Legame con il territorio e grande export. Il successo di Secondo Mona”

In occasione del Pmi Day 2019, i ragazzi della terza E della scuola media Da Vinci hanno visitato l’industria di Somma Lombardo leader nel settore areonautico

Pmi day al Secondo Mona

Il Pmi Day 2019, la giornata organizzata dall’Unione Industriali dal 2010, permette alle scuole di visitare il motore economico dell’Italia. Quelle piccole e medie imprese che, secondo i dati del Sole 24 Ore, rappresentano il 92% delle aziende del nostro paese.

Gli alunni della terza E della scuola media dell’istituto Da Vinci di Somma Lombardo hanno potuto conoscere la realtà della Secondo Mona, l’azienda di Somma Lombardo che produce componenti per aerei. Un’azienda che esporta il 75% della produzione, principalmente in Europa e America del Nord e anche Turchia, India, Indonesia, Corea.

Come ci racconta l’ad Claudia Mona – che dirige l’azienda insieme al fratello Riccardo – Secondo Mona è nata nel 1903, quando il giovane Secondo Mona aprì un’attività per la vendita e la riparazione di cicli e motocicli a Somma Lombardo. Nel 1913 arriva la svolta: complice la vicinanza della Cascina Malpensa, comincia a riparare i motori dei primi velivoli e così si avvicina al mondo dell’areonautica. La data ufficiale di nascita è quindi il 1913. Per il centenario, nel 2013, VareseNews ha visitato l’azienda di somma Lombardo che per l’occasione aveva organizzato una festa con tutti i dipendenti. Secondo Mona, che fattura 50 milioni di euro, produce anche il sistema che genera il fumo delle scie delle Frecce Tricolori.

Come Secondo Mona, che nel 1932 andò a Zurigo per frequentare il Politecnico, allora come oggi un’assoluta eccellenza, anche la nuova ad Claudia Mona – che rappresenta la quarta generazione in azienda – andò all’estero per lavorare, a Bruxelles in veste di funzionaria della Commissione Europea quando venne richiamata alla casa madre per dirigere l’azienda famigliare.

Una storia affascinante che gli studenti hanno ascoltato con attenzione  per poi visitare la fabbrica, tutti muniti di quaderno per prendere appunti e sempre pronti a fare domande. «Di quanti pezzi è composto un aereo?» ha domandato uno studente. «In realtà è impossibile quantificarlo» hanno spiegato i  tecnici della Secondo Mona. «In genere, una casa produttrice compra il 70% circa dei pezzi all’esterno, a partire dalle materie prime. In Italia l’azienda più importante è Avio Aero, azienda che lavora nella progettazione di componenti e sistemi per l’aeronautica acquisita dal colosso americano General Electric, con cui lavoriamo anche noi». «Non esistono aziende – hanno sottolineato i tecnici – che producono da sole gli aerei».

La produzione di un componente di un aereo è molto complessa e richiede l’intervento di decine di professionisti: «Dalla progettazione alla produzione finale di una componente – spiegano i tecnici – possono volerci degli anni. Si parte da un prototipo, che deve essere collaudato e poi certificato, e solo dopo passa in produzione. Qui alla Secondo Mona abbiamo anche una stampante 3D».

In un’azienda dove la ricerca e l’innovazione sono fondamentali per rimanere competitivi, la componente umana rimane strategica: «Qui lavorano circa 300 persone, e sono tutte necessarie» ha detto Claudia Mona. E, aggiunge Sergio Bellotti, particolarmente nell’area di collaudo: «Nonostante l’impiego di macchinari avanzati e computer, la presenza dell’uomo è imprescindibile. Le macchine qui non potranno mai sostituire il lavoro umano».

Tra le figure più ricercate in questa azienda e più in generale in questo mercato ci sono gli ingegneri, i progettisti, i disegnatori, i meccanici, i collaudatori, i metallurgici. E ancora:i commerciali, i responsabili degli acquisti e gli addetti alla contabilità. «Gli indirizzi consigliati, per i ragazzi che si apprestano a terminare le medie – dice Claudia Mona – sono l’istituto aeronautico, il chimico e l’informatico. Anche la ragioneria può essere una scelta intelligente in questo campo».

In azienda sono tutti concordi nel dire che saper parlare inglese è fondamentale. «Si tratta della lingua ufficiale di questo mercato. Senza contare che il 75% della nostra produzione viene esportata all’estero». La domanda, assicura Claudia Mona, «è sempre elevata: ovviamente l’innovazione è fondamentale – i nostri dipendenti frequentano ogni anno corsi di formazione – ma questo settore ha risentito meno della crisi rispetto agli altri».

di caccianiga.marco@yahoo.it
Pubblicato il 14 Novembre 2019
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