Tra pizzi e ricami, le storie di Gallarate del secolo scorso

Le vicende e i destini di alcune famiglie di Gallarate raccontate attraverso i ricami e i corredi nuziali: l'inaugurazione della mostra "Recondite armonie" del centro culturale Tommaso Moro

recondite armonie gallarate

C’erano Cesira e Antonio, sposatisi nel 1932 e rimasti insieme per 72 anni, c’era Enrica, rimasta vedova dopo pochi anni di matrimonio (il marito morì dieci anni dal giorno del sì durante l’epidemia di spagnola) con 5 figli a carico; c’è la storia dell’infermiera Rosetta – la più piccola di sette figli – che ha preparato un corredo senza poi trovare marito. Pizzi e indumenti da notte e non solo, anche la tunica con cui don Alberto Dell’Orto celebrò la sua prima messa.

Si tratta della mostra “Recondite armonie organizzata dal centro culturale Tommaso Moro, in Casa Grassi a Gallarate (via Postcastello, 9). “Recondite armonie” è stata inaugurata questa sera, mercoledì 15 settembre, e sarà aperta al pubblico da giovedì 16 settembre fino al 30 settembre.

Racconta la bellezza segreta di lenzuola, tovaglie, biancheria ricamata, ritrovate nei bauli e nei cassetti delle case, ma anche delle storie nascoste e dimenticate di chi le ha possedute.

«La mostra è nata nel primo lockdown – ha raccontato Matilde Lovazzano – quando tutti eravamo in casa e ci siamo messi a rovistare in casa. Io ho trovato un documento di mia nonna: l’inventario del corredo del matrimonio, nel 1907, e poi il corredo stesso. Insieme alla sorpresa per questi oggetti che parlavamo del valore della casa sentivamo il dramma di chi non ha una casa: quando don Riccardo Festa ha lanciato il voto alla Madonna per la casa di Eurosia abbiamo colto l’occasione per la mostra».

Inoltre, ha un duplice valore, come ha ricordato Maria Scillieri: quello oggettivo, che denota la cura, il tempo e la dedizione di migliaia di ore di lavoro interamente a mano e, inoltre,  la sua particolarità. «L’uso dei corredi è destinato a una visione privata e domestica. I capi sono stati pensati per durare nel tempo ed essere tramandati, custodendo il valore delle storie, dei destini felici e dolorosi dei loro proprietari». La cui storia, oggi, rivive grazie agli oggetti del passato.

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La parte della mostra dedicata a don Alberto

La cura e la Casa di Eurosia

«I corredi segnano un momento importante nella storia delle persone, un passaggio al definitivo e al per sempre sia nel matrimonio sia nella scelta del prete (ci sono tonache e vesti appettartenute a sacerdoti, tipo don Alberto). Si pone la premessa di una realtà stabile che va continuamente rinnovata ed è capace di essere feconda e di accogliere», ha spiegato il presidente del centro culturale, Vittorio Pasqualotto, ponendo poi l’attenzione «alla capacità di accoglienza nella stabilità che lega la mostra alla realtà partita dalla comunità di casa di Eurosia per le persone in difficoltà».

Per questo il ricavato della mostra verrà devoluto alla Casa di Eurosia ideata e realizzata dal prevosto don Riccardo Festa: «Lo scorso anno abbiamo rinnovato un voto per chi veniva alla mensa dei poveri del Buon Samaritano che non hanno la casa»; e da lì è nata la casa (da 12 posti letto, di cui 11 occupati fin dall’inizio), grazie soprattutto al sostegno e alle cospicue donazioni dei fedeli.

 

I temi della Mostra verranno poi ripresi inoltre attraverso due eventi:

Venerdì 24 Settembre ore 21:00, proiezione del Film
LEI MI PARLA ANCORA
di Pupi Avati
Cinema Teatro delle Arti – via Don Minzoni, 5 – Gallarate – Biglietto unico: €5,00

Martedì 28 Settembre ore 21:00
Incontro pubblico
FAMIGLIA: C’E’ ANCORA SPERANZA?
Intervengono:
dott.ssa Vittoria Maria Sanese, psicologa della coppia e della famiglia
dott.ssa Gabriella Ottonelli, Direttrice Consultorio Familiare Gallarate.
Aula Magna Istituto Sacro Cuore – via Bonomi, 4 – Gallarate

di nicole.erbetti@gmail.com
Pubblicato il 15 Settembre 2021
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