Nelle viscere della terra: il racconto dell’antropologo che è finito in una miniera di carbone
A Materia un incontro con Gianluca Candiani, ricercatore di Busto, che per un anno ha scavato carbone per scoprire la realtà delle miniere illegali. Scoprendo una realtà inaspettata
Fare il minatore illegale, in Bosnia, è «il miglior peggior lavoro del mondo».
E Gianluca Candiani, antropologo di Busto Arsizio, si è calato dentro a questa esperienza, per comprenderla. Calato fisicamente: nelle viscere della terra, tra fango, umidità del 100% e temperatura oltre i 30 gradi, per sperimentare la vita dei minatori senza tutele.
Candiani ha lavorato per un anno tra le miniere a cielo aperto e le jama, i cunicoli che inseguono le vene di carbone nel sottosuolo. Un lavoro pericolosissimo, che fa morti ogni anno.
Eppure è «il miglior peggior lavoro del mondo»: una frase, detta da un minatore, che illumina un’esperienza che sfugge ai luoghi comuni, perché in un Paese devastato dalla guerra, dal nazionalismo, dalla demolizione dello Stato il lavoro in miniera può essere più dignitoso di quello in un bar o in fabbrica.
Questo scenario inimmaginabile, ricco di vitalità, è raccontato da Candiani in un bel libro, “Vasche e martello”, che nel titolo ironizza sul passato comunista jugoslavo e sull’inventiva dei minatori, che hanno trasformato vecchie vasche da bagno in strumenti di lavoro nei cunicoli.

La storia di Gianluca Candiani, dei minatori illegali, di “Vasche e martello” sarà al centro dell’incontro a Materia Spazio Libero il 17 marzo 2026, alle 21. Qui il link per prenotarsi.
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