Le ragioni del rifiuto di Ubi Banca all’offerta di Intesa

L'ad Victor Massiah ritorna sulla decisione del consiglio d'amministrazione di respingere l'offerta di Intesa Sanpaolo

Ubi Banca- Bpb generiche

Il conto alla rovescia per Ubi Banca è iniziato. Fino al 28 luglio, gli azionisti Ubi potranno decidere se aderire al piano di Intesa o se rimanere soci dell’istituto. Un momento delicato per la Banca guidata dall’amministratore delegato Victor Massiah (foto) che a pochi giorni dal via all’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo, ritorna sulla decisione del consiglio d’amministrazione della banca di respingere l’offerta.

LE CONSEGUENZE DELL’OPS PER I TERRITORI
L’ops di Intesa, nel caso andasse in porto, avrà conseguenze dirette sui territori. Massiah ha spiegato che la storia di Ubi nasce da una serie di aggregazioni amichevoli avvenute in tutta Italia nel corso di un secolo. Una storia partita dalle province lombarde di Bergamo, Brescia, Varese, Cuneo e Pavia e che nel tempo ha coinvolto il centro e il sud Italia.
«Siamo una banca ormai di interesse nazionale ma che allo stesso tempo è memore delle sue radici. Conosciamo i territori, i tessuti produttivi, l’economia al dettaglio, siamo in grado di intervenire rapidamente. L’esempio è stato Rilancio Italia, un pacchetto di misure con cui abbiamo stanziato dieci miliardi per il Paese, anticipando seppur di poco alcuni provvedimenti governativi. Siamo un importante datore di lavoro, distribuiamo ricchezza, molti azionisti risiedono sui territori che seguiamo e con loro molte famiglie. E proprio agli azionisti ci siamo rivolti con l’aggiornamento del piano industriale che prevede la distribuzione di circa 840 milioni di utili in tre anni. Come impatterà l’ops di Intesa, è difficile da prevedere. Molti territori non sarebbero seguiti né da Ubi né peraltro dalla stessa Intesa, perché proprio nei territori lombardi Intesa ha previsto di cedere 500 filiali a Bper. Il nostro consiglio di amministrazione si è espresso sulla non convenienza in maniera argomentata. Quindi è importante leggere attentamente sia la documentazione di Intesa che quella di Ubi per farsi un’idea approfondita».

GLI IMPRENDITORI VOGLIONO LA CONCORRENZA TRA BANCHE
Il ragionamento fatto dal cda di Ubi è ampio. Massiah a titolo esemplificativo cita il risultato di una recente ricerca condotta da Swg in cui si chiede a differenti e diverse tipologie di imprenditore quale sia a loro avviso un’adeguata configurazione del mercato bancario. «In quella ricerca – spiega l’ad di Ubi Banca – è emersa con grande forza la scelta di avere una adeguata competizione tra banche. Era intuibile, ovvio, ma adesso ci sono anche i numeri che lo dicono: oltre il 70% delle aziende interpellate vogliono avere la possibilità di scegliere tra diversi concorrenti sani. Intesa è una banca sana e molto grande, ma anche Ubi è molto sana e Intesa stessa lo riconosce. Gli imprenditori dicono di volere più di una banca nei territori dove operano e questo è stato uno degli argomenti che il cda ha utilizzato non solo nell’interesse dei singoli azionisti ma anche nei confronti di tutti gli stakeholder, cioè tutti coloro che fanno parte della comunità economica in cui opera la banca: dipendenti, fornitori e clienti».

IL MATRIMONIO POSSIBILE CON BPER
Ubi Banca prima dell’offerta di Intesa si era proposta come potenziale aggregatore per la costituzione di un terzo polo bancario in Italia. Un dialogo interrotto dall’Ops di Intesa nella stessa giornata in cui Massiah presentava il piano industriale alla stampa e algi investitori. « C’era stato un avvicinamento preliminare con Bper è cosa nota – conferma l’ad di Ubi -. Noi abbiamo sempre perseguito una strategia di creazione di valore per gli azionisti. La nostra volontà rimane alle condizioni corrette: abbiamo in mente un’operazione di tipo consensuale. Il cda mi ha dato una delega di portare in fase avanzata un’eventuale operazione di matrimonio nel caso la banca restasse indipendente»

ORA LA PAROLA PASSA AGLI AZIONISTI
«Informatevi bene e siate consapevoli della vostra scelta». È questo il messaggio finale che Massiah indirizza agli azionisti di Ubi Banca. «Dopo quattro mesi, è arrivato come è giusto il loro momento. È una decisione di mercato da prendere in piena consapevolezza per tutte le conseguenze, sia finanziare che non finanziarie, che comporta. Noi crediamo nel mercato e gli azionisti sapranno fare la scelta migliore».
(Fonte Italpress)

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 Luglio 2020
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