Somma, la protesta del quartiere per la ciminiera abbattuta: “Una ferita da sanare”

La presa di posizione dei segretari di San Bernardino: "Abbattuta alle sei del mattino, oggi scopriamo che neanche il Comune sapeva". La richiesta di dare uno sbocco positivo alla vicenda

Somma Lombardo generiche

«Come segretari di quartiere siamo indignati e chiediamo che i responsabili siano sanzionati, se l’abbattimento è stato fatto in maniera irregolare».

Sono arrabbiati ma portano anche richieste precise, i rappresentanti del quartiere San Bernardino, a Somma Lombardo, dopo la notizia dell’abbattimento della ciminiera in mattoni dell’ex fabbrica Itala.
«Chiediamo che venga ricostruita, anzi che prima venga tutelato ciò che rimane»
tuona Armando Curto, affiancato da Antonella Colombo e Maristella Roncalli.

«Quella era la mia caldaia, era la mia ciminiera», dice Lino Marzolo, indicando il cumulo di mattoni. Era caldaista all’ex Italia, la fabbrica un vero caposaldo industriale nel mezzo di un quartiere prevalentemente residenziale.

Ai tempi di Marzolo la ciminiera non era più in funzione, ma era rimasta in piedi: un simbolo dell’azienda ma anche – si direbbe in un testo da architetti – un landmark, un segno distintivo del territorio. «In origine c’era una caldaia Cornovaglia, così detta perché le prime erano state installate in Cornovaglia». Archeologia industriale dell’Ottocento, quando la Itala era una delle prime fabbriche in grado di produrre cateteri e cannule sanitarie in gomma, oltre a una vasta gamma di altri manufatti.

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Una targa storica della Itala

Quel simbolo così antico, che ricordava quando in via Piave-Villoresi lavoravano quattrocento operai su tre turni, oggi è scomparso. «Abbattuta alle sei e un quarto del mattino» dice Antonella Colombo, che abita poco distante. «Abbiamo sentito un boato e poi abbiamo scoperto che la ciminiera non c’era più». L’orario in sé appariva sospetto, anche se inizialmente la cosa era stata accettata: «Non pensavamo certo che lo facessero senza una autorizzazione» dice Maristella Roncalli, che è architetto.

Da tecnico, Roncalli torna sul tema dell’autorizzazione: «Il parere della Sovrintendenza non c’entra certo con la convenzione comunale. Prima di toccare qualcosa che è in una convenzione è necessario modificare la convenzione stessa, per questo pensavamo fosse stato tutto autorizzato». La stessa analisi che spingeva anche l’ex assessore Pasin a chiedere chiarezza.

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Il cantiere dall’ingresso di via Piave: sullo sfondo si riconosce il cumulo rossiccio di macerie derivanti dall’abbattimento della ciminiera

L’azienda – stando a quanto riportato dall’assessore all’urbanistica Calò, che ha scoperto tutto solo ieri – avrebbe proceduto facendosi scudo del parere della Sovraintendenza e adducendo motivazioni di stabilità e sicurezza. La tesi del manufatto pericolante però non convince i segretari di quartiere e gli abitanti della zona: «La ciminiera era stata tagliata a metà quarant’anni fa, era altissima ma non serviva più, le caldaie a vapore non si usavano più» ricorda ancora il caldaia Marzolo. «Era usurata dalle intemperie ma certo non pericolante, era lasciata lì come simbolo di un passato». Marzolo la conosce bene: «Si saliva con la scala per il parafulmine, per le luci, salivo io sulla scaletta». Si parla degli ultimi anni dell’azienda, che ha chiuso nel 1997, ventitré anni fa.

«Se anche il manufatto era stato trascurato per anni – ragiona Roncalli – il consolidamento era a carico di chi è proprietario dell’area, era un impegno che aveva assunto, quello di tutelare quell’elemento».

Ciminiera ex Itala via Villoresi Somma Lombardo
La ciminiera svetta sulla fabbrica, all’inizio delle operazioni di demolizione dei fabbricati, negli anni Duemila

D’altra parte, i segretari di quartiere oggi insistono su un punto: giusto pretendere chiarezza su quanto successo, ma anche dare uno sbocco positivo alla vicenda, che pure rimane negativa. In questo senso chiedono la ricostruzione della ciminiera, recuperando la base del manufatto rimasta ancora integra. «È un pezzo storico della nostra identità, aspettavamo solo di poterci sedere sulle panchine della nuova piazza» dice Armando Curto. Che ricorda poi come il cantiere sia aperto da oltre un decennio e necessiti di una prospettiva. «Una ferita da sanare», dicono: quella della ciminiera abbattuta, ma anche quella di un “vuoto” urbano che rimane nel mezzo di questo quartiere residenziale.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 23 Ottobre 2020
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