La sostenibilità va fatta, ce lo chiedono i nostri figli

Alla Liuc si è discusso di economia circolare e sostenibilità: «La correzione di rotta sarà un’impresa immane che implicherà una rivoluzione non meno profonda di quella agricola e industriale»

Generica 2020

«A chiedere un’economia più sostenibile non sono solo le regole internazionali e i mercati, ma il buon senso e i nostri figli». La giornata di studi dedicata all’economia circolare e alla sostenibilità, organizzata dall’università Liuc e dal magazine Economy, è iniziata con questa affermazione del presidente dell’Unione industriali di Varese, Roberto Grassi. Un richiamo forte alla responsabilità nei confronti delle nuove generazioni che ha aperto la strada a un dibattito franco e senza fronzoli. Per l’ateneo di Castellanza è stato anche un ritorno agli eventi in presenza, con un panel ricco di relatori che si sono alternati nel rispetto delle norme anticovid. (foto sopra, Sergio Luciano direttore di Economy)
Che la sostenibilità non sia più un atteggiamento individuale bensì un percorso di formazione vero e proprio, alla Liuc lo hanno capito da tempo. «Per portare un tema cosi complesso nel percorso di studi – ha detto Raffaella Manzini direttore della scuola di ingegneria gestionale – abbiamo fatto rete a livello nazionale e internazionale con le varie scuole di ingegneria e inserito il tema della sostenibilità nel corso di produzione, logistica e strategia».

La Liuc ha dunque scelto di “disseminare” la sostenibilità in una serie di studi in quanto è la grande opportunità per essere protagonisti del cambiamento. Il ruolo degli ingegneri gestionali in questo passaggio epocale è fondamentale. Sono loro le figure chiamate a fare scelte su sistemi complessi in cui interagiscono moltissime variabili. Per creare valore, la sostenibilità deve entrare dunque nella testa dei futuri manager, oltre che nella sensibilità. Sarebbe già un passo importante per il cambiamento.
La lettura sistemica della sostenibilità è stato uno degli elementi comuni a quasi tutti gli interventi della giornata, a partire da quello del rettore Federico Visconti che ha ricordato l’uscita imminente di un libro, il quindicesimo della collana Liuc, dedicato all’economia industriale e al management di cui ha curato la postfazione.
Secondo il rettore, i manager, in particolare gli ingegneri gestionali, devono avere la visione d’insieme, collegare le scelte agli obiettivi tenendo soprattutto conto dei risultati. Sembrerebbe l’acqua calda, ma così non è, perché è proprio l’execution «il lato debole di questo Paese».

«La sostenibilità va fatta subito, altrimenti pagheremo una crescita poco armonica con l’ambiente» ha ribadito Franco Ferrario del Mip del Politecnico di Milano, esperto in processi di cambiamento.  «Sappiamo che la correzione di rotta sarà un’impresa immane e che implicherà una rivoluzione non meno profonda di quella agricola e industriale. Tutto quello che possiamo fare è intervenire sui flussi logistici e produttivi portandoli a livelli sostenibili attraverso scelte, tecnologie e d organizzazione» ha sottolineato Ferrario ispirandosi al rapporto “I nuovi limiti dello sviluppo” del Mit di Boston.
In questo cambiamento il decisore pubblico avrà un ruolo fondamentale. Sergio Luciano, direttore di Economy, ha coinvolto nel dibattito Filomena Maggino, presidente della cabina di regia di “Benessere Italia“, voluta dal Governo, che in collegamento da Roma ha spiegato le linee guida dell’intervento in questa fase di cambiamento. «Quando c’è un’emergenza è come se andasse via luce e quindi può bastare una torcia ma solo nell’emergenza, perché per uscirne occorre osservare la realtà in modo diverso. Non esiste solo il Pil per misurare il benessere dei cittadini ma anche altri indicatori ». 
La presidente di “Benessere Italia” ha sottolineato che rispetto al passato c’è un modo diverso di prendere le decisioni. «Si deve mettere al centro i cittadini, le persone e il loro benessere in tutti i suoi domini: nella salute, nel lavoro e nell’ambiente. Per raggiungere questo obiettivo, la cabina di regia di Benessere Italia ha una mappa con cinque tappe definite: rigenerazione equa e sostenibile dei territori, transizione energetica, mobilità e coesione territoriale, economia circolare e qualità della vita».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 14 Ottobre 2020
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