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In un mondo molto incerto l’industria varesina si mantiene stabile

Nonostante le tante tensioni mondiali, culminate con il Coronavirus, l'indagine congiunturale di Univa rivela che il sistema industriale provinciale non ha tirato i remi in barca. Roberto Grassi (presidente di Univa) incalza la politica: «C'è una continua contrapposizione che va avanti per like più che per programmi del governo. Gli investimenti stranieri hanno bisogno di un quadro chiaro per capire quali siano le regole del gioco»

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La crisi iraniana, il coronavirus in Cina, le tensioni in Libia, la Brexit, la guerra commerciale tra Usa e Cina, le presidenziali americane. Paola Margnini, responsabile dell’ufficio studi di Unione industriali della provincia di Varese, elenca come in un rosario gli eventi negativi che caratterizzano questo momento storico, scenari che hanno già avuto o avranno ricadute sull’economia globale. Nonostante questo inizio d’anno a dir poco critico, l’indagine congiunturale del quarto trimestre del 2019, effettuata su un gruppo campione di 142 imprese per un totale di 10.098 addetti, rivela che il sistema industriale varesino non ha tirato i remi in barca.

Se il 33,5 % delle imprese intervistate ha dichiarato di aver avuto una riduzione della produzione, il 28,4% un aumento  e il 38,2% una sostanziale stabilità, rispetto al trimestre precedente, le previsioni per il primo trimestre del 2020 indicano una stabilità per il 56,2%, un aumento per il 27,1 % e un calo per il 16,7%. Il vero termometro della fiducia degli imprenditori sono però gli investimenti: nel 2019 il 74% delle imprese intervistate ha investito, per un buon 50% in digitalizzazione e principalmente in Italia. Un orientamento che Vittorio Gandini, direttore di Univa, sostiene essere direttamente legato «al dna delle nostre imprese».

Non ci si trova di fronte a un’esplosione di ottimismo, ma il contesto internazionale e anche quello interno, entrambi molto incerti, sembrano non aver azzerato la fiducia degli imprenditori del territorio. A confermare questa tendenza c’è il dato degli ordinativi che fa registrare un + 9,5% nel saldo delle risposte. Complessivamente il 34,4% delle imprese intervistate ha segnalato una crescita , il 40,8% ha detto di essere in linea con il trimestre precedente, mentre il 24,9% ha avuto una riduzione. «Siamo partiti in salita – ha detto Roberto Grassi presidente di Univa – perché in Italia continua a perdurare un clima anti impresa, basti guardare ai provvedimenti sulla sugar tax e sulla plastica. La politica è in continua campagna elettorale e non dà un minimo di prospettiva di fronte a un rallentamento evidente dell’economia con un Pil prossimo allo zero».

Tra i settori che segnano il passo ci sono quello metalmeccanico: il 36,3% degli intervistati ha dichiarato un calo della produzione, legato per lo più al rallentamento della Germania, uno dei principali mercati di sbocco, soprattutto nel settore automotive, e  il chimico-farmaceutico con il 56,9%. Bene la moda-abbigliamento che per l’80% delle imprese interpellate ha avuto un aumento di produzione, sostanzialmente stabile la gomma-plastica.

Non deve trarre in inganno il dato dell’export che si attesta su 7,2 miliardi di euro facendo segnare un -8,6% che risente del dato del settore aeronautico la cui riduzione va letta nell’arco di almeno due anni. Il saldo della bilancia commerciale si mantiene positivo a quota 2,1 miliardi di euro.
Aumenta la cassa integrazione con oltre 6milioni e 340 mila ore autorizzate nel corso del 2019, con un aumento del + 7,8% rispetto al 2018.

IL RUOLO DI UNIVA
Secondo i vertici di Univa, bisogna mettere al centro l’impresa, secondo tre macrolinee: internazionalizzazione, innovazione e sostenibilità. «Le imprese si devono porre al centro della catena globale del valore – ha sottolineato Grassi -. In quest’ottica Malpensa deve essere un valore e non un problema, ma occorre fare un investimento infrastrutturale su tutto il territorio perché arrivare a Malpensa non basta. Sull’innovazione e la trasformazione digitale i giovani sono la grande risorsa. Univa è presente nelle cinque fondazioni Its, nell’Università Liuc, in generazione d’industria, Pmiday ed Eureka riservato alle scuole elementari. Con Univa servizi e la Business school della Liuc favoriamo lo sviluppo e il trasferimento delle  competenze. L’impresa è un luogo di inclusione sociale e di creazione di valore e benessere diffusi. È per questo motivo che la sostenibilità deve essere declinata contemporaneamente in tre direzioni: economica, ambientale e sociale».

L’INCERTEZZA ITALIANA FA MALE ALL’INDUSTRIA
Gli industriali varesini, come il mondo dell’impresa in genere, non gradiscono l’atteggiamento della politica. Un’insofferenza che arriva da più parti e da diversi “pulpiti” a cui si aggiunge una costante richiesta di una politica industriale degna di questo nome e più certezza sulle regole. «C’è una continua contrapposizione che va avanti per like più che per programmi del governo – ha concluso il presidente di Univa – Questa situazione allontana gli investimenti stranieri che hanno bisogno di un quadro chiaro per capire quali siano le regole del gioco. La nostra è una provincia che pullula di Pmi che vivono di fornitura e subfornitura di valore, imprese che sono strategiche per le multinazionali. Aziende come Leonardo e tutto il Cluster aerospaziale lombardo richiedono un modello di business tridimensionale: non si tratta più di un semplice rapporto tra cliente e fornitore ma si instaura una relazione trasversale che crea nuove opportunità per le imprese».

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it
Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.
Pubblicato il 10 Febbraio 2020
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