Il lockdown ultima mazzata di un’attività in difficoltà, imprenditore di Cavaria lancia una raccolta fondi per evitare il fallimento

La storia di Giorgio Serbanescu, un imprenditore di Cavaria con Premezzo che aveva un’attività di abbigliamento all’interno di un centro commerciale di Cantù

giorgio serbanescu

La crisi innescata dall’emergenza pandemica si è abbattuta sulle attività economiche senza riserve. Prima per via di una minor propensione delle persone a girare per attività e negozi e poi per conseguenza delle norme che lo hanno impedito fisicamente con il lockdown di marzo e la nuova zona rossa di novembre.

In mezzo ci sono finite tutte le attività, dalle più floride a quelle che con fatica stavano risalendo una china già molto complicata prima della pandemia.

Tra questi si inserisce la storia di Giorgio Serbanescu, un imprenditore di Cavaria con Premezzo che aveva un’attività di abbigliamento all’interno di un centro commerciale di Cantù. Un’attività che ha dovuto chiudere i battenti dopo il primo lockdown e che ha spinto il suo titolare ad avviare una raccolta fondi per tentare di non fallire per i debiti accumulati.

“Dal dicembre 2011 avevo un negozio fisico all’interno di un centro commerciale – racconta – , nel 2019 la situazione lavorativa era delicata e mostrava un importante calo del fatturato, avevo chiesto la riduzione del canone di locazione ma non mi è stato concesso, dovevo intervenire in un modo rapido è deciso. In un momento del genere, era la cosa che non avrei voluto mai fare, andare a toccare l’equilibrio delle mie collaboratrici. Chiesi alla Confcommercio – Ascom (che mi ha seguito come studio paghe) per poter procedere con la cassa integrazione, per giustificato motivo calo del fatturato(comprovato dai bilanci), non mi è stato concesso codice ateco 47.71, ero riuscito solo ad una collaboratrice di ridurre il monte ore lavorativo settimanale”.

Fu il primo tassello di una faticosa riduzione di costi e ridefinizione del debito per provare a ripartire ma è proprio in quel momento che è caduto il lockdown.

“Eravamo rimasti io e mia mamma e per poter adempiere a tutti gli impegni con lo stato, presi la decisione di non effettuare i pagamenti del modello F24 dell’iva mensilmente: dal 2019 avevo iniziato a pagare delle rateizzazione IVA, ed avevo iniziato ad anticipare il pagamento del TFR alle collaboratrici in quanto avevo visto che la situazione a livello del fatturato, stava sempre di più andando in modo negativo. L’unico debito che ho avuto fino alla chiusura forzata per il lockdown è stato quello dell’IVA, non ho mai avuto nessun debito in tutti gli anni di apertura dell’attività, come anche gli stipendi, canone di locazione ed altre tassazioni sono state pagate puntualmente”.

La chiusura ha fatto precipitare tutto: “Con il lockdown, non potendo incassare dal mese di maggio le finanze sono finite, mi è stato chiesto di pagare il canone di locazione, mi manca una parte del TFR da pagare alle dipendenti, una piccola parte del fornitore (ero in franchising) ed IVA”.

Da qui l’ultima speranza: chiedere aiuto. “Chi si trova in difficoltà, chieda un aiuto senza avere il timore di non ricevere una mano oppure una parola di conforto – spiega Serbanescu che ha aperto sui suoi canali social una raccolta fondi per pagare i debiti rimasti -. Uniamo le forze e avremo il modo di affrontare tutto in modo più chiaro”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 Novembre 2020
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