Luigi Abini, mister Autorex, compie cento anni

È stato tra i primi ad aprire un concessionario d'auto in provincia di Varese. Deportato in Germania come forza lavoro durante la seconda guerra mondiale è stato assegnato a un'officina di automezzi dove ha imparato i segreti dei motori

Busto Arsizio varie

Ci sono immagini che raccontano molto della vita delle persone. Quella di Luigi Abini, che oggi compie 100 anni, può essere racchiusa in due fotografie: la prima che lo ritrae nel luglio del 1942, poco più che ventenne, ad Atene, durante la seconda guerra mondiale, poco prima di essere deportato in un campo di prigionia in Germania. La seconda, invece risale agli anni Sessanta, nel pieno del boom economico, e riproduce un concessionario d’auto. Queste due immagini rappresentano i fili principali che hanno guidato il destino di questo imprenditore, tra i primi ad aprire in provincia di Varese un auto concessionario.

Luigi Abini nasce il 25 novembre 1920 a Busto Arsizio in una famiglia di artigiani specializzata nella produzione di finimenti per cavalli. Siamo sempre nel settore trasporti, è vero, ma la sua vocazione imprenditoriale non nasce per ispirazione familiare, ma a causa della guerra. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, Luigi ha vent’anni e viene arruolato come autiere. È dunque un soldato dedicato alla guida di automezzi militari per il trasporto di persone e materiali. La foto che lo ritrae con alle spalle un mal ridotto camion dell’esercito italiano è uno dei suoi ultimi istanti di libertà prima di essere deportato dai tedeschi, diventati nel frattempo nemici, per essere utilizzato come forza lavoro in Germania.

Arrivato al campo di prigionia, il giovane militare italiano si accorge che per poter sopravvivere deve stare lì dentro il meno tempo possibile. E così, alla richiesta di un soldato tedesco, che cercava un meccanico da assegnare a un’officina esterna di mezzi militari, alza istintivamente la mano. Luigi sapeva molto di finimenti di cavalli, ma poco o nulla di motori. Una volta arrivato a destinazione si dà da fare per imparare a riparare  carburatori, testate e pistoni. Sembra nato per quel mestiere e gli riesce così bene che viene preso in simpatia e in qualche modo anche protetto dai proprietari dell’officina con cui rimarrà in contatto anche dopo la fine della guerra.

Busto Arsizio varie

LA SECONDA VITA DI LUIGI ABINI

Luigi ritornerà a casa solo nel 1945, a guerra finita. Una volta rientrato nella sua Busto Arsizio riprende a lavorare con il padre. Il mondo però sta cambiando velocemente e l’ex autiere capisce che deve trasformare in opportunità quanto aveva imparato durante la prigionia.
Sono gli anni della ricostruzione, dell’industrializzazione, della modernizzazione del Paese e uno dei simboli principali del progresso è proprio l’automobile. Il destino di Luigi viaggia dunque spedito su quattro ruote. Una corsa che lo porta ad aprire prima un’attività di ricostruzione di pneumatici e gommista, poi una pompa di benzina elettrica, il mitico distributore Aquila su viale Diaz, e infine, nel 1963, a inaugurare uno dei primi concessionari d’auto di Busto Arsizio, naturalmente specializzato in una marca tedesca: la Opel.  La scelta non è casuale perché negli anni passati forzatamente in Germania, Luigi ha potuto apprezzare la solidità e l’affidabilità di quei motori.

IL CONCESSIONARIO SI FA IN TRE

Il successo dell’attività è quasi immediato e dopo aver commerciato Opel per 25 anni e un passaggio breve con Seat e Lancia, decide di passare alle auto giapponesi. Come spesso accade agli imprenditori, Luigi Abini è particolarmente abile a cogliere le opportunità in anticipo rispetto al mercato. Questa volta l’intuizione arriva grazie a un fornitore, l’importatore di auto Seat in Italia, che commercia anche Mitsubishi. Insomma, il mercato si sta aprendo e Luigi capisce che la scarsa offerta dei produttori europei va in qualche modo compensata con prodotti innovativi e diversificati. Nel 1988 le prime auto giapponesi entrano nel secondo concessionario aperto sul Sempione, per poi rientrare nel 1990 nel concessionario principale di via Fagnano Olona.
Oggi Autorex puo’ contare su tre sedi: la principale a Olgiate Olona, sul confine con Busto Arsizio, a Sesto Calende e a Varese.

IL MISTERO DEL NOME

In azienda ha fatto il suo ingresso la seconda generazione. Marino Abini ha trasformato la sua passione per macchine e motori anche in attività sportiva, in particolare rally e raid con fuoristrada. «Mio padre – racconta Marino Abini – mi ha trasmesso l’entusiasmo di fare impresa. Il suo ottimismo, la sua visione e la sua ironia gli hanno permesso di affrontare la vita accettando con serenità tutto ciò che il destino gli ha riservato. Ha guidato fino a 93 anni e fino a 95 è venuto regolarmente in azienda ritagliandosi a suo modo uno spazio operativo. Non ci ha mai però svelato perché ha scelto il nome Autorex».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 25 Novembre 2020
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore