Il primo giorno di primavera

di Angela Borghi

Il racconto della domenica

È il primo giorno di primavera e io mi chiedo perché…

Il mondo era dipinto di rosa, al tramonto, e nel cielo non c’erano nuvole. Il vento asciugava le strade e i campi quando Heinrich arrivò a casa. Era soddisfatto, l’impresa edile per cui lavorava aveva terminato in poche settimane l’opera che era stata richiesta. Anche gli operai sarebbero stati ben pagati. La fatica e l’impegno continuo, senza riposo, li avevano accompagnati fino all’ultimo giorno, poco prima dell’inaugurazione. Aveva avuto un disperato bisogno di quell’incarico, dopo un inverno difficile, senza occupazione e con la famiglia da mantenere. Ostacoli e difficoltà erano stati superati: il terreno dove avrebbero dovuto costruire era paludoso, la zona nebbiosa e malsana, le strutture della vecchia fabbrica di munizioni, in disuso da anni, instabili, cadenti.
Alla fine però erano sorte le lunghe baracche di legno, fatte a regola d’arte, era stato costruito il muro, solido, e svettavano le torrette. Avevano scavato il fossato e spianato il piazzale davanti all’entrata principale. Tutto quello che era stato loro commissionato.
Entrato in casa si lasciò avvolgere dall’atmosfera familiare, festosa ora che erano ritornati a circolare più soldi e la possibilità di nuovo lavoro. I bambini, che avevano già cenato, giocavano davanti al camino e la moglie, con i capelli biondi sciolti sulle spalle, il viso arrossato dal calore dei fornelli, era circondata da un alone luminoso. Gli corse incontro con un sorriso sventolando un foglio di giornale:
– Parlano della costruzione che avete fatto voi! È una dichiarazione del Presidente della Polizia di Monaco che si chiama… ecco, herr Himmler. Domani verrà aperto, nelle vicinanze di Dachau, il primo campo di concentramento per prigionieri politici. Abbiamo preso questa decisione senza badare a considerazioni meschine ma nella certezza di agire per la tranquillità del popolo e secondo il suo desiderio.
Posò il giornale, gli diede un bacio leggero e lo spedì a lavarsi le mani.
– Fai in fretta, questa sera ho preparato una cena speciale.
Più tardi, prima di andare a dormire, Heinrich, rilassato e in pace con il suo mondo uscì nel cortile davanti a casa. Le luci della città di Dachau brillavano allegre in lontananza, nell’aria aleggiavano profumi di fiori.
Era il 21 marzo 1933, il primo giorno di primavera.

(ispirato a Il primo giorno di primavera – I Dik Dik, 1969)

Racconto, e fotografia, di Angela Borghi

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Pubblicato il 03 Ottobre 2021
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