Oltre 700 “classi pollaio” in provincia di Varese: la scuola in presenza riparte in salita

Il quotidiano on line Tuttoscuola.com dedica un dossier al tema dell'affollamento delle aule. Il fenomeno non è nuovo e ha precedenti anche un secolo fa. Il Tosi di Busto tra gli istituti più popolosi

aule del liceo Manzoni

Erano oltre 700 le classi “pollaio” in provincia di Varese lo scorso anno scolastico. È quanto ha calcolato il giornale Tuttoscuola.com che ha pubblicato un dossier dal titolo “Classi pollaio, ora basta!” che evidenzia i contorni del fenomeno di sovrappopolamento delle classi, diventato il punto dolente del sistema scolastico durante la pandemia. 

Ma cos’è esattamente una “classe pollaio”?

Tuttoscuola dà alcuni elementi ricavati dal dettato normativo ma anche dalla pratica quotidiana:  

Il concetto di classe pollaio è piuttosto generico, perché non quantifica il limite massimo di alunni per classe, oltre il quale la numerosità diventa patologica; né può essere assoggettato a definizioni soggettive o discrezionali. Un riferimento lo ha fornito di recente il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, fornendo dati su 27 alunni per classe in su.

Per la scuola dell’infanzia il limite massimo oltre l’ordinario può arrivare a 29 bambini per sezione, per la scuola primaria a 27 alunni per classe, per la scuola secondaria di I grado a 28 alunni per classe, per la secondaria di II grado a 30 studenti per classe. Ma sono state formate classi con un numero ancora superiore di alunni.  Complessivamente delle 370 mila classi funzionanti nel 2019-20, 1.724 (lo 0,5%) hanno registrato una numerosità oltre i limiti massimi fissati dal DPR 81/2009, di cui 605 sezioni della scuola dell’infanzia, 312 classi di scuola primaria, 92 di scuola secondaria di I grado e 615 di scuola secondaria di II grado

Sembra più logico fare riferimento a limiti numerici didatticamente più gestibili, come, ad esempio, quelli conseguenti all’indice di deflusso dall’aula previsto dal decreto del 1975 del Ministero degli Interni in materia di edilizia scolastica che prevede una presenza massima di 26 persone nell’aula (25 alunni + l’insegnante). È uno dei paradossi della selva normativa che regolamenta il sistema di istruzione italiano: una norma (pienamente vigente) vieta che ci siano più di 25 alunni, un’altra ne prevede fino a 30. 

Lo scorso anno erano  400.000 gli studenti italiani che sedevano in 13.000 classi suddivise in circa 2000 scuole per una media di 30 alunni ogni aula.  

LE SITUAZIONI CRITICHE NELL’INFANZIA E ALLE SUPERIORI

Le situazioni più critiche si trovano all’infanzia e alle superiori, in particolar modo nei licei scientifici che, proprio negli ultimi anni, registrano un netto incremento di iscrizioni. Particolarmente affollate sono le prime classi ( 15% del totale) ma negli scientifici la percentuale sale anche al 25% con alcuni esempi limite di 40 studenti in classe ( 13 a livello nazionale mentre sono state 75 quello con un numero di ragazzi compreso tra i 31 e i 39).

Il problema emerge, dunque, soprattutto in prima: nell’anno 2020-21 le classi con oltre 26 studenti sono state complessivamente 3.652, pari al 14,8% delle 24.613 prime classi esistenti, ha calcolato Tuttoscuola.com che commenta: « Un dato che fa riflettere: al primo anno delle superiori le classi pollaio sono il 15% circa del totale. Dal terzo anno la “selezione naturale” occulta brutalmente il problema attraverso bocciature e abbandoni. Nell’ultimo anno di corso ci sono state soltanto 462 classi con più di 26 studenti».

Il sovraffollamento è un problema soprattutto per gli studenti più fragili che rischiano di rimanere ai margini, meno coinvolti, meno motivati, spesso destinati – più che altrove – all’insuccesso scolastico, esposti, più dei loro coetanei che vivono in classi normali, al rischio dell’abbandono, alla dispersione scolastica.

ALL’ITE TOSI 59 CLASSI AFFOLLATE

La provincia di Varese è tra quelle citate dal dossier per l’elevato numero di situazioni di sovraffollamento. In particolare, lo scorso anno erano 723 le classi con oltre 26 alunni. Tra gli istituti citati c’è l’Ite Tosi di Busto Arsizio con ben 59 classi con più di 27 ragazzi mentre cinque anni fa erano 15. L’anno che si apre il 13 settembre non sarà migliore: con 2000 studenti suddivisi in 70 aule, la media rimane di quasi 29 ragazzi per classe. La dirigente Amanda Ferrario ha spiegato al quotidiano La Stampa che dovrà obbligatoriamente mantenere la DaD a rotazione per garantire il distanziamento. 
Le città che evidenziano le maggiori criticità sono Roma con 1.961 classi, Napoli con 1.246, Milano con 985.

SOLUZIONI POSSIBILI

Per ridurre e prevenire le classi pollaio, restituendo a tutti gli alunni una effettiva condizione di piena fruizione al loro diritto allo studio, occorre un salto di qualità, un progetto dedicato che, dopo avere individuato le singole situazioni ‘malate’, preveda interventi mirati, strutturali con previsione di graduale superamento delle condizioni negative.

Nel piano dovrà anche trovare spazio il coinvolgimento degli Enti locali, perché in diversi casi la ipernumerosità delle classi dipende dalla mancanza di spazi alternativi; spetta pertanto a Comuni e Province la responsabilità (con finanziamenti statali) per la predisposizione di nuove aule o per la ristrutturazione degli edifici scolastici esistenti.

Il Ministero ha stanziato 22 milioni di euro per il potenziamento del corpo docente. Nella inchiesta raccontata da Varesenews con il Podcast sulla scuola, tutti i dirigenti sollevano il problema delle classi pollaio, consapevoli che margini di cambiamento non ce ne siano nel breve periodo, ma con la preghiera che, andando incontro agli effetti della denatalità che ridurrà il numero degli studenti, non si proceda al taglio delle cattedre, ma si compensi riportando i gruppi a un livello ottimale di didattica ( tra i 15 e i 23 come affermava la dirigente dello Stein Laura Cesana). 

OCCORRONO 300 MILIONI DI EURO

« Il Ministro – si legge nel dossier – ha stanziato 22 milioni extra ma ne servirebbero 300.  Si dovrebbe cominciare dalle classi iniziali di nuova costituzione per le quali, sulla base dei dati dell’organico di fatto del 2020-21, servirebbero 1.570 classi aggiuntive per portarle tutte al di sotto dei 27 alunni per classe: 697 nuove sezioni per la scuola dell’infanzia, 101 classi per la scuola primaria, 64 classi per la secondaria di I grado e 708 per la secondaria di II grado. Ad una media di 1,8 docenti per classe, quelle classi richiederebbero 2.826 docenti. Considerato il costo annuo lordo (oneri riflessi compresi) di 31.903 euro per docente di infanzia e primaria, e di 34.400 euro per docente di secondaria di I e II grado, servirebbero nel primo anno di applicazione 93,6 milioni complessivi di euro.
Classi e organico docenti comprenderanno le due annate e il costo sarà circa di 146,5 milioni di euro; nel terzo anno di attuazione di questo contrasto alle classi pollaio dovrebbero essere costituite complessivamente nuove 3.270 classi affidate a 5.886 docenti per un costo complessivo di 198 milioni di euro. Al termine di un quinquennio potrebbero essere costituite 4.731 nuove classi, affidate ad oltre 8.500 docenti che potremmo definire l’organico anti-pollaio. Per quell’anno il costo sarebbe di 287,6 milioni di euro. A sistema, dunque, il costo sfiorerebbe i 300 milioni di euro all’anno».

Le classi pollaio non sono un fenomeno storicamente nuovo

II l termine classi ‘pollaio’ è in uso da alcuni anni, da quando, ancor prima dei tagli Tremonti-Gelmini (rientranti in una azione generale di contesto finalizzata al contenimento della spesa pubblica), le politiche di razionalizzazione della spesa per l’istruzione avevano determinato anno dopo anno una contrazione dei posti (quindi delle classi), mentre il numero di alunni era stabile o addirittura in aumento. Meno classi e più alunni hanno alzato il numero medio di alunni per classe con casi limite che hanno raggiunto e superato le 30 unità.

Ma non è sempre stato così e, tanti anni fa, nessuno si sognava di considerare classi ‘pollaio’ le classi numerose, molto numerose, affidate, ad esempio, ad un solo insegnante, come succedeva nella scuola elementare.

La documentazione di classi ‘pollaio’ ante litteram è rinvenibile ancora oggi nei vecchi registri custoditi negli archivi di alcune scuole storiche. In due registri di scuola elementare, classi prima e terza dell’anno scolastico 1916- 17 di un comune dell’Appennino settentrionale, si legge che la stessa maestra insegnava in prima (quattro ore al mattino) e in terza (tre ore al pomeriggio) per cinque giorni a settimana (chiusura il mercoledì) con un calendario scolastico che iniziava il primo ottobre e si concludeva a metà luglio. In prima gli alunni iscritti a registro erano 57 (27 maschi e 30 femmine); in terza gli iscritti erano 58 (34 maschi e 24 femmine). Non si chiamavano classi ‘pollaio’, ma quelle classi enormemente numerose comportavano un prezzo: la metà di quei ragazzi era ripetente.

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Pubblicato il 10 Settembre 2021
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