Le associazioni e l’assistenza sanitaria: “S’inaugurano contenitori e s’indebolisce il contenuto”

Nel giorno dell'inaugurazione delle Case di Comunità a Lonate e Tradate, la denuncia: "Oggi viviamo impotenti  sulla nostra pelle l'impoverimento dei servizi sul territorio"

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Riceviamo e pubblichiamo il documento sottoscritto da una serie di associazioni che lavorano nella sfera dell’assistenza e che già nei mesi scorsi avevano lamentato il progressivo, consistente indebolimento della risposta sanitaria nel territorio del Gallaratese (qui)

 

L’avvio delle Case della Comunità e l’urgenza di una risposta ai bisogni di oggi

Le Associazioni di malati e familiari, in occasione dell’inaugurazione e dell’avvio del percorso che porterà al funzionamento delle Case della Comunità, ribadiscono la volontà espressa pubblicamente (a seguito  della manifestazione di fronte all’Ospedale di Gallarate) di partecipare attivamente e di monitorare lo sviluppo operativo di queste risorse fondamentali per la salute della Comunità.

La portavoce Giulia Quaglini così esprime la posizione dei malati e dei loro familiari:

  1. Sentiamo la responsabilità di collaborare a una organizzazione coerente con i nostri bisogni di salute e cioè con i principi della ‘presa in carico’, della  prossimità e domiciliarità delle cura, del lavoro in equipe, della valorizzazione dei Medici di Medicina Generale e Pediatri di LS e della sinergia tra tutte le risorse.
  2. Abbiamo il dovere di portare la nostra ‘competenza sui bisogni che viviamo’, che è essenziale per riempire i  “contenitori” che stiamo inaugurando di ‘capacità di prendersi cura’, raccogliendo e valorizzando tutte le risorse socio sanitarie e socio assistenziali pubbliche, del privato accreditato e sociale del Terzo Settore.
  3. Affermiamo che la nostra presenza capillare sul territorio (come familiari e care giver, volontari, associazioni, società cooperative sociali…) garantisce l’accompagnamento e la conoscenza dei bisogni: per noi la cronicità, la disabilità e la fragilità hanno i volti e i nomi precisi delle persone che accompagniamo. Ciò rende fondamentale il nostro apporto per una accoglienza nella presa in carico da parte del PUA (punto unico di accesso della Casa della Comunità) delle cronicità e di quei bisogni spesso sommersi  che, se non seguiti adeguatamente, si trasformano in emergenze complesse per i Pronto Soccorsi e l’Ospedale per acuti.
  4. Esigiamo che la Casa della Comunità non sia solo un “contenitore” sanitario e amministrativo (poliambulatorio / punto di erogazione di prestazioni sanitarie territoriali in risposta a bisogni individuali) oggi  inadeguato ai bisogni della Comunità e al buon funzionamento della sanità territoriale e dell’ospedale per acuti.
  5. Chiediamo Professionisti competenti, con la necessaria  formazione al lavoro di equipe. Dobbiamo rafforzare il ruolo delle figure professionali dedicate già presenti nelle strutture attuali e attivare le figure previste competenti nella presa in carico, come l’infermiere di famiglia o di comunità.
  6. Denunciamo che stiamo inaugurando dei “contenitori” ma purtroppo stiamo subendo il progressivo impoverirsi di “contenuti”, cioè delle risorse sanitarie, sociali e culturali che dovrebbero farli funzionare.  In attesa della futura piena attivazione di nuovi contenitori, oggi viviamo impotenti  sulla nostra pelle che il nostro territorio (un esempio è l’Ospedale di Gallarate) si sta impoverendo di professionalità adeguatamente formate, esperte, già operative in grado di riempire di ‘capacità di prendersi cura’ le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e gli stessi Ospedali per acuti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 Aprile 2022
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