Solidarietà e vicinanza, ma per l’ospedale solo promesse e buone intenzioni

Emanuele Monti ha fatto visita al personale del PS ancora scosso dalla vicenda di martedì scorso. L'occasione per fare il punto della riforma e del futuro del sant'Antonio

ospedale di gallarate

« Gli operatori sono ancora scossi. È stato un episodio davvero grave e solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine non è sfociato in qualcosa di più grave».

I sanitari dell’ospedale di Gallarate, questa mattina, hanno raccontato a Emanuele Monti, Presidente della Commissione sanità di Regione Lombardia, i momenti di terrore vissuti martedì scorso, quando i parenti di un giovane che si era tolto la vita in ospedale, hanno sfogato la propria rabbia e disperazione sul personale, i computer e le vetrate del pronto soccorso.

Monti è arrivato per portare la sua solidarietà al personale, accolto dal direttore di presidio dottor Gelmi, dal professor Benevento e dal dottor Caico, oltre che dal coordinatore degli infermieri. Assente il direttore generale Porfido, che aveva un altro impegno.

Si sentono soli gli operatori di Gallarate, dimenticati da una politica concentrata sul futuro ospedale unico, un modello d’efficienza e qualità innovative ma che viaggia già con il classico ritardo della burocrazia: « Ci sentiamo anche delegittimati, non considerati nel nostro ruolo di medici che valutano i casi» ha spiegato il dottor Caico sottolineando che, nonostante tutto, l’attività va avanti e tutti si impegnano per garantire l’assistenza alla gente.

Alle 11 del mattino, il PS di Gallarate è già abbastanza affollato. Non un caso limite, ma si vede che i ritmi cominciano a farsi serrati. Per il Presidente Monti, che si è proposto di fare da pungolo alla giunta lombarda e da suggeritore di soluzioni dato che fa parte del Consiglio, una risposta all’emergenza violenze potrebbe essere una linea rossa che metta direttamente in comunicazione il pronto soccorso con il commissariato di Gallarate. Una linea simile era già stata attivata nel febbraio del 2010 a Varese, con risultati, evidentemente, non risolutivi dati gli episodi ciclici di aggressioni che anche al PS di Varese vengono segnalati.

Linea diretta tra 113 e pronto soccorso per evitare episodi di pericolo

Il problema è legato alla difficile fase che sta attraversando la sanità.  Regione Lombardia ha varato, 3 anni e mezzo fa, una riforma che ancora oggi è pressoché ferma al palo: « Credo che le sperimentazioni in atto relative a Pot, Greg e Prest debbano aumentare – ammette Monti – siamo ancora in una fase di avvio. Sicuramente, però, con le ultime regole di sistema approvate nel dicembre scorso, si imboccherà presto la via della riorganizzazione delle reti ospedaliere. Lunedì ci sarà il primo atto concreto con l’individuazione dei “pronto soccorso di secondo livello” che dovranno avere organizzazione, strutture e linee operative standard ben definite. Non si può pensare di avere tutto dappertutto: un tempo gli ospedali erano chiamati “Circoli” perchè servivano bacini dove ci si muoveva in carrozza. Oggi il problema delle distanze non c’è più. Mentre è evidente che servano residenze a più bassa intensità di cura, luoghi di riabilitazione, posti dedicati alla cronicità. Qui io potrei spingere Regione Lombardia ad accelerare il processo di trasformazione».

Nell’attesa che si avvii il cambiamento e si costruisca l’ospedale unico, come si garantisce la qualità dell’offerta sanitaria di Gallarate, ospedale tra i più penalizzati dalla Riforma? « I tempi non saranno così lunghi. Io mi auguro che tra i 3 e gli 8 anni si riesca ad arrivare alla meta. Nel frattempo, però, le innovazioni tecnologiche potranno già essere introdotte. E con macchinari più sofisticati, crescerà anche l’attrattività del presidio ospedaliero. Oggi assististamo alla carenza dei medici che hanno molteplicità di offerte e scelgono quelle più adeguate alla propria carriera professionale. In questo gioco, inoltre, interviene anche il concorrente privato che non ha le stesse regole del pubblico e riesce ad attrarre con maggiore facilità. Ecco, io reputo che anche in questo caso occorrerebbe rivedere le regole per mettere sullo stesso piano i due attori del sistema sanitario».

E per frenare la fuga dei camici bianchi, che ricetta suggerisce? « Non è possibile parlare di risorse in più perché c’è il vincolo nazionale. Dal nuovo manager appena nominato, però, mi aspetto un piano strategico nuovo che sappia indicare la via verso cui andare. Un documento condiviso chiaro e trasparente che non riserva sorprese. Occorre lavorare in modo trasparente e smetterla con i sotterfugi che inacidiscono il clima».

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 26 Gennaio 2019
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