Svezzamento dei suini: piccoli accorgimenti che fanno la differenza
Lo svezzamento non è una semplice procedura di spostamento, ma un evento traumatico che impone all'animale un adattamento fisiologico radicale
Chi opera nel settore dell’allevamento suini sa bene che il successo di un intero ciclo produttivo si decide spesso nello spazio di pochi giorni: quelli che coincidono con il distacco dei suinetti dalla madre. Lo svezzamento non è una semplice procedura di spostamento, ma un evento traumatico che impone all’animale un adattamento fisiologico radicale. In poche ore, il cucciolo cambia ambiente, incontra altri simili e, soprattutto, deve modificare il proprio metabolismo passando da una dieta liquida a una solida.
Questa “tempesta perfetta” rischia di generare un blocco della crescita che, se non gestito correttamente, l’animale non recupererà mai del tutto nelle fasi successive. In tale scenario, l’introduzione di un mangime per svezzamento suini ad alto valore biologico diventa uno strumento tecnico indispensabile per colmare il divario immunitario e digestivo che si crea in questa fase.
Il rischio del digiuno e l’integrità intestinale
La principale sfida per l’allevatore è contrastare la naturale tendenza del suinetto all’anoressia post-svezzamento. Il passaggio da un alimento caldo, dolce e facilmente assimilabile come il latte materno a una razione solida comporta spesso un rifiuto iniziale. Il problema non è solo il calo di peso: il digiuno prolungato provoca in tempi rapidissimi l’atrofia dei villi intestinali, riducendo la capacità di assorbimento dei nutrienti e lasciando campo libero alla proliferazione di patogeni come l’Escherichia coli.
Mantenere l’intestino sano e attivo è la priorità assoluta. Per questo motivo, la transizione alimentare non può essere improvvisa. È necessario abituare gradualmente il sistema enzimatico dell’animale, ancora immaturo per digerire amidi complessi e proteine vegetali, attraverso l’uso di alimenti “prestater” altamente digeribili e appetibili, che stimolino la curiosità e l’ingestione precoce già sotto scrofa o nelle primissime ore di arrivo nel nuovo box.
La gestione ambientale: temperatura e acqua
Tuttavia, anche la migliore strategia nutrizionale fallisce se il contesto ambientale non è idoneo. Un errore frequente riguarda la gestione del microclima: venendo meno il calore materno, il suinetto ha bisogno di temperature ambientali elevate (intorno ai 26-28°C) e costanti. Se l’animale sente freddo, tende ad ammassarsi con i compagni per termoregolarsi, riducendo le visite alla mangiatoia e sprecando energia preziosa che dovrebbe invece dedicare alla crescita.
Ancora più critico è il ruolo dell’acqua. Spesso si dimentica che un suinetto che non beve è un suinetto che non mangia. Gli animali abituati alla suzione possono non riconoscere immediatamente i beverini metallici o a succhiotto; per questo, nei primi giorni, è strategico facilitare l’accesso idrico utilizzando tazze supplementari o lasciando gocciolare i beverini per attirare l’attenzione. Garantire un’idratazione abbondante è il prerequisito fisiologico affinché l’animale possa iniziare a ingerire e processare la sostanza secca.
La nutrizione come ponte verso l’ingrasso
L’approccio vincente risiede quindi nell’accompagnare la fisiologia dell’animale senza forzature. L’alimentazione solida deve essere proposta in modo frequente e in piccole quantità, per mantenere il mangime sempre fresco e attraente, evitando fermentazioni in mangiatoia che scoraggerebbero il consumo.
Scegliere formulazioni che includano ingredienti trattati termicamente (fioccati o estrusi) e fonti proteiche nobili aiuta a prevenire disturbi e diarree, permettendo al sistema digerente di maturare gradualmente.
Uno svezzamento condotto con attenzione ai dettagli, in cui nutrizione e management lavorano in sinergia, porta ad avere animali sani e robusti, ponendo le basi per una vita dell’animale lunga e con ritmi regolari.
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