Il guerriero (omaggio a Massimo Cuttitta)

di Giangiacomo Furù

Il racconto della domenica

Quella palla ovale che teneva fra le mani come fosse l’amore di una mamma per il suo bambino, quella palla ovale era il suo cuore, e se la guardavi con gli occhi di chi conosce il rugby ci vedevi proprio le arterie e i vasi conduttori, da quel cuore si dipartivano e poi tornavano, e senza quel cuore il sangue non scorreva e nemmeno la vita, e per tutti i giocatori era così, e tante figure aleggiavano lì attorno, figure magiche, storie primitive, culture da aborigeni, sembrava solo un passatempo, un giocare l’asso di cuori… e lui aveva un casco di protezione, e tutti volevano colpire, volevano ghermire quella palla, era un campo di battaglia, la presa era stretta, e lui era un guerriero e proteggeva la vita, non era un mercenario, e combatteva per un’affermazione dello spirito che in pochi capivano, per raccontare a sé stesso la vita, e nella sua azione non esisteva il superfluo, e se lui era lì un motivo c’era, se teneva e stringeva quel cuore c’era un perché, ma qualcosa sfuggiva in tutto questo, qualcosa sembrava irraggiungibile, e attraverso quel cuore comprendeva il cuore… e la sua faccia era buona, e gli occhi erano lucidi e guardavano dritto, così dritto che non si poteva fare a meno di quello sguardo, c’erano dentro la voglia e il senso del vivere, il rispetto e l’amicizia, e sulla sua maglia da giocatore di rugby, su quella divisa da soldato, le parole scorrevano in rotativa, ed erano solo parole, avevano il significato che hanno le parole, perché ciò che resta è oltre, al di là delle parole, al di là delle immagini, ciò che resta è il significato del cuore… e poi quella mano, quelle dita che l’afferravano e lo stringevano a sé, le dita ferite dalla fatica.

Racconto di Giangiacomo Furù, disegno di Renato Pegoraro

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Pubblicato il 18 Aprile 2021
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