Nelle bocce il blasone conta solo se ci sono i risultati in campo

Intervista al campione Roberto Antonini quattro volte campione del mondo e pluri-campione italiano

È imperioso il suono del ricordo, non ovattato dall’accumulo dei minuti, delle ore, dei giorni che si accatastano a formare il palazzo degli anni, ma è abbastanza recente, quasi sembra di poterlo modellare, senza stravolgerlo, però, in un monumento massiccio, inalterabile.
In quel di Sesto San Giovanni, in una delle molteplici bocciofile locali, si era costruito il mito, la leggenda del campione per antonomasia, dell’invincibile, al quale si guardava con venerazione, come il rappresentante di una stirpe di semidei, ai quali nulla poteva essere tolto, perché baciati dal genio che li avrebbe protetti da qualsiasi agguato che la sorte avesse voluto tendere per incrinare la loro invulnerabilità. Non l’Achille figlio di Teti, immortale fuorché nel tallone con il quale era stato trattenuto nell’immersione del fiume Stige, che tale dote avrebbe donato, bensì il Roberto Antonini, considerato in quei luoghi alle porte di Milano, come l’esponente principale di quell’Olimpo delle bocce, oggetto di adorazione, come si conviene ai prescelti dagli dei.
Così nel rispetto di quell’idolatria, abbiamo scovato l’ardire di contattarlo per udire dalle sue parole commenti su argomenti meno empirei, ma più vicini all’attuale momento del mondo boccistico.

Roberto, quattro volte campione del mondo, pluri-campione italiano, campione italiano a squadre con Alto Verbano nel 2016, fenomeno in una squadra di fenomeni, ora quali programmi stai progettando per l’immediato futuro?
«Un po’ di tempo fa ho deciso di ridurre la mia attività di alto livello; sono tesserato per la società milanese della Sperone Neirano, disputo molte gare, naturalmente anche nazionali, ma ho deciso di limitare gli impegni: sono certamente molto stressanti per gli spostamenti e le giornate assorbite dalle competizioni e la professione sovente non lo consente. Dovresti attingere di continuo alle disponibilità della società per la quale lavori, con sacrifici di notevole entità, per cui, quasi per inerzia, riduci e limiti».

Scusa la mia non conoscenza, ma la Sperone, avendo nelle sue fila un campionissimo come Roberto Antonini, non vuole affrontare i campionati a squadre, con l’intento di disputare la serie A?
«Vedi per il prossimo anno abbiamo intenzione di partecipare al campionato italiano di prima categoria. Se ci qualificheremo per le finali potremo accedere, con ogni probabilità, alla categoria B, dalla quale, sempre se arriveremo in fondo potremo disputare la categoria A2 e infine solo da quella potremo aspirare alla Serie A. Come si può ben capire il percorso è lungo e niente affatto agevole, senza trascurare i costi che una tale attività si trascina inevitabilmente. Si tratta di un cammino pluriannuale che deve essere programmato nei minimi dettagli. Di certo nel 2022 avremo una squadra molto competitiva, con i vari Meroni, Proserpio, Rotundo e Fabio Vitali, cercheremo di andare fino in fondo, poi, come ben sai, con i nomi non si vince, si vince sul campo dove bisogna dimostrare che il blasone ha un senso».

Tu fai parte della Commissione Tecnica Raffa del Comitato Regionale Lombardo: cosa mi dici delle variazioni più significative previste per il prossimo anno e quale è stato il tuo contributo?
«Preciso subito che le riunioni, fatte sempre in remoto per la questione sanitaria, non mi soddisfano pienamente: sono un fautore del confronto diretto. Poi alcune decisioni non ti coinvolgono, perché hanno una valenza nazionale e le devi accettare così come sono. Per esempio con il prossimo anno le bocce cosiddette corte potranno esser bocciate non solo di volo anche di raffa. In questo modo si diminuisce la difficoltà delle giocate. Mi potrai dire che io difendo la vecchia norma perché sono un volista e quindi posseggo un’arma in più di parecchi giocatori che sono essenzialmente raffisti. Non è così, le difficoltà nel gioco sono il sale delle vivande, se semplifichi abbassi il livello generale e ne soffre la spettacolarità della competizione. Credo di poterlo dire serenamente, data la mia lunga militanza come giocatore di alta classifica. Un’altra faccenda che può apparire discutibile è l’obbligo, per disputare la Seria A, di avere una compagine giovanile. Questo implementa i costi: sarebbe molto meglio inserire un giocatore junior che debba competere con un pari quota in ogni incontro. Tuttavia si tratta di opinioni, nessuno può ritenersi depositario della suprema verità, sarà l’esperienza maturata con il tempo a decretare la giustezza delle scelte o la necessità di modificarle».

Qualche altra notazione tecnica che intravedi come importante per il movimento?
«Sono fondamentalmente favorevole alle gare zonali. Cioè una società che organizza una gara si accorda con un’altra società in una zona della stessa provincia, ma non limitrofa, per disputare un certo numero di eliminatorie, al termine delle quali i vincitori affluiscono per la sola fase finale alla struttura della Società organizzatrice. In questo modo aumenterebbero gli atleti iscritti, che potrebbero giocare più vicini alla loro abitazione e si diminuirebbero i tempi concessi a ogni gara, evitando le deprecabili sovrapposizioni che comprimono la partecipazioni. Al limite si potrebbe ipotizzare di mantenere la durata di ogni competizione entro una settimana, facilitando anche la programmazione di quegli atleti che vogliono disputare un numero elevato di gare. E’ evidente che alcune Società che traggono i proventi dal bar attiguo, non sarebbero in accordo, tuttavia, secondo il mio modesto parere, i vantaggi sarebbero molto maggiori degli inconvenienti».

Roberto, con il suo atteggiamento pacato colmo di saggezza, è una miniera all’aperto, t’infonde serenità e le valutazioni trasudano buonsenso. Non vi è la spocchia del grande campione che ritiene doveroso, da parte dell’interlocutore, di considerarlo appartenente a un pianeta superiore, tutt’altro. La serenità e la cortesia gli sono peculiari e al termine rimane la sensazione di aver incontrato una persona di grandi doti, non solo sportive, ma soprattutto umane.

PILLOLE DI BOCCE
22 novembre – Malnatese – inizio regionale individuale ABCD 24 novembre – Bederese – finali regionale individuale B e CD 25 novembre – Basso Verbano – finale regionale coppia ABCD

di
Pubblicato il 22 Novembre 2021
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore