La panchina rossa che unisce la città

Presentata la targhetta in onore di Laura Prati, sulla panchina posta di fronte al municipio. “Cardano al Campo non dimentica”

Massimo Poliseno panchina rossa

«Da oggi anche Cardano al Campo ha una panchina rossa che porta il nome di mia mamma e guarda verso il suo ufficio. Quell’ufficio dove sette anni fa veniva uccisa da un piccolo “uomo”». Orgoglioso Massimo Poliseno ha dedicato un pensiero alla mamma scomparsa, l’ex sindaca Laura Prati. A cui l’amministrazione ha unanimemente dedicato la prima panchina rossa, simbolo della lotta alla violenza di genere.

Laura Prati, il ricordo dei cardanesi sette anni dopo

Sette anni fa il tragico episodio che scosse l’Italia. Il vigile Giuseppe Pegoraro sparò alla sindaca e al vice Costantino Iametti. Venti giorni di altissima tensione e speranza, purtroppo svanita il 22 luglio, quando il figlio Massimo insieme al padre Pino cominciarono a leggere alcuni passi del Buio oltre la siepe di Harper Lee, il libro che Laura stava leggendo in quegli ultimi concitati giorni. Poi la veglia spontanea davanti al municipio: cittadini di qualsiasi colore politico in silenzio a  ricordare la prima cittadina scomparsa.

Dal 2014 l’allora sindaco Angelo Bellora ha organizzato due giorni per commemorare Laura. Il primo è il 2 luglio: ogni anno alle 9:45 la cerimonia dell’ammainabandiera. E quindi il 22 luglio, con la ripetizione di quella veglia del 2013. Cerimonie subito proseguite dall’attuale giunta a guida Colombo. Che adesso, per volere dell’assessora alle pari opportunità Meri Suriano, ha voluto dedicare anche la panchina rossa di piazza Mazzini: «Troppo spesso – ha detto l’assessora di Fratelli d’Italia – la cronaca parla di violenza contro le donne e femminicidi. La panchina rossa è un segnale rivolto a tutti per non abbassare la guardia».

«È anche così – ha detto Poliseno – che possiamo oggi riconoscerle gli anni di impegno contro la violenza di genere, consentendole al tempo stesso di continuare anche ora che non c’è più la sua opera di sensibilizzazione nei confronti di questa piaga sociale. Si tratta di un lavoro lungo e faticoso iniziato in passato da tante donne coraggiose, portato avanti poi da altre donne altrettanto coraggiose tra cui proprio mia mamma, e purtroppo oggi non ancora concluso»

di caccianiga.marco@yahoo.it
Pubblicato il 02 Luglio 2020
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