, che fa certamente presa nell’opinione pubblica ma tutto sommato vale meno, 110mila euro in tutto.«A fronte di questa cifra abbiamo già speso in tutto quasi 45mila euro di pareri legali», che peraltro sembrerebbero continuare a dare torto all’ente.

In commissione Vigilanza e Controllo?

E ora? Gnocchi per ora attende la documentazione ufficiale sulla seconda risposta “tecnica” sulla questione. Ma non fa mistero di essere pronto ad andare avanti, avendo tra l’altro la presidenza della Commissione Vigilanza e Controllo (un organismo che, per la sua particolare funzione, è guidato da un esponente dell’opposizione). «Ho detto anche al segretario comunale che da presidente della commissione mi chiedevo se c’era necessità di convocarla. Io non voglio essere quello che sapeva e non ha detto nulla. Il segretario mi aveva detto di attendere il parere legale, che non ho ancora letto». Ci sarà da attendere ma la questione appare non ancora chiusa.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 27 Aprile 2022
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