Come sarà la scuola a settembre? Parla l’esperta scelta dal ministro Azzolina

La dirigente dell'Ite Tosi Amanda Ferrario spiega il lavoro che è stato fatto al Ministero per arrivare alle linee guida che saranno presentate giovedì: "Sarà una scuola che guarda al futuro"

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La dirigente scolastica dell’Ite Tosi Amanda Ferrario non si sbottona sulle nuove linee guida per la scuola emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione ed elaborate dalla task force di cui anche lei fa parte. Nel frattempo sul Corriere queste indicazioni sono uscite in una sorta di approfondimento che lascia intuire una situazione molto elastica per l’anno scolastico che arriverà: «Ciò che scrivono i giornali oggi potrebbe cambiare ancora domani – spiega la Ferrario – perchè di mezzo c’è una conferenza Stato-Regioni che è in corso di svolgimento e il confronto con gli enti locali che potrebbe cambiare ancora molte cose».

La scuola che verrà

Quello che la dirigente scolastica può dire è come sarà la scuola di domani: «Sarà certamente una scuola che deve guardare al futuro con una formazione nuova per i docenti, non solo tecnologica. La scuola di domani, inoltre, non potrà più prescindere dalla banda larga e quindi da connessioni ad internet veloci. Andrà rivisto l’approccio metodologico degli studenti che dovranno imparare a lavorare in gruppo, a dibattere, parlare le lingue. Il loro obiettivo non dovrà più essere il voto».

Cosa succederà a settembre

Una visione, quella tratteggiata dalla Ferrario, che supera la scuola delle lezioni frontali e del voto come unico parametro di valutazione ma quanto di tutto questo si vedrà l’anno prossimo? Forse non molto perchè il tempo stringe, perchè ora la priorità è evitare il contagio e perchè c’è una forte resistenza al cambiamento in ampi strati del mondo degli insegnanti, una categoria spesso bistrattata in Italia sia dal punto di vista economico che da quello sociale.

Il nuovo anno scolastico si svolgerà un po’ in presenza e un po’ a distanza. Alcune discipline potranno essere accorpate in ambiti più grandi. Gli ingressi negli edifici scolastici saranno scaglionati e si cercherà di utilizzare strutture fuori dalla scuola, anche in orari non scolastici e con la possibilità di usare anche i sabati per i turni. Molta autonomia sarà lasciata ai presidi delle scuole che dovranno ripensare la didattica e decidere come e quanto usare la didattica a distanza. Meno spazi ci sono in una scuola e più la didattica a distanza potrà essere utilizzata.

Per quanti riguarda mascherine e distanziamento bisognerà attendere giovedì per conoscere le nuove linee guida del Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute che aggiornerà quelle emanate lo scorso 28 maggio: «Proprio per questo molte cose potrebbero ancora cambiare – aggiunge ancora Amanda Ferrario -. La presentazione ufficiale, infatti, è prevista proprio per giovedì».

Per i bambini più piccoli restano valide le regole che si stanno adottando nei centri estivi: all’asilo si andrà senza mascherine e le insegnanti dovranno usare visiere in plastica per rendersi riconoscibili. No a giocattoli da casa, sì alla mensa su turni.

Si chiederà a scuole e associazioni di stipulare patti di comunità, magari allargando le collaborazioni già in essere, in cui le associazioni mettono a disposizione i propri spazi per tenere gli alunni anche senza insegnanti per svolgere attività collaterali come musica, teatro, sport. Verrebbero, dunque investite anche di compiti di vigilanza.

Il Ministero, poi, punta a mettere un miliardo di euro per assumere nuovi insegnanti da inserire in realtà specifiche. Altro punto messo in risalto dal Corriere è la possibilità che figli disabili e figli dei sanitari possano stare a scuola anche in caso di un nuovo lockdown.

Cosa fare con le strutture scolastiche e con la didattica a distanza

Rimane, infine, il problema delle strutture e la dirigente Ferrario ne sa qualcosa: «Domani avrò un incontro con il Presidente della Provincia Antonelli e con i tecnici di Villa Recalcati e i miei. Ci confronteremo su cosa si potrà fare per rendere gli ambienti idonei alle nuove direttive. Se le cose rimangono così come sono ora io non sono in grado di poter riaprire la scuola a settembre perchè non posso garantire il distanziamento richiesto» – commenta la preside che nei giorni scorsi ha ricevuto il no di Antonelli per l’abbattimento di alcune pareti tra le classi.

Due le idee in campo tra le scuole superiori della provincia: quella della Ferrario che punta a non dividere le classi ma  ad ingrandire gli spazi per avere metà studenti in presenza e metà in modalità didattica a distanza e quella della dirigente del liceo Crespi di Busto Arsizio, Cristina Boracchi, che punta ad avere metà studenti di ogni classe in aula e l’altra metà in modalità a distanza. «Che si scelga una strada o l’altra – conclude la Ferrario – bisogna comunque farlo entro breve tempo perchè se qualche modifica alle strutture va fatta, non si può attendere agosto».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 23 Giugno 2020
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