Il sovranismo nella logistica non funziona: sospesa la ‘tassa sui pacchi’. “Ora il governo ci dica quanto è costato all’Italia”
Entrata in vigore solo in Italia, ha prodotto una riduzione delle spedizioni aeree e un aumento del traffico stradale: i pacchi transitavano da altri Paesi. Silvia Roggiani, segretaria del Pd Lombardia, aveva monitorato il fenomeno a Malpensa. "Il governo riconosce l'errore e sospende, ma non basta"
«Il rinvio della tassa da due euro sui piccoli pacchi extra UE è una retromarcia che arriva dopo mesi di pressioni e rappresenta un risultato politico importante» dice Silvia Roggiani, segretaria regionale del Partito Democratico della Lombardia. «Ma non basta: ora il Governo deve chiarire fino in fondo quali danni ha prodotto questa scelta, a partire da un territorio strategico come la Lombardia e dall’hub di Malpensa».
La “sospensione” della tassa è stata decisa dal Consiglio dei ministri pochi giorni fa.
Provvedimento “congelato” dall’esecutivo di Giorgia Meloni, anche se non ancora cancellato del tutto.
Roggiani ha monitorato l’impatto della tassa, entrata in vigore al 1° gennaio 2026, partendo da un osservatorio importante: l’aeroporto di Malpensa, principale punto di approdo delle spedizioni cargo espresso dalla Cina. «I dati di Malpensa dicevano che già a gennaio si era registrato un dimezzamento dei voli cargo per le piccole merci, con un impatto negativo per il lavoro e i lavoratori della logistica».
Si potrebbe pensare che quei voli in meno almeno ottenessero un beneficio dal punto di vista ambientale, ma neppure questo era vero: le spedizioni approdavano infatti in altri aeroporti Ue (dove non era in vigore la tassa) e proseguivano per via di terra. A identiche emissioni del traffico aereo si aggiungevano così anche le emissioni del traffico stradale, con i camion che dai Paesi limitrofi venivano in Italia a consegnare i vestiti o l’oggettistica di Shein o Temu.
L’obbiettivo di contenere le emissioni inquinanti e salvaguardare la manifattura di qualità è condiviso dalla Unione Europea, che infatti ha pensato analoga tassa, da tre euro a spedizione, che debutterà a luglio. L‘Italia però aveva deciso di muoversi in anticipo, senza concordare.
Per certi versi, si potrebbe parlare di una mossa “sovranista”… «Ma direi di un sovranismo che non faceva i conti con l’esistenza dell’Europa: è l’esempio che se non agiamo a livello europeo, chi ci perde è il nostro Paese», continua Roggiani.
«A Roma il Partito Democratico ha fatto anche manifestazioni con i lavoratori del comparto della logistica e oggi il Governo è stato costretto a fermarsi e rinviare l’entrata in vigore della norma, riconoscendo nei fatti un errore. Ora però serve un passaggio ulteriore: dire quanto è costata questa incertezza alle imprese, agli operatori e al sistema economico lombardo, e soprattutto archiviare definitivamente una misura sbagliata. Non si può intervenire su settori strategici con scelte improvvisate, che rischiano di penalizzare la competitività del Paese. Serve invece un confronto serio con le filiere produttive e con i territori, a partire da quelli più esposti come il nostro».
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