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Blackberry on ice

Quando la passione si trasforma in ossessione: a furia di inseguire il sogno di una franchigia NHL, Jim Balsillie perse di vista obiettivi e concorrenti della sua azienda. E perse la sfida con iPhone

alla balaustra blackberry on ice

(d. f.) Settimo appuntamento con la terza serie di “Alla Balaustra”, la rubrica ideata e scritta da Marco Giannatiempo, curata dalla redazione sportiva di V2 Media/ VareseNews e dedicata alla cultura e alle storie dell’hockey su ghiaccio. Compresa quella di un imprenditore sulla cresta dell’onda che, ossessionato dal suo sport preferito, non si accorse che la sua azienda stava per ricevere il colpo di grazia dalla concorrenza. Questa è la storia di Jim Balsillie, il “signor Blackberry”, che alla fine non riuscì a entrare nella NHL. “Alla balaustra” ha cadenza quindicinale e viene pubblicata il primo e terzo (ed eventualmente quinto) lunedì pomeriggio di ogni mese. I venti racconti delle prime due stagioni e il box con le puntate trasformate in podcast sono disponibili in fondo all’articolo.

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Sono le 13:15 del 21 novembre 2014, il Presidente Barack Obama sale a bordo del Marine One, l’elicottero presidenziale che ha il compito di portare l’uomo più importante al mondo della Casa Bianca all’Air Force One. Passano pochi secondi e i rotori si fermano, innescando la procedura di sicurezza; i giornalisti vengono fatti allontanare, la guardia personale del Presidente circonda il mezzo e due agenti lo riportano all’interno dello studio ovale. Passano due minuti e Obama torna verso l’elicottero, sorride e rivolgendosi ai giornalisti esclama «Non vi è mai capitato di dimenticare qualcosa!?». Tra le mani stringe il suo prezioso BlackBerry, prodotto dal primo operatore nella telefonia a livello globale, un vero e proprio status symbol.

Dietro al successo di BlackBerry c’era Jim Balsillie uomo d’affari e filantropo canadese, noto proprio per essere stato l’ex presidente di Research In Motion (RIM), l’azienda che ha sviluppato BlackBerry: ovvero il precursore degli smartphone moderni, re incontrastato del mercato “business” fino all’avvento dell’iPhone. Il successo di BlackBerry è merito della sua mente finanziaria e dell’approccio aggressivo, che ha stravolto il concetto di “telefono”.

Oltre al business, Jim aveva una grande passione, di quelle contro cui non puoi combattere: l’hockey su ghiaccio, sport a cui ha giocato a lungo, ma senza mai andare oltre le squadre amatoriali. Altre due caratteristiche di Balsillie sono state i soldi, una montagna di soldi, e il suo potere, elementi utili per realizzare il suo sogno più grande: comprare una squadra di NHL e portarla Hamilton, nel “suo” Ontario.

Ecco. Forse passione non è la parola giusta, la sua era più una ossessione, viste le ampie zone di grigio entro le quali il manager opererà. Tra queste l’accusa di aver utilizzato fondi dell’azienda per creare le condizioni ed i presupposti utili per facilitare l’acquisto della franchigia. Nel mirino dell’imprenditore c’erano prima i Pittsburgh Penguins, poi i Nashville Predator: entrambe infatti non navigavano in buone acque, economicamente parlando, ma il colpo lo si poteva fare con gli Arizona Coyotes, praticamente in bancarotta. Balsillie  decise – siamo nel 2009 – infatti che era quella la squadra giusta, e che l’avrebbe spostata dai caldi deserti americani a un contesto più congruo, le fredde lande canadesi di Hamilton.

La sua strategia, che funzionava perfettamente nel mondo della tecnologia, aveva un suo mantra: «Entra in un mercato, dominalo, muoviti velocemente e chiedi perdono dopo». Come primo step Balsillie si assicurò un contratto di locazione di 20 anni per il “Copps Coliseum”, lo stadio del ghiaccio ad Hamilton, nel quale mise una parte di capitale, assicurando investimenti milionari per il futuro: doveva essere la casa della sua nuova franchigia, con tanto di sky box, lounge e servizi all’avanguardia.

In parallelo il manager si divideva tra tribunali fallimentari e la sede di Phoenix degli Arizona Coyotes, mettendo la stessa forza con cui aveva spinto in alto il suo impero finanziario. Ma qualcosa di inatteso stava accadendo, Apple aveva nel frattempo lanciato il suo iPhone, un dispositivo che non aveva tasti fisici ma un’anima incredibilmente intuitiva. Forse Jim fu il primo ad accorgersene, comprendendo che il suo impero era arrivato al capolinea e stavolta se ne era accorto troppo tardi. Le cose non andavano meglio in NHL, visto che Gary Bettman, il Commissioner della lega, aveva un piano ben preciso rispetto alla stabilità delle franchigie americane, e non avrebbe mai concesso l’ingresso di figure come Balsillie, definito senza mezzi termini “uno squalo”, nel suo ambiente.

Elementi questi che generarono un incredibile cortocircuito, con Jim Balsillie che perse la sua azienda proprio a causa della sua smodata passione per l’hockey su cui concentrò tutte le sue forze, ignorando il rivale Apple. La sua aggressività, irascibilità e foga, che erano state il motore del successo di BlackBerry contro tutti i giganti, non ebbero presa in un ambiente essenzialmente chiuso al cambiamento come quello della NHL, e tutte le sue battaglie finirono in nulla di fatto.

Oggi Balsillie è un filantropo che si concentra sulla governance e l’innovazione. Ha imparato, forse, che i modelli di business non sono sempre sovrapponibili. Il suo posto nella storia resta quello di un visionario che, prima di tutti, ha messo il mondo in tasca all’umanità, ma è anche quello che, per un sogno di ghiaccio, ha fatto naufragare un impero. 

ALLA BALAUSTRA – Leggi le puntate precedenti

IL PODCAST – “Dalla Balaustra” è anche un podcast trasmesso su Radio Materia e disponibile sulle principali piattaforme di ascolto. Nel box sottostante trovate tutte le puntate pubblicate fino a ora.

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Pubblicato il 19 Gennaio 2026
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