Brignone Olimpica: l’oro nel Super G è italiano
A meno di un anno dal gravissimo incidente del 2025 la valdostana - portabandiera - vince una gara durissima segnata da cadute e uscite eccellenti tra cui quella dell'amica e rivale Sofia Goggia.
(Foto Facebook – Italia Team)
Il boato che ha scosso le Tofane oggi ha un suono diverso: è il rumore di una storia che sembrava spezzata e che invece ha trovato il suo compimento più glorioso. Federica Brignone – portabandiera dell’Italia – ha vinto la medaglia d’oro nel Super G femminile alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, firmando un’impresa che va ben oltre il dato sportivo. Sull’Olimpia delle Tofane, la “Tigre” valdostana ha danzato tra le porte con una cattiveria agonistica che ha cancellato, in poco meno di un minuto e mezzo, i dubbi e le sofferenze di un anno intero.
Una trappola di ghiaccio sulle Tofane
La gara si è rivelata una vera e propria prova di sopravvivenza sportiva, con un tracciato estremamente tecnico e selettivo che ha messo in ginocchio le migliori specialiste del mondo. La durezza della pista, la visibilità limitata e la tracciatura serrata hanno creato una selezione impressionante: delle prime dieci atlete scese dal cancelletto di partenza, ben cinque non sono riuscite a completare la prova. Tra le vittime illustri del percorso anche Sofia Goggia, che stava sciando all’attacco prima di finire fuori dai giochi nella zona dello Scarpadon.
Il miracolo dopo il buio del 2025
Per capire il peso di questo oro bisogna però tornare al 3 aprile 2025. In una mattinata che doveva essere di festa per i Campionati Italiani, il mondo dello sci trattenne il fiato: una caduta terribile, l’elicottero, la diagnosi che somigliava a una sentenza. Frattura scomposta di tibia e perone, con l’aggiunta della lesione del legamento crociato. A 34 anni, per molti, quella era la parola fine. Invece, Federica ha scelto la strada più difficile, quella di una riabilitazione estenuante per essere al cancelletto dei “suoi” Giochi..
Una discesa perfetta per la leggenda
In un contesto dove regnava l’errore, la Brignone ha disegnato un capolavoro di tattica e coraggio. Partita con il pettorale numero 6, ha aggredito la parte alta, dove la sua capacità di piega fa ancora scuola, mantenendo una centralità perfetta anche nei passaggi dove le altre venivano scaricate dalla forza centrifuga. Ha chiuso con il tempo di 1:23.41, un crono rimasto inavvicinabile per tutte le avversarie sopravvissute alla pista. Quell’oro rimasto al collo di Federica fino alla fine è il simbolo di una tenacia fuori dal comune e di una lucidità tecnica superiore.
Il trionfo della volontà
Con questa vittoria, la Brignone non solo arricchisce il suo incredibile palmarès, ma regala all’Italia una delle storie di riscatto più belle dello sport. Per la due volte campionessa del mondo si tratta del primo oro alle olimpiadi, dopo un argento e due bronzi. È l’oro della volontà, di chi non ha accettato che fosse un infortunio o un tracciato impossibile a decidere quando dire basta. Le altre italiane in gara, Lolli Pirovano ed Elena Curtoni, sono arrivate rispettivamente quinta – pari merito con la norvegese Kasja Vickhoff Lie – e settima. Podio che si completa con il secondo posto della francese Romane Miradoli, staccata di 41 centesimi da Brignone, e il terzo posto dell’austriaca Cornelia Huetter, a 52/100.
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