Peris “il fiaccolaro”: l’ultimo tedoforo delle Olimpiadi Roma ’60

La storia di un giovane che ha vissuto in prima persona il più grande evento sportivo organizzato in Italia, sessant'anni fa. Lo ha intervistato Marco Pastonesi, autore del libro a lui dedicato

giancarlo peris

Quella di Giancarlo Peris è una storia nella storia. Fu l’ultimo tedoforo alle Olimpiadi di Roma del 1960: 350 metri e 92 gradini per portare il simbolo dei Giochi e accendere il braciere della pace. Il giornalista Marco Pastonesi ha realizzato una videointervista  per Il Foglio a Peris nell’ambito del progetto “Alla fine della città”, realizzato dall’associazione Ti con Zero e dal Comune di Roma in occasione dell’uscita dell’autobiografia “Il fiaccolaro”. (foto da Wikipedia)

Ultimo tedoforo delle Grandi Olimpiadi di Roma: basterebbe questo per consegnare Peris all’immaginario collettivo di tutti noi. Ma c’è anche un altro motivo che lo rende unico nella storia dell’Uisp. Infatti il giovanissimo Peris aveva svolto attività con l’Uisp, nella Vis Roma, partecipando a varie manifestazioni di corsa campestre, dove dimostrò un enorme talento.

Fu così che il suo tecnico, Oscar Barletta, decise di tesserarlo con il Club Atletico Centrale nel 1959. Un anno dopo, grazie ad una prova strepitosa nei 3.000 siepi, Peris si ritrovò ultimo tedoforo e il Club Atletico centrale insieme all’Uisp Roma dava vita alla prima edizione del Meeting dell’Amicizia, nello Stadio delle Terme di Caracalla, al termine dei Giochi olimpici.

«Sessant’anni dopo siamo andati a trovare Peris – racconta Marco Pastonesi nel video – ha 79 anni, per 40 è stato insegnante di italiano nelle scuole medie, ha insegnato anche atletica leggera sul campo, abita nella sua Civitavecchia e conserva, in casa, la fiaccola olimpica. E qui racconta la selezione, la prova, un inconveniente di cui forse nessuno si è mai accorto e un disguido con Giulio Andreotti, presidente del Comitato organizzatore, che tirava per le lunghe il suo discorso inaugurale».

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Pubblicato il 02 Dicembre 2020
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