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Gallarate, quattro contrade e una sfida lunga decenni: le storie della Rama di Pomm

Annalisa Colombo, Daniele Passerini e Daniela Garavaglia ospiti di Radio Materia ripercorrono le origini della festa che tiene unito il quartiere di Madonna in Campagna e raccontano rivalità, volontari e futuro del Palio

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Dalla peste del Seicento alle sfide tra contrade, la Rama di Pomm racconta a Radio Materia (qui il programma dell’edizione 2026) una tradizione che da secoli accompagna Gallarate e, in particolare, il quartiere di Madonna in Campagna. Ospiti di Orlando Mastrillo a Soci All Time sono stati Annalisa Colombo, Daniele Passerini e Daniela Garavaglia, che hanno ripercorso la storia del Palio, le sue rivalità e il lavoro fatto per coinvolgere le nuove generazioni. La trasmissione di Radio Materia, realizzata in collaborazione con CSV Insubria per raccontare le associazioni del territorio, ha permesso di entrare dietro le quinte di una festa che unisce devozione religiosa, memoria popolare e una buona dose di competizione.

Le radici risalgono al Seicento e alla peste che colpì anche Gallarate. Secondo la tradizione, gli abitanti si rivolsero alla Madonna venerata in una piccola cappella di campagna, facendo voto di ricordare ogni anno la fine dell’epidemia. Da quella storia nacque il legame con il Santuario di Madonna in Campagna e la tradizione dell’offerta delle cere da parte del sindaco e delle autorità cittadine.

Perché si chiama Rama di Pomm

Anche il nome della festa porta con sé una storia tramandata nel tempo. “Rama di Pomm” significa ramo di mele e richiama la leggenda della fioritura di un ramo nei pressi della cappella in concomitanza con il miracolo. Da qui sarebbe nata l’usanza di infilzare le mele sui rami spinosi della gledizia, conosciuta anche come spina di Cristo, per offrirle alla Madonna. La componente religiosa della ricorrenza ha attraversato i secoli. Durante la pandemia di Covid, hanno ricordato gli ospiti di Social Time, la tradizione è proseguita con una celebrazione all’aperto in viale Milano.

Il Palio vero e proprio è invece molto più recente. La parte ricreativa della festa nasce nel secondo dopoguerra, tra il 1947 e il 1948, quando gli abitanti di Madonna in Campagna decidono di affiancare alle celebrazioni religiose un momento popolare e goliardico.

Gialli, Rossi, Blu e Verdi: Gallarate si divide in quattro contrade

Il quartiere viene così suddiviso nelle quattro contrade che ancora oggi si contendono il Palio. Ci sono i Gialli, i “privilegiati dal Campanin”, quelli che abitano vicino alla chiesa e al campanile. I Rossi sono invece i “cittadini della campagna”, nella zona rivolta verso il centro di Gallarate. I Blu, i “Drizuni dal tirassegni”, rappresentano l’area attorno al tiro a segno, mentre i Verdi, i “paesan quadar”, identificano la parte storicamente più agricola. L’appartenenza non è soltanto simbolica. Il regolamento stabilisce criteri precisi per poter gareggiare, legati alla residenza attuale o passata nel quartiere e ai rapporti familiari con chi vi abita o vi ha abitato. Una regola che serve a mantenere forte il rapporto tra il Palio e Madonna in Campagna.

Dal tiro alla fune alla petanca, quando la rivalità arriva al millimetro

Quando iniziano le gare, però, la storia lascia spazio alla competizione. Le quattro contrade si affrontano senza alleanze e con rivalità particolarmente sentite. Tra le prove che hanno caratterizzato il Palio ci sono il tiro alla fune, le corse, il gioco delle mele, la petanca e la corsa degli asini. Proprio la petanca restituisce bene il clima della manifestazione. Durante la puntata sono state ricordate discussioni durate anche parecchi minuti per stabilire quale boccia fosse più vicina al pallino, con misurazioni effettuate praticamente al millimetro.

Non va meglio con le carte. Per evitare qualsiasi suggerimento tra compagni di squadra viene utilizzata una paratia che impedisce ai giocatori di guardarsi e compare persino un “gentiluomo”, figura neutrale incaricata di distribuire le carte.  Alla competizione si accompagna da sempre la goliardia. La corsa degli asini ha visto negli anni concorrenti presentarsi in abito elegante con valigetta e ombrello, altri trasformarsi nel Grande Puffo accompagnati da una banda di ottoni e altri ancora scegliere costumi da Superman o sombreri messicani.

Una festa costruita dai volontari

Dietro quei giorni di festa c’è però un lavoro che dura molto più a lungo. Il comitato dell’associazione conta una ventina di componenti e durante la manifestazione la macchina organizzativa può arrivare a coinvolgere una cinquantina di volontari. C’è chi si occupa della burocrazia, chi cerca gli sponsor, chi prepara il campo di gara e chi pensa agli addobbi. Ci sono poi le donne del quartiere che realizzano a mano le coccarde.

Anche il gagliardetto racconta quanto la tradizione sia custodita con attenzione: l’originale, ricamato a mano, è conservato in una teca all’interno del Santuario, mentre durante il Palio viene utilizzata una riproduzione.

Il futuro della Rama di Pomm comincia dai bambini

Oggi una delle sfide principali è trasmettere questa storia a chi non l’ha vissuta. Madonna in Campagna è cambiata: il quartiere è cresciuto, la popolazione è diventata più eterogenea e il dialetto, un tempo parte della quotidianità, è parlato sempre meno. Per questo l’associazione ha scelto di partire dai bambini. Nelle scuole dell’infanzia i volontari raccontano la storia della Rama di Pomm, costruiscono insieme ai piccoli il tradizionale ramo con le mele e organizzano un Mini Palio con giochi e un piccolo gagliardetto come premio.

Il passaggio generazionale avviene anche all’interno delle contrade. Tra gli esempi raccontati durante la trasmissione c’è quello dei Verdi, dove due giovani capicontrada hanno riunito nuovi ragazzi e organizzato anche allenamenti di tiro alla fune durante l’anno. In questo modo il Palio continua a essere non soltanto il ricordo di una Gallarate di altri tempi, ma un’occasione per incontrarsi e costruire relazioni nel quartiere di oggi. Ed è forse proprio qui che una tradizione nata secoli fa trova la sua ragione per continuare.

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Pubblicato il 23 Settembre 2026
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