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Quanto è costato al Comune lo sgombero dei sinti?

Finora 167mila euro, ma la giunta adesso conta di recuperare dalle famiglie sinti circa 90mila euro. Il sindaco polemizza con i giornalisti: "Diffondete panzane"

Abbattute le ultime casette al campo sinti di Gallarate

Quanto è costato al Comune di Gallarate lo sgombero dei sinti? La domanda è aperta ormai da quattro mesi, dall’allontanamento delle famiglie da via Lazzaretto.

Il tema è oggetto di scontro tra opposizione e maggioranza. Ma non solo: il sindaco Andrea Cassani se l’è presa anche con i giornalisti «che diffondono panzane», oltre che con l’opposizione. Riferimento al calcolo fatto nelle settimane scorse dal quotidiano La Prealpina, ma non solo, visto che anche i partiti e l’avvocato Pietro Romano avevano diffuso dati che parlavano di 200mila euro (su VareseNews ne parlavamo qui).

Ora, Cassani mette in fila diverse voci di spesa, in una tabellina che distingue due voci: quel che sarà addebitato ai sinti e quel che sarà sicuramente a carico dell’ente Comune. Nella prima categoria rientrano le spese per carro attrezzi, il trasporto di beni mobili, il ripristino dell’area (la voce più consistente). Mentre nella seconda voce – a carico della colettività gallaratese – restano i contributi per il trasferimento, alcune spese minori, l’accoglienza in hotel, voce più consistente per quasi 64mila euro (mentre non è conteggiata la successiva, prevista sistemazione in case d’emergenza di proprietà del Comune).

Totale: a carico del Comune ci sono 76.331 euro, «esattamente all’interno della finestra che avevo indicato in consiglio comunale». Mentre le famiglie sinti dovrebbero pagare  91.534,74 euro di spese. «Proveremo a riprenderci tutto» assicura Cassani. Il sindaco ha sempre fatto conto sulla presenza di beni mobili e immobili che potranno essere aggrediti, ad esempio alcuni autoveicoli e un edificio ad Albizzate. Sono una quindicina le famiglie coinvolte, ognuna avrà una sua quota di debito verso il Comune.

Le obiezioni dell’avvocato Pietro Romano

Critico sui conti è l’avvocato Pietro Romano: «Peccato che al conto manchi la delibera numero 759 del 26 novembre di 44mila euro che ha secretato, una delibera che non ha reso pubblica». Romano è convinto che si tratti di una spesa che non rientra all’interno delle altre voci indicate da Cassani nella sua tabella. «Il sindaco deve smetterla di prendere in giro».

Al di là di questo, poi, Romano attacca sull’effettiva possibilità di recuperare le cifre dalle famiglie: «Accusa tutti di dire il falso: ma dal 3 al 7 gennaio i servizi sociali hanno fatto i colloqui con le famiglie. E le 17 famiglie sono nella graduatoria delle case d’emergenza come nullatenenti, nei primi posti della graduatoria. E allora da dove li recupera?».

Si vedrà, la vicenda è sempre sotto i riflettori e quindi a un certo punto si capirà come torneranno i conti.

Cassani replica a Romano

La delibera da 44 mila euro del 26 novembre 2018? «Non è una delibera, ma una determina, l’atto tecnico conseguente alla delibera di giunta del 17 ottobre» dice il sindaco Cassani, replicando alle parole dell’avvocato Romano. E quindi si tratta di una somma che già rientra nella cifra già inserita da Cassani nello “specchietto” mostrato anche nel video Facebook.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 05 Marzo 2019
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