Memoria e modernità: lo storico liceo Crespi di Busto raccontato dai suoi studenti
Dal peso della tradizione alla vita nei corridoi tra studio, progetti, viaggi e aneddoti surreali: i “Crespiani”, ospiti di Che scuola fai? svelano volti, sogni e segreti dei liceo classici classico, linguistico e scienze umane
Il liceo Daniele Crespi di Busto Arsizio è una scuola con oltre cent’anni di storia e una solida reputazione nel panorama dei licei lombardi. Ma, ascoltando i rappresentanti degli studenti, la sua “aura” storica oggi convive con una vita scolastica molto concreta, fatta di studio intenso, esperienze all’estero, aneddoti curiosi e progetti per il futuro.
Una scuola “importante”, ma vivibile
Mattia Colombo (linguistico Esabac), Vittoria Rainoldi (liceo linguistico), Matteo Occhieta (classico) e Alessandra Casati (linguistico) raccontano un Crespi percepito all’esterno come una scuola “tosta”, ma che dentro si vive meglio di quanto dica la fama.
Per loro il liceo è “una scuola che chiede tanto ma offre tanto”: indirizzi classico, linguistico (con percorso Esabac a doppio diploma francese‑italiano) e scienze umane costruiscono una formazione solida, ma non schiacciante, con molte attività e progetti che affiancano le lezioni tradizionali.
Le rivalità? A Busto Arsizio la “sfida” è soprattutto con il liceo scientifico Tosi, ma i ragazzi ammettono che i confronti più accesi spesso sono interni, tra indirizzi diversi, nel tentativo di “tenere alto” il prestigio del proprio percorso.
Quanto si studia e come si sopravvive
Al Crespi si studia, e parecchio, ma la chiave – spiegano – è l’attenzione in classe.
Chi segue le lezioni, prende appunti e sfrutta il lavoro fatto al mattino, riesce a cavarsela con un’ora/un’ora e mezza di studio al giorno nei periodi normali, con ovvio aumento del carico in vista di verifiche e interrogazioni. Questo permette di conciliare scuola, sport e vita sociale: c’è chi fa sport tre volte alla settimana e continua a uscire con gli amici senza rinunciare ai risultati.
Il corpo docente viene descritto come “molto esigente ma umano”: professori severi – soprattutto nelle materie cardine come latino e greco – che tuttavia sanno spostare verifiche o alleggerire il calendario quando si accorgono che la classe è sotto pressione.
Gli spazi del Crespi: emeroteca, aula magna e… animali imbalsamati
Il Crespi ha una sede centrale e una succursale condivisa con l’artistico.
Gli spazi più amati in centrale sono:
- l’emeroteca, una sorta di biblioteca con poltrone, luogo di studio e incontro per studenti e sede di molte attività di PCTO e formazione;
- l’aula magna, piccola ma “caratteristica”, dove si concentrano conferenze, incontri e tradizioni come il concerto di San Valentino, momento molto sentito dalla comunità scolastica.
I corridoi dell’edificio storico ospitano una collezione sorprendente di animali imbalsamati – tassi, fagiani, volpi, pesci e specie esotiche – frutto di una donazione di un collezionista bustocco.
Molti esemplari sono esposti, altri attendono di trovare posto: una sorta di “museo diffuso” che rende la passeggiata tra un’aula e l’altra un po’ più curiosa e un po’ meno anonima.
L’esperienza che non si dimentica
Tra le esperienze destinate a restare indelebili emergono scambi internazionali e occasioni “di casa”: dallo scambio del coro con una scuola tedesca, tra concerti e nuove amicizie, a un viaggio di nove giorni in Giappone per un progetto ministeriale all’Expo, fino al Giubileo dell’Educazione in aula Nervi a Roma davanti al Papa e a un progetto europeo a Gorizia/Nova Gorica. Non manca però il valore delle relazioni quotidiane, come la peer education con le future prime, che trasforma saluti e grazie nei corridoi nella memoria più calda della propria vita scolastica.
Sono tutte attività completamente finanziate o molto accessibili, spesso legate a progetti del Ministero, che trasformano il Crespi in una scuola abituata a “viaggiare” tanto quanto a studiare.
Il “mistero” del Crespi: la società segreta del “Piscione”
Tra le storie che circolano nei corridoi, ce n’è una che ha già un titolo da romanzo: “Il piscione del Crespi”.
Tutto nasce da ripetuti “incidenti” nei bagni maschili della sede centrale: qualcuno, ignorando cartelli come “Si prega di centrare il buco”, comincia a firmarsi “Non mi prenderete mai – Il Piscione”.
Nonostante i controlli, il misterioso personaggio è ancora a piede libero e, secondo i ragazzi, avrebbe “ampliato l’attività” anche in succursale.
L’ex più famosa
Cent’anni di storia producono generazioni di ex alunni.
Oggi, tra i nomi che circolano di più, i ragazzi indicano Martina Socrate, content creator seguitissima sui social, che racconta viaggi, vita quotidiana e temi vicini ai coetanei con un taglio informativo e ironico.
Una figura contemporanea che, nel bene e nel male, dà il termometro di quanto il Crespi continui a dialogare con il presente digitale dei suoi studenti.
E dopo il Crespi, cosa faranno?
Alla fine, la domanda decisiva è: rifareste il Crespi? La risposta è un coro di “sì”.
Tra desiderio di università, possibilità di esperienze internazionali e sogni di lavori “nuovi” – magari non lontani dalla comunicazione e dai contenuti digitali – il Crespi continua a fare ciò che ha fatto in un secolo di vita: formare “Crespiani” capaci di uscire dai corridoi storici di via Carducci con la testa piena di studio, ma anche di storie da raccontare.
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