Crolla un edificio nel centro storico di Cuggiono. L’Ecoistituto: “Una morte annunciata, serve prendersi cura dei borghi”
Il cedimento domenica in un cortile tra via Fratelli Piazza e via San Rocco. L'Ecoistituto rilancia la battaglia per la tutela dei centri storici, dove le case crollano, mentre intorno si continua a consumare suolo agricolo e naturale
Crolla un edificio in via San Rocco, nel centro di Cuggiono, e l’episodio riaccende l’attenzione sullo stato di salute dei centri storici e sul destino di un patrimonio edilizio che, in molte realtà italiane, versa in condizioni di progressivo abbandono. L’edificio su tre piani ha ceduto improvvisamente domenica mattina, per fortuna senza feriti.
Un episodio che, secondo l’Ecoistituto della Valle del Ticino, non può essere liquidato come un fatto isolato, ma rappresenta il segnale di una criticità strutturale più ampia. L’associazione parla di «morte annunciata», sottolineando come situazioni analoghe non riguardino soltanto Cuggiono o la vicina frazione Castelletto, ma siano diffuse in numerosi comuni italiani. Il problema, secondo l’Ecoistituto, sta nella difficoltà di invertire una tendenza consolidata: continuare a costruire all’esterno dei centri abitati mentre il patrimonio esistente, spesso di valore storico e identitario, si degrada fino al collasso.
Rigenerare invece di espandere
Il tema non è semplice e intreccia questioni economiche, normative e sociali. Recuperare edifici abbandonati nei centri storici richiede investimenti, visione politica e strumenti amministrativi adeguati. Tuttavia, esempi virtuosi non mancano.
Nel territorio lombardo viene citato il caso della non lontana Cassinetta di Lugagnano, dove da anni si promuove una pianificazione orientata al contenimento del consumo di suolo e alla valorizzazione dell’esistente.
Lo sguardo si spinge anche oltre regione, fino a Terre Roveresche, nelle Marche, indicato come un modello particolarmente interessante per le modalità innovative adottate nel riuso degli immobili abbandonati.
L’amministrazione di Antonio Sebastianelli, il giovane sindaco del Comune marchigiano, ha adottato dal 2017 un approccio deciso, nel richiamare i proprietari alle responsabilità anche sociali. A Terre Roverasche si parte con «una ordinanza emessa dal sindaco dove si va ad intimare ai proprietari o agli aventi diritto, di sistemare l’immobile, o il terreno riattivando così la sua funzione sociale» spiega. «Se non lo si fa o non si è in grado di farlo per ragioni oggettive, il Comune acquisisce l’immobile al patrimonio comunale».
All’esperienza marchigiana è stato dedicato un approfondimento nel numero primaverile 2025 della rivista La Città Possibile, laboratorio di pensiero proposto proprio da Ecoistituto. Il giovane sindaco del comune marchigiano racconta il percorso intrapreso per riportare vita negli edifici dismessi, trasformando il problema del degrado in un’opportunità di rilancio sociale ed economico. Un approccio che punta a rendere sistemico il recupero, favorendo il reinsediamento abitativo e nuove attività, con strumenti amministrativi flessibili e una forte regia pubblica.
La Lombardia che consuma suolo. La logistica e le strade prendono il posto di prati e boschi
Su La Città Possibile l’articolo era illustrato proprio con un edificio di via San Rocco, la stessa via dove si è verificato il crollo (anche se su uno stabile meno pregiato di quello ritratto sulla rivista).
Il dossier nella rivista proponeva anche l’azione politica del Forum Salviamo Il Paesaggio, che ha fatto del contenimento del consumo di suolo e nel contenimento dell’espansione degli abitati un punto centrale. Un’azione politica che punta a «mostrare una diffusa richiesta da parte della cittadinanza, allo scopo di sospingere il Parlamento ad approvare una norma nazionale per l’arresto del consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati».
Nel 2022 l’Ecoistituto – attraverso La Città Possibile – aveva anche avviato un censimento “dal basso” degli edifici dismessi a Cuggiono e territorio.
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