«Intolleranza vaccino contro le mafie»: spezzare il racket si può

Le parole del prefetto Anna Porzio, commissario straordinario del Governo a Varese per una tavola rotonda sulla legalità

Avarie

Ndrangheta: su 267 cittadini di Lonate Pozzolo che hanno risposto ad un questionario anonimo del Comune sulla criminalità organizzata, il 13 per cento ha affermato che non denuncerebbe (racket, reati, soprusi) per paura.

Più di un cittadino su dieci terrebbe la bocca chiusa, senza rivolgersi all’unico soggetto in realtà in grado di proteggerlo, cioè lo Stato. Quando si parla di racket, usura, criminalità organizzata in generale, il “fai da te“ non è contemplato perché troppo forti sono le forze in campo. Persino lo Stato, rappresentato nella tavola rotonda di oggi da moltissimi interlocutori prestigiosi tra i quali però spiccava il prefetto Anna Porzio, Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento iniziative antiracket ed antiusura per la prima volta a Varese, persino lo Stato in alcune zone del Paese da solo, non ce la fa.

Ha bisogno dei suoi figli più onesti, la Repubblica, cittadini per bene che non si chinano, non si abbassano all’illegalità e vivono magari con la paura, ma con la consapevolezza di essere nel giusto, cioè dalla parte della legge.

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«La ricetta della criminalità organizzata fa leva sull’atteggiamento di indifferenza e superficialità. Per questo bisogna essere intolleranti a ‘ndrangheta, camorra o cosa nostra», ha spiegato il Anna Porzio, perché «l’usuraio di quartiere esiste ancora, si presenta benissimo, è l’amico che ci spinge nelle mani di chi rovina la vita nostra e dei nostri cari e che fa cadere tutta l’economia sana, e si espande, come il Coronavirus».

Paragoni che nulla hanno a che vedere con la suggestione almeno ascoltando le parole di chi è riuscito ad uscirne, nell’importante tavola rotonda ospitata dall’aula magna dell’Università dell’Insubria e organizzata da dall’associazione ”S.O.S. Italia Libera” e dal titolo eloquente: ’‘Mafia e antimafia al nord, mai più soli contro il pizzo”.

Ne hanno parlato anche Riccardo De Corato, assessore alla Sicurezza Regione Lombardia; Monica Forte, presidente della Commissione Antimafia Regionale Lombardia; Davide Galimberti, sindaco di Varese e appunto la collega Nadia Rosa di Lonate Pozzolo.

All’incontro era presente anche Paolo Bocedi, l’imprenditore simbolo di questa lotta che è presidente dell’associazione e ha raccontato la sua esperienza ricordando l’importanza del coinvolgimento di cittadini nel far passare il concetto che lo Stato c’è, esiste e protegge chi è in difficoltà: «Io stesso ne sono la prova vivente. Oggi ho un negozio e un capannone solo grazie allo Stato e alla fiducia nei confronti dello Stato», ha detto.

Sulla necessità da parte delle istituzioni della cultura e del sapere nel far da cassa di risonanza a questi eventi si è espresso anche il rettore dell’ateneo insubrico, il professor Angelo Tagliabue.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 07 Febbraio 2020
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