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L’associazione Anna Sofia di Varese: dalla domenica delle badanti al sostegno per l’Ucraina

Nata nel 2008 per offrire assistenza burocratica alle collaboratrici familiari ucraine, l’associazione è diventata un punto di riferimento sociale e solidale per tutta la comunità

Alina Bizhyk


Un’associazione nata per dare una casa, almeno la domenica, alle donne ucraine arrivate a Varese per lavorare come collaboratrici familiari. Oggi Anna Sofia è un punto di riferimento per centinaia di persone, soprattutto dopo lo scoppio della guerra nel 2022. A raccontarlo ai microfoni di Radio Materia, nella trasmissione “Soci All Time” condotta da Orlando Mastrillo e realizzata in collaborazione con CSV Insubria, è la fondatrice Alina Bizhyk.

Dalla domenica libera alla nascita dell’associazione

L’associazione Anna Sofia viene fondata ufficialmente il 18 dicembre 2008. L’idea nasce da un gruppo di una ventina di persone, quasi tutte donne impegnate nel lavoro domestico. «Facevo volontariato al patronato Acli – racconta Alina Bizhyk, fondatrice – e mi sono accorta che tante donne non potevano andare durante la settimana perché lavoravano sempre. Serviva un punto di riferimento la domenica». Così prende forma una realtà che offre assistenza burocratica, incontri con esperti, spiegazioni sulle leggi italiane e uno spazio di confronto.

Tra i nomi proposti all’inizio c’era anche un omaggio calcistico: Shevchenko. Ma l’idea viene scartata. «Abbiamo pensato che se avesse sbagliato un rigore importante l’associazione sarebbe diventata antipatica a qualcuno – sorride Alina – meglio non mischiare il calcio con il volontariato».

Donne, lavoro e nuove generazioni

Negli anni ’90 e nei primi Duemila la comunità ucraina a Varese è composta quasi esclusivamente da donne. Il lavoro di badante o collaboratrice familiare diventa la principale porta d’ingresso nel mercato italiano. «Era l’unica possibilità concreta – spiega Bizhyk – anche senza conoscere bene la lingua».

Con il tempo però la situazione cambia. Nascono figli in Italia, arrivano giovani più istruiti e, soprattutto dopo il 2022, giungono professionisti in fuga dalla guerra. Medici e infermieri ottengono la possibilità di far tradurre i titoli e iniziare a lavorare nelle strutture sanitarie italiane. Una trasformazione importante, che affianca ma non cancella il ruolo delle collaboratrici familiari, ancora oggi una colonna portante della comunità.

La guerra e la solidarietà

L’invasione russa del 2022 segna uno spartiacque. L’associazione si trasforma in un centro di raccolta aiuti e accoglienza. «All’inizio è stato qualcosa di enorme – ricorda – la solidarietà dei varesini ci ha commosso». Tra le iniziative più originali ci sono state raccolte fondi durante eventi cittadini, momenti di sensibilizzazione legati al Carnevale e collaborazioni con realtà locali per spedire beni di prima necessità in Ucraina. L’associazione mantiene anche un legame diretto con chi è rimasto al fronte, sostenendo i militari attraverso invii di materiale e aiuti coordinati con reti solidali più ampie.

La domenica tra fede e condivisione

Il cuore della vita associativa resta la domenica. La giornata comincia con la messa nella chiesa greco-cattolica di San Martino, in via Dandolo. Poi ci si sposta nella sede di via Maspero per il pranzo condiviso. «È il nostro rito – racconta la fondatrice – si mangia insieme, si parla, si raccontano le difficoltà. Per tante donne è l’unico momento libero della settimana». Natale, Pasqua e le altre festività tradizionali diventano occasioni per mantenere viva la cultura ucraina, ma anche per aprirsi alla città. Eventi come il Carnevale favoriscono l’integrazione e la conoscenza reciproca.

Le sfide di oggi

Dopo l’onda iniziale di solidarietà, oggi la sfida principale è trovare nuovi volontari. Molti membri lavorano tutta la settimana e possono dare una mano solo la domenica. La sede è costretta talvolta a rimanere chiusa per mancanza di personale. «C’è il rischio che l’attenzione cali – avverte Alina – ma la guerra non è finita. Abbiamo bisogno di persone che ci aiutino a crescere». L’obiettivo è rafforzare l’associazione, coinvolgere le nuove generazioni e mantenere alta l’attenzione su un conflitto che continua a segnare la vita di tante famiglie anche a Varese.

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Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it
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Pubblicato il 03 Marzo 2026
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