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La Società Edera di Crugnola di Mornago, culla di passione e corridori nel cuore del Varesotto

La 14a tappa del Giro d'Italia toccherà anche un fazzoletto di terra dove il ciclismo è religione. E dove sono cresciuti tanti protagonisti «di un'Italia in bianco e nero che esce dalle fabbriche e va ad allenarsi»

giorgio favaro ciclismo

«Eccoli, eccoli: arrivano!», disse il primo con esclamazione di vittoria, quasi avesse avvistato l’America dopo una lunga navigazione. «Dove, dove?» chiese il secondo che, appostato poco dietro il compagno, lasciava che lo sguardo fosse tradito più dalla gioia generale di una folla chiassosa e compatta che dal gruppone all’orizzonte. Quasi un puntino; subito dopo macchia colorata.

Avanzavano, i corridori. Metro dopo metro, il clic meccanico dei cambi sulle ruote dentate si alternava al fruscio dell’aria tra i raggi. E il profumo aromatico dell’olio canforato già intontiva le narici del pubblico. Che in attesa degli eroi, dal giovane all’esperto, dal campione al gregario, urlava per fare arrivare il suo «dai, dai…» fin laggiù. Alla curva, stretta, che porta al rettilineo qualcuno forse scatterà. Ma c’è da lavorare di gomito, distanziare il rivale, guadagnarsi spazio con malizia. E la terra, bianca, si attacca alla pelle come mosche al miele. Si impasta con il sudore che fa brillare cosce e polpacci rigonfi di sforzo muscolare.

Profumo d’antan di un ciclismo che, con la 14esima tappa del Giro d’Italia, in programma sabato 20 maggio, rinnova il suo essere festa popolare e trionfo della tecnica. E lo fa passando nel bel mezzo di un territorio che al mondo della due ruote a spinta muscolare – all’”anticavallo”, avrebbe scritto Gianni Brera – ha dato nomi e trionfi: Crugnola di Mornago. Un piccolo ma vivace angolo di provincia dove il ciclismo sembra un fenomeno genetico: tutti sgambettano, tutti tifano, tutti ci provano. Se non tutti, tanti. Perché la passione è un motore che raramente si inceppa.

A onor di cronaca si impone l’ordine chilometrico: sabato 20 maggio i girini partiranno da Sierre, città svizzera del Vallese, per tagliare il traguardo a Cassano Magnago. Le pedalate non si contano: 193 chilometri di tappa con quel Passo del Sempione che costringerà i ciclisti a 20 chilometri con pendenza al 6,5%. Poi via passando da Sumirago, Albizzate, Jerago con Orago, Solbiate Arno. E, ancora prima, da Crugnola di Mornago. Dove i ricordi fanno echeggiare, ancora oggi, il nome della Società Edera Sportiva.

Voluta, con dedizione, da quei padri fondatori che nel 1946 lanceranno il Circuito di Crugnola: Dante Ferrari (proprietario della mitica osteria “Il Crugnolino”), Mario Ielmini, Armando Ielmini, Eugenio Colombo, Giuseppe Daverio, Monteverdi, Ripamonti e il papà di quel Pietro Giudici che, classe 1921, nel 1946 sarà il vincitore della prima edizione del circuito organizzato dall’Edera e, a venire, tre tappe se le aggiudicherà al Giro d’Italia. Un uomo destinato al mito.

Ma la Storia gira veloce e se non resta un solo respiro al vittorioso, nessun fiato conserva il tifoso: la prima ad aver vinto, in quegli anni di acre miseria, è proprio la Società Edera. Tutti se la portano nell’anima; tutti sperano di essere ancora lì anche l’anno che verrà. E gli anni passeranno, fino a quella domenica del 1951, il 19 agosto di caldo soffocante, quando il Sesto Circuito Ciclistico di Crugnola lancia un’altra “gara libera a tutti”: iscrizione da 100 lire aperta a chiunque avesse un’età adatta per salire su una bicicletta e correre all’impazzata. Dodici giri, 80 chilometri di percorso (le stesse strade sulle quali passerà questo Giro d’Italia) e premi per un totale di 40.000 lire. «In essi sono compresi i premi dei traguardi volanti offerti dagli sportivi locali di Mornago, Vinago e Crugnola», recita la locandina che pubblicizza l’evento, pubblicata su “Pedalare!”, libro nato da un’idea di due ex giudici di gara, Giuseppe Daverio e Gianfranco Ielmini, e che vede il patrocinio del Comune di Mornago.

Nel frattempo, i giorni passano, le strade si asfaltano, le biciclette si alleggeriscono e i giovani talenti del pedale sono sempre più agguerriti. Così come gli enti che si dedicano all’organizzazione delle corse: negli anni Sessanta nasce la Società Sportiva Mornaghese con le sue “maglie lilla”, al 1976 risale la fondazione del Gruppo ciclo sportivo montonatese (con le prime gare dedicate alla categoria dilettanti) e, un anno dopo, ecco la Polisportiva Vinago.

Il territorio, da Crugnola in su e in giù, si fa conoscere sempre più a livello nazionale nel professionismo che anima il dibattito tra appassionati: Arturo Pecchielan (passista e scalatore), Adriano Passuello (scoperto dal “mago” Zanzi della Ganna) e Giorgio Favaro (nella foto in apertura – quando vedeva una salita scattava e si confondeva con l’orizzonte) sono i protagonisti di un’Italia in bianco e nero che esce dalle fabbriche e va ad allenarsi sulle strade. Sono operai ma, tanti, onorano l’arte bianca dell’impastare il pane: l’andata e il ritorno dal forno, in bicicletta, lo considerano un allenamento in più. Sono giovani, gagliardi e determinati. Tra loro c’è chi si vede tagliare maglia e pantaloncini da corsa dalle forbici di mamma, o chi recupera la bici dal granaio dove il padre l’aveva appesa affinché là ci restasse, ma tutti – nonostante le cadute, a volte rovinose – non smettono di credere nella bellezza del vento tra i capelli.

E così, tra cicli Atala e Lygie, tra cambi “a bacchette” e rapporti da pianura spinti in salita, tra timidezza e nomadismo di squadre, tra sogni di gloria e dura realtà, Alfredo Binda è un Maestro per tutti. Perché per correre ghe voren i garun; ci vogliono le gambe. Perché a fare la corsa sono i corridori. E perché si vince solo se si supera il secondo.

GIRO D’ITALIA SU VARESENEWS – In collaborazione con Eprom SolutionsFinazzi SerramentiOttica Nicora

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Pubblicato il 18 Maggio 2023
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