Ester ha 11 anni e racconta il Covid dal punto di vista dei giovanissimi

È una finestra aperta sul mondo dei giovanissimi in questa difficile pandemia il racconto "Il Covid nel 2020" di una ragazzina di Gallarate

Generica 2020
Foto di jplenio da Pixabay

È una finestra aperta sul mondo dei giovanissimi in questa difficile pandemia il racconto di Ester Li Vigni, una ragazzina di 11 anni che abita a Gallarate e frequenta la prima media della Scuola Ponti. Per divertirsi scrive brevi racconti e ha scelto di condividere con noi e con tutti i lettori di VareseNews, questo racconto in particolare, che parla dell’emergenza sanitaria in corso.
Lo scrive pensando di leggerlo in futuro a chi non ha vissuto la pandemia, ma è significativo per gli adulti leggerlo adesso. Per capire come bambini e ragazzi stanno vivendo questo periodo, nella loro quotidianità che è diversa da quella di genitori e insegnati che gli stanno accanto.

IL COVID NEL 2020

Partiamo dalle cose basilari. Innanzitutto, cos’è il covid? Nelle parole più semplici del mondo è un raffreddore mortale. Già. Sembra un incubo. E anche se non ci crediate è proprio raffreddore mortale. I sintomi sono gli stessi. Febbre, tosse, ecc. Insomma penso che sappiate tutti gli effetti del raffreddore no?

La vita con il covid non è una passeggiata. Ogni giorno si sente al telegiornale quanti morti ci sono stati nelle ultime 24 ore e arriviamo veramente in alto. Più 10.000 decessi, ogni santo giorno. Tutti gli ospedali sono sempre pieni di contagiati covid e i medici si fanno in dieci per salvare le loro vite. Bisogna anche tenere sempre una mascherina chirurgica quando vai fuori e il distanziamento fisico. Ovvero, non ci si può abbracciare, scambiarsi le cose, stare vicini o semplicemente fare una chiacchierata. Se sei in un luogo pubblico e non hai la mascherina e ti vedono i carabinieri, ti fanno una multa ben salata. Non è per nulla semplice stare lontani. All’inizio bisognava avere una distanza massima di 1-2 metri da una persona qualunque (esclusi i figli e i genitori che vivono nella stessa casa, lì si può stare attaccati tranquillamente).

LA SCUOLA CON IL COVID

All’inizio del covid (ovvero da fine febbraio a inizio marzo), in tutta Italia alle scuole sono rimaste chiuse (tutte, incluse asili) e per le elementari in su, si facevano le videolezioni. Ovvero si collegava tutta la classe con qualche app e si faceva una “videochiamata” con le prof. Infatti videolezione=videochiamata e lezione con le prof e compagni. Può sembrare bello, non vai a scuola, stai sul computer… Una favola, no? Beh, vi assicuro che le videolezioni sono un incubo. Praticamente 4 mesi incollati un computer, non è la cosa più bella del mondo. Prima o poi a tutti è iniziata a mancare la scuola. Il vicino di banco, le urla dei compagni, stare insieme ai propri amici…

Alcuni ancora ora dicono che vorrebbero andare di nuovo in videolezione, ma secondo me lo dicono solamente per contraddire quelli che lo dicono.

Vorrei veramente parlare al passato. Sì, ora le scuole sono quasi tutte aperte (se c’è un positivo in classe, si va tutti quarantena), ma il covid e non è terminato. I medici stanno già facendo un vaccino contro questa malattia e dicono che sarà pronta inizio 2021. Lo spero. Tutti lo speriamo.
Ho cercato di raccontare il più possibile di questo tremendo momento, ma non siete qui ma se non siete qui, a viverlo, non capirete mai come ci si sente a passare ogni singolo giorno con questa tremenda malattia. Potete provare compassione. Ma mai quello che proviamo ogni giorno noi. Ci sono anche i negazionisti. Ovvero quella gente che va in piazza e protesta senza mascherina, dicendo che è tutta una bufala. Il covid non esiste, stiamo vivendo una menzogna.

Sotto sotto, tutti vorremmo tutti noi vorremmo che negazionisti avessero ragione. Il coronavirus non esiste. È tutto una bufala, una bugia. Proprio com’è questo periodo fatale.

Ester Livigni

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 Dicembre 2020
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