Alitalia merita di fallire. Quelle risorse destinatele a startup, ricerca e innovazione

L'Italia è un paese che campa sulla cultura delle rendite e non innova. Angelo Coletta, presidente di Innovup è intervenuto alla presentazione dell'Indice di fermento imprenditoriale della Liuc

Generica 2020

In questo momento storico non basta più dire che l’Italia è adagiata sulle rendite di posizione. L’urgenza di fare scelte che determineranno il destino del Paese passa dall’abbattimento di quel paradigma culturale attraverso un’azione di sistema che coinvolga decisori politici, imprenditori, investitori e accademici.

Un’esigenza che gli startupper intervenuti alla presentazione dell’Indice di fermento imprenditoriale elaborato dall’Institute for Entrepreneurship and Competitiveness  della Liuc Università Cattaneo di Castellanza, hanno manifestato come priorità non più differibile nel tempo. L’indice del fermento imprenditoriale ha sparigliato le carte perché supera la tradizione storica e invita a leggere la realtà dei territori su variabili fresche, moderne e attuali. Insomma, la competitività, come affermano i ricercatori della Liuc, non è il frutto di un’eredità inalterabile del passato.

LE STARTUP ABBATTERANNO IL MURO DELLA CONSERVAZIONE

Visconti cita Sergio Marchionne: «In Italia manca il coraggio di cambiare». E a ben guardare manca anche una logica di trade off. «Ci sono delle cose su cui non bisogna più investire – sottolinea il rettore della Liuc – e noi invece continuiamo a farlo, tenendo dentro tutto».

Le startup italiane, secondo Angelo Coletta, presidente di Innovup, l’associazione che rappresenta l’ecosistema italiano dell’innovazione, potrebbero essere «il piccone» con cui abbattere il muro della conservazione. Per far crescere poi un ecosistema che stimoli l’imprenditorialità dei territori bisogna investire in ricerca, innovazione e formazione. «Il fermento imprenditoriale presente un pò in tutta Italia – non basta. C’è bisogno di un respiro finanziario dell’ecosistema per competere meglio a livello europeo. Bisogna sviluppare una cultura dell’innovazione diffusa sui territori con innesti di competenze portate da fuori».

Invertire la rotta non è facile e i segnali che arrivano dal Paese indicano una evidente resistenza al cambiamento. «Bisogna avere il coraggio di cambiare – continua il presidente di Innovup – ma l’Italia guarda ancora alle startup come se fossero un fenomeno naïf. Vengono raccontate tutte come se fossero sempre i ragazzi del garage, dimenticando che le startup di successo internazionale hanno un’età media dei founder di 48 anni. La morale è che in Italia siamo disposti a buttare miliardi per salvare un’azienda decotta come Alitalia, che meriterebbe di fallire perché non è mai stata in grado di stare sul mercato, ma non abbiamo il coraggio di mettere cifre importanti su qualcosa che avrà poi effetti significativi nel lungo periodo».

NOTAI CONTRO STARTUP


Il Paese delle rendite non smette mai di stupire. Una notizia, passata sottotraccia, ma interessante per descrivere la tendenza a conservare dell’Italia, è quella che ha visto il Consiglio nazionale del notariato fare ricorso e vincere davanti Consiglio di Stato contro un decreto del 2016 che prevedeva una procedura semplificata online per la costituzione delle startup che così potevano evitare il passaggio dell’atto pubblico davanti al notaio. Una norma che evidentemente voleva semplificare un passaggio burocratico oneroso per facilitare la nuova imprenditorialità. «Questa vicenda – ha concluso Coletta – è emblematica di quanta resistenza c’è nella cultura del paese nel difendere quelle rendite che invece andrebbero distrutte per far emergere le energie nuove».

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di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 31 Marzo 2021
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