La fuga, la paura e la salvezza. Il racconto degli istriani accolti a Busto Arsizio

Mattinata intensa per gli studenti delle superiori di Busto Arsizio nel Giorno del Ricordo dedicato alle vittime delle foibe e agli esuli giuliani, istriani e dalmati

olivio pernich olivia paoli foibe giorno del ricordo 2020

Dopo il percorso promosso da Comunità Giovanile e la messa celebrata nella chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Borsano, le celebrazioni del Giorno del Ricordo si sono concluse con la tappa al Liceo Artistico Paolo Candiani – Liceo Musicale Coreutico Pina Baush.

Grazie al coordinamento del tavolo delle scuole superiori “La storia ci appartiene”, in un’aula magna gremita gli studenti (con delegazioni di altre scuole superiori, come il Crespi, il Verri e lo scientifico Tosi) hanno così potuto ascoltare le testimonianze di chi, sulla propria pelle, ha vissuto il dramma dell’esilio giuliano-dalmata e delle Foibe.

Gli stessi che poi hanno trovato accoglienza a Busto, e precisamente a Borsano, nel noto villaggio edificato negli anni Sessanta per ospitare i profughi in fuga dalla Jugoslavia, e nel quale successivamente confluirono anche alcuni italiani-libici fuggiti dopo il colpo di stato di Gheddafi nel 1970.

«Arrivai in Italia da piccolo- racconta Olivio Pernich– non ho ricordi della Jugoslavia. Dopo essere stati sballottati da un campo profughi all’altro, dopo tanti sacrifici, arrivare nei nuovi alloggi a Borsano per noi fu una salvezza. Qui abbiamo rimesso in piedi la nostra vita, all’inizio non è stato facile, ci guardavano un po’ con sospetto, ma poi anche trovando lavoro ci siamo integrati bene. Posso dire che Borsano e Busto ci hanno accolto con dignità e rispetto, nella convinzione che l’integrazione aiuta a crescere».

Molto simile il racconto di Olivia Paoli, che suo malgrado però ricorda bene quando gli jugoslavi vennero a prendere suo padre: «Lui era fabbro, io avevo quattro anni ma ricordo che lo portarono via e non lo vidi mai più. Lo ritrovarono tre mesi dopo in una foiba, insieme a mio zio. Mi sono sempre sentita italiana, anche se ho fatto la scuola in serbo-croato, e questo desiderio di venire in Italia si faceva sempre più pressante dentro di me: allora quando compii vent’anni, insieme a mio fratello passammo il confine clandestinamente. Dopo varie esperienze finimmo a Busto, che io scelsi quasi alla cieca, sapevo solo del villaggio costruito apposta per noi. Dopo le prime difficoltà, grazie al parroco trovai lavoro, e da allora sono 52 anni che vivo in quello stesso palazzo. Busto è diventata la mia casa».

olivio pernich olivia paoli foibe giorno del ricordo 2020

Singolare e forse meno conosciuto anche la parabola degli italo-libici rappresentati da Valerio del Mastro: «In Libia si stava bene, mio padre lavorava nelle centrali elettriche e vivevamo più che discretamente. Con l’arrivo di Gheddafi, di colpo ci ritrovammo senza niente. Arrivammo a Busto grazie a degli zii che ci ospitarono per qualche tempo, prima di trasferirci a Borsano. Dopo l’iniziale titubanza, mio padre riuscì a fondare una cooperativa per costruire i garage che ancora oggi servono l’area: l’abbiamo gestita in cooperativa per 14 anni, poi è diventato un lavoro troppo grosso e abbiamo passato la palla al Comune».

A portare i saluti dell’amministrazione ci ha pensato invece il vicesindaco Manuela Maffioli: «La memoria è un percorso che il tavolo interscolastico cerca sempre di portare all’attenzione, perché è facile giudicare questi eventi come lontani dalla nostra realtà. Studiare questi avvenimenti, ascoltare le testimonianze di chi li ha vissuti ha una valenza importante per voi ragazzi, vi fa riconoscere in una comunità più ampia. Vi rivolgo quindi l’appello a non dimenticare, non come slogan, ma per sentirvi partecipi di qualcosa più grande di noi, sempre in relazione al contesto che ci circonda».

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Pubblicato il 10 Febbraio 2020
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